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I genitori picchiano gli insegnanti? Rieduchiamoli! di Basilio Caruso

I genitori picchiano gli insegnanti? Rieduchiamoli! di Basilio Caruso

Dopo avere appreso dagli organi di informazione dell’aggressione subita da un insegnante di Palermo da parte dei genitori di uno studente, ormai diventata quasi consuetudine, ho fatto l’ennesima riflessione su questa problematica, di grande rilevanza sociale. 

Parto dalla constatazione banale che la famiglia, insieme alle istituzioni scolastiche, è il principale attore nell’educazione e nella formazione delle nuove generazioni. La scuola ha tante pecche, ma troppe volte a non essere in grado a svolgere il proprio ruolo, purtroppo è la famiglia. Questo ormai è, da tempo, ampiamente provato. Mentre in passato c’era l’alleanza naturale tra la famiglia e la scuola, grazie alla quale l’utente da formare quando sbagliava si sentiva indifeso e quindi meno refrattario a ricevere le buone prassi educative e pedagogiche, oggi l’asse della nuova alleanza è quello tra genitori e figli, arrivando a vedere l’istituzione scolastica non come soggetto utile per far crescere bene l’educando, ma come un corpo estraneo, che non dovrebbe interferire con la maleducazione che troppe volte vede protagonisti i giovani. 

Ovviamente, con il mio breve e modesto ragionamento, non voglio generalizzare, perché ci sono anche tanti genitori all’altezza del loro compito, come c’è personale educativo e docente, altamente specializzato e molto professionale, che riesce a coniugare rigore ed autorevolezza, con l’insegnamento pedagogico di Don Bosco. 

Fatte queste brevi considerazioni, tornando all’ultimo terribile fatto di cronaca di cui ho fatto cenno in premessa, credo che bisogna trovare soluzioni forti e radicali, che non possono concludersi con una alquanto improbabile condanna penale per lesioni per quei genitori, ma ritengo che oltre a questo, sempre ammesso che ci sia, bisognerebbe avviare una valutazione sulla capacità genitoriale di quelle persone, non solo per dare una lezione esemplare, che, ripeto, non è quella penale, ma dovrebbe essere attivata una valutazione da parte del Tribunale dei minorenni, per capire se tali soggetti possano continuare a crescere i loro figli ed esercitare la patria potestà, oppure no. Perché, in una vicenda del genere, anche se non si vedono subito, gli effetti negativi maggiori, ancorché gravi, non sono quelli subiti dal professore, ma conta molto di più ciò che ha recepito l’alunno. Egli nella vicenda ha ricevuto elementi che faranno parte del processo cognitivo, dal quale dipenderà una parte significativa della sua personalità da adulto. Infatti il minore, imitando i comportamenti dei genitori, si è già convinto che non conta l’età delle persone con le quali si ha a che fare, che non conta il ruolo professionale, né quello delle istituzioni, ma nella vita vale solo la propria opinione, i propri bisogni e le esigenze personali, che ogni pretesa, giusta o sbagliata, purché rispondente al proprio punto di vista, deve essere accolta e soddisfatta dagli altri, anche ricorrendo alla violenza. 

La procreazione del genere umano, come in ogni altro essere vivente, è solo un fatto biologico. Educare i figli è ben altra cosa, per la quale non basta l’aspetto biologico che la natura, quasi sempre, concede a prescindere, ma ci vuole ben altro. 

E per stabilirlo, laddove emergono elementi di forte dubbio, come nel caso di specie, devono intervenire le istituzioni a ciò preposte, anche – ricorrendone i presupposti – per avviare un percorso di recupero e di formazione non del ragazzo, ma dei genitori. In caso contrario, bisogna trovare, anche se sono molto dolorose, soluzioni alternative.Ge

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