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VOCI SENZA MICROFONO NEL MONDO CHE CAMBIA

VOCI SENZA MICROFONO NEL MONDO CHE CAMBIA di Gianfranco Fisanotti

Parole di sabbia accendono la curiosità di chi vorrebbe vedere qualche cambiamento che aiuti i cittadini presi dalle tasse ed immersi in crisi politiche spesso incomprensibili. Una di queste parole è un verbo: “faremo”, “vedremo”, come se fosse facile intraprendere azioni utili alla società ad ai cittadini. Sono troppi gli ostacoli all’azione dei singoli, perché prevale sempre la voce di chi si è organizzato in vere e proprie forze politiche. Chi scrive non può certo sfidare le forti correnti di pensiero che dominano la scena sin dai tempi che furono. Così, la libertà viene messa in discussione e siamo tutti in grado di leggere, di scrivere e di tacere. Una cosa, tuttavia, possiamo dirla: non siamo soli in questo insieme di voci – un concerto senza microfoni – che in fondo vorrebbero solo più giustizia sociale, più democrazia, più libertà. Le cose cambiano con il tempo: lo fanno lentamente, ma il passaggio in avanti è inevitabile. Occorre giudizio: bisogna sapere attendere tempi migliori avendo coscienza che il nostro ruolo è quello di semplici osservatori. Il concetto di “cittadinanza” si è perso nel tempo, forse a causa delle troppe comodità di cui godiamo. In definitiva, ognuno può appropriarsi del ruolo che sente di avere e di potere interpretare, senza però pensare di sovvertire l’ordine costituito che, in fondo, è una garanzia contro l’improvvisazione. Vi è ancora chi si stupisce se la voce autorevole del Papa contro la guerra rimane inascoltata. Esistono poteri che prescindono dalla fede e dalle credenze filosofiche, poteri che sfidano il tempo e la ragione per imporsi comunque ed ovunque sia possibile prevalere. Nazioni importanti si contendono la guida economica ed agitano i mercati mondiali restando del tutto indifferenti sia alle convenzioni che agli assetti tradizionali. Alcune potenze mondiali tutelano direttamente i loro interessi economici e strategici senza preoccuparsi di urtare sensibilità e confini che per i Paesi “normali” sono fuori portata. L’Europa appare non solo debole, ma anche incapace di svolgere il ruolo che le spetta nel teatro mondiale: non resta che attendere, sperando che il trascorrere del tempo sospinga tutti verso una maggiore generosità nella gestione di poteri così assoluti. L’Italia, la nostra Italia, può fare la sua parte sostenendo senza incertezze  una  linea di adesione alla pace ed ad una serena convivenza civile impegnandosi in tutte le sedi internazionali;

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