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Manifestazione “No al ponte”, stessi numeri di sempre

Manifestazione “No al ponte”, stessi numeri di sempre. Ma chi persevera nel sottosviluppo non ci rappresenta. di Fernando Rizzo

La Questura dice che a sfilare fossero non più di 5000 persone, i manifestanti dicono 10.000. Ma il numero sarebbe comunque esiguo nell’uno e nell’altro caso, per un corteo che si è definito “nazionale” con una organizzazione durata 3 mesi.
La democrazia non la si esprime nelle manifestazioni di piazza ma nelle urne. “Piazze piene ed urne vuote” diceva Nenni. E “i voti si contano e non si pesano” faceva eco Andreotti.
Le regole costituzionali della nostra Carta, basate sulla democrazia partecipata, dicono che il consenso si manifesti con il voto elettorale. Regola da noi accettata anche quando questa per due legislature, ci ha penalizzato, con governi che hanno negato diritti fondamentali di uguaglianza sostanziale tra Nord e Sud del Paese, sopprimendo le infrastrutture strategiche. Mentre oggi il Ponte sullo Stretto è tornato con legge ad essere riconosciuto “opera prioritaria e di preminente interesse nazionale” e le parti in gioco stanno rispettando tutte le scadenza per iniziare i lavori entro il 2024.
Del resto i numeri del corteo, con circa la metà dei partecipanti provenienti da fuori Messina, raccontano della marginalità del popolo del No, e ripropongono null’altro che la irrilevanza della loro posizione espressa dalle urne sia in campo locale che nazionale.
Da due legislature consiliari gli “ex accorintiani” messinesi, con verdi e sinistra italiana, non riescono ad esprimere un consigliere comunale, come del resto il M5S. E il Pd due consiglieri con i suoi 6.400 voti. Per non dire della lista Sturniolo che ha raccolto 1136 voti. Eccetto Sturniolo tutti i candidati a sindaco erano favorevoli al ponte e alcuni, come Basile e Croce, lo hanno persino inserito nel loro programma elettorale.
A livello nazionale invece il centro destra ha incluso al secondo punto del programma il “Potenziamento della rete dell’alta velocità per collegare tutto il territorio nazionale dal Nord alla Sicilia, realizzando il ponte sullo Stretto”. E ha ottenuto la maggioranza assoluta dei seggi parlamentari.
Dai dati aggiornati al 31.08.2023 i residenti a Messina sono 217.583 (già 7.000 in meno rispetto allo stesso periodo di un anno addietro, una catastrofe).
Se pure, nell’ipotesi migliore, fossero stati presenti al corteo 5.000 messinesi sarebbero il 2,3% della popolazione residente, e per gran parte cittadini provenienti dalle aree di Ganzirri e Torre Faro di cui una parte interessata ai lavori del ponte.
E ciò malgrado la presenza di circa 70 sigle tra partiti di opposizione come il PD, il M5S, Sinistra Italiana, Europa Verde, la CGIL, e poi WWF, Lega Ambiente, Italia Nostra, e decine di altri comitati.
Ecco perché questi manifestanti che insultano se stessi con gli slogan in cui siciliani e calabresi sono tutti mafiosi, o coinvolgono comunicatori che auspicano un nuovo terremoto che riduca Messina e Reggio in due cimiteri, che si oppongono alla metropolitana tra Messina e Reggio Calabria, ad un attraversamento ferroviario e stradale in 3 minuti, allo sviluppo dei porti, delle autostrade, delle ferrovie, in una parola al lavoro ed alla crescita di uno dei territori più poveri d’Europa, non ci rappresentano ora e non ci rappresenteranno mai.
avv. Fernando Rizzo
Presidente Rete Civica per le infrastrutture
nel Mezzogiorno

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