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“Il Paese che non c’è” di Cosimo Recupero

“Il Paese che non c’è” di Cosimo Recupero

Leggo sulla edizione on line di Repubblica di oggi 11 novembre 2016 un’intervista a Vincenzo De Luca, già sindaco di Salerno e oggi Presidente della Regione Campania.

Premetto che considero De Luca uno dei politici più attivi e capaci sulla scena politica italiana e non cambio per questo opinione, nemmeno se alcuni miei contatti che risiedono nella sua zona mi fanno notare che non è tutto oro ciò che luccica.

Tuttavia l’intervista mi induce a fare qualche riflessione. E’ vero: De Luca non le ha mai mandate a dire, e probabilmente questa cosa è uno dei segreti del suo successo. Ma è anche vero che nell’intervista di oggi il suo linguaggio sembra aver preso un colore per nulla rassicurante. Dice della Bindi, con la quale ha avuto modo di scontrarsi, che è roba da ucciderla. Di Salvini dice addirittura che porta sfiga e che quando lo vede si tocca (testuale).

Sinceramente sono sconcertato. Ricordo quando mi candidai per le amministrative nel 2012. Nei comizi anche io non le mandavo a dire, ma riuscivo sempre a tenere la barra dello scontro al centro; ovvero parlavo sempre di fatti politici, mai personali né, tanto meno, di tratti grotteschi dei miei avversari. E che ciò sia vero mi è stato confermato a quel tempo dai miei stessi avversari politici che addirittura mi hanno chiesto, per domenica prossima, di relazionare ad un convegno da loro organizzato sulle ragioni del NO, senza che io mi sposti di un millimetro dalle mie posizioni culturali di centro sinistra.

Scrissi un pezzo qualche settimana fa, sempre su questa testata, intitolato Squadrismo 2.0, nel quale stigmatizzavo i toni che la campagna elettorale stava assumendo, anche grazie alla copertura mediatica data a Renzi e, quindi, ai suoi toni e alle sue invettive personali che hanno finito per spaccare il Paese.

Oggi c’è un popolo che ha preso un abbrivio simile. Se sei per il NO, nella migliore delle ipotesi, fai schifo perché voti con Berlusconi, quello con i cui voti è stato eletto Verdini e con il quale Renzi non si era per niente preoccupato di siglare un patto di ferro in quel del Nazareno, da cui il nome dell’accordo.

Adesso ci si mette persino De Luca ad usare questi toni intimidatori, da casermaccia lurida, da postribolo verbale. Una cosa distante migliaia di anni luce da quello che dovrebbe essere lo stile e l’etichetta degli uomini di Stato.

Personalmente credo che la cosa stia sfuggendo di mano un po’ a tutti. Le urla sgangherate e gli insulti me li aspetto da un Grillo e dai suoi seguaci. Ma se anche il PD, quello del politicamente corretto, si avvia su questo crinale, credo che prima o poi i contenuti dell’agenda politica passeranno sulla sfondo, se non addirittura spariranno del tutto. E se ci si fa caso, il tutto rientra in un disegno i cui autori pensano di poter dominare, ma che in realtà avrà effetti imprevedibili.

 

 

 

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