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ASSIST DI ALFANO: “SÌ AD ALTA VELOCITÀ E PONTE”

ASSIST DI ANGELINO ALFANO: “SÌ AD ALTA VELOCITÀ E PONTE”

Il ministro dell’Interno rilancia la realizzazione della Grande Opera. Angelino Alfano ribadisce ancora una volta il proprio impegno a favore del Ponte sullo Stretto di Messina. “Bisogna portare l’Alta velocità a Messina e fare il Ponte sullo Stretto, altrimenti il corridoio Berlino-Palermo bisognera’ farlo a nuoto-  ha detto il ministro dell’Interno  intervenendo all’Assemblea sul Mezzogiorno- sono un convinto assertore del fatto che l’Alta velocita’ deve arrivare nell’estremo Sud. Se vivo a Roma, devo avere le stesse possibilita’ di arrivare in tre ore o poco piu’ a Milano come a Messina”. Sono molteplici le argomentazioni dei sostenitori della tesi che il Ponte di Messina non deve essere realizzato. Fino ad ora le principali obiezioni di natura tecnica, relative alla realizzabilità e alla tenuta rispetto a sollecitazioni sismiche o di forte ventosità, hanno ricevuto delle ampie risposte da parte dei tecnici. Anche le osservazioni sull’impatto ambientale, che erano state enfatizzate a dismisura, talvolta anche in misura palesemente strumentale, hanno ricevuto risposta. Resta da definire la definizione dei costi, non tanto rispetto all’ammontare delle cifre, ma soprattutto per la loro collocazione in un piano di ammortamento che, data la natura dell’opera e la sua collocazione geografica, non può essere allocato all’interno di una visione semplicemente ragionieristica. E questo sostanzialmente per due motivi: il primo è rappresentato dal fatto che il Ponte, oltre al suo importante ruolo funzionale, rappresenta anche un’opera simbolo sulla quale si misurerà la volontà politica dello Stato di incominciare a investire al Sud. Secondo quest’ottica, il Ponte dovrebbe avere quindi una funzione trainante rispetto ad un progetto più complessivo di infrastrutturazione di una parte consistente del Mezzogiorno, capace di stimolare sviluppo economico. La seconda valutazione deve essere determinata da una valutazione prospettica e di medio e lungo termine che non si deve fondare sulla semplice elaborazione dei dati attuali, ma sulla capacità di prevedere anche gli sviluppi degli investimenti massicci che cinesi e stati arabi hanno fatto in Africa allorchè hanno acquistato enormi estenzioni di terreno fertile. Quando la coltivvazione di queste terre entrerà a regime, gran parte della sua produzione, soddisfatte le esigenze dei paesi proprietari,  sarà destinata all’Europa. Potrebbe quindi essere sbarcata al porto di Augusta e, attraverso la rete ferroviaria e autostradale, risalire velocemente verso il Nord. Velocemente se ci fosse il Ponte. In alternativa, anche questo nuovo commercio potrebbe prendere altre strade. Allo stesso modo bisogna immaginare che aumentando nel tempo col crescere del progresso le esigenze di consumo delle popolazioni africane di prodotti indutriali e tecnologici lo stesso porto di Augusta (ma anche quelli di Pozzallo, Catania, Messina, Siracusa) potrebbe essere utilizzato come base per imbarcare “carichi di ritorno” verso paesi africani o orientali. Queste sono alcune delle motivazioni che coloro che hanno la responsabilità di assumere una decisione sul Ponte, dovranno tenere in conto. C’è un’alta possibilità: quella di rinviare ancora ogni decisione vera, operativa. Ma questo significherebbe  rinunciare alle opportunità che il raddoppio del canale di Suez e la ritrovata centralità del ruolo del Mediterraneo nell’economia internazionale offrono alla Sicilia.

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