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A SANTA MARIA DI GESÙ LA SEPOLTURA DI ANTONELLO DA MESSINA

SANTA MARIA DI GESÙ SUPERIORE A RITIRO, LUOGO DI SEPOLTURA DI ANTONELLO DA MESSINA

Lunedì 21 novembre alle ore 10,00, nella Sala Consiglio dell’ex Provincia Regionale si terrà una Conferenza Stampa per raccogliere firme per il sito dove fu sepolto Antonello da Messina. Si tratta degli ultimi giorni dell’iniziativa del FAI (Fondo Ambiente Italiano) “I luoghi del cuore”, rivolta ai siti che meritano di essere rivalutati e riqualificati per la loro importanza storica (scadenza 30 novembre). Si può firmare on-line nel sito “I luoghi del cuore FAI” oppure presso l’ex Provincia, il Comune, nelle scuole. Le relative informazioni verranno rese note attraverso la stampa dopo la conferenza di domani mattina.
FIRMATE TUTTI!

Antonello degli Antoni, detto “da Messina”, nasce nel quartiere dei “Sicofanti” in una casa che sorgeva nel “Cortiglio degli Schiavi”, verso il 1430. Tale zona, oggi, è quella che gravita in via 24 Maggio angolo viale Boccetta, dirimpetto al Palazzo della Cultura. Il 14 febbraio del 1479, minato dalla tisi e infermo a letto ma “sano di mente”, detta al notaio Antonio Mangianti il suo testamento manifestando la volontà di essere sepolto nella chiesa di Santa Maria di Gesù. Il tempio, annesso a un convento di Minori Osservanti, Ordine fondato da San Bernardino da Siena, sorgeva a Ritiro. Già nel 1166 il sito era stato scelto dai Frati Carmelitani per fondarvi il loro primo convento in Sicilia. Nel 1418, scrive Placido Samperi (1644), il beato Matteo Gallo vescovo di Agrigento e compagno di San Bernardino, vi istituiva l’Osservanza cambiando il nome, all’antico complesso Carmelitano, in Santa Maria di Gesù (detto il Superiore per distinguerlo dall’Inferiore che si trovava nell’area oggi occupata dalla scuola “Boer” all’inizio di via Palermo). Qui volle essere sepolto Antonello:”Item volo et mando quod cadaver meum seppelliatur Jn conventu sancte marie de Jesu, cum habitu dictj conventus…”, si legge nel suo testamento scoperto da Gaetano La Corte Cailler nel 1903. Chiesa e convento furono distrutti da alluvioni nel 1855 e 1863 e nuovamente ricostruiti in sovrapposizione a quelli antichi. Nel febbraio del 1989, durante i lavori di sbancamento per la realizzazione di una corsia stradale a valle della palestra comunale e sulla sponda sinistra del torrente San Michele, vennero alla luce cospicue strutture murarie del complesso religioso risalente al 1886, ultima ricostruzione. Dopo un’iniziale interesse e una campagna di scavo condotta dalla Soprintendenza, tutto piombò nel degrado e nell’abbandono e dell’importante area archeologica di Santa Maria di Gesù Superiore non se ne parlò più. Fino a quando un gruppo di benemeriti volontari coordinati da Pippo Previti hanno risanato (e continuano a risanare) l’area ripulendola ed eliminando la rigogliosa ed incontrollata vegetazione spontanea che aveva completamente invaso e reso impenetrabili gli avanzi del complesso religioso. Che scelsero di tornare alla luce, imperscrutabile coincidenza dei numeri, proprio nel febbraio del 1989, esattamente nello stesso mese e 510 anni dopo la conclusione dell’avventura umana di uno dei più grandi pittori che la storia ricordi.     Nino Principato

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