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La società incivile di Cosimo Recupero

La società incivile di Cosimo Recupero

 

Ieri pomeriggio mia madre e io guardavamo il telegiornale. Mentre la giornalista parlava, sullo schermo scorrevano, alternandosi, le immagini di Hillary Clinton e Donald Trump. Mia madre, che non ama la politica al punto che, fosse per lei, non andrebbe nemmeno più a votare, ha notato le differenze fra i due candidati alla presidenza degli Stati Uniti.

Della Clinton ha notato la maggiore solidità personale, l’approccio da politico navigato, la determinazione di chi crede in ciò che sta facendo, anche se sta solo passando un messaggio elettorale che poi si scontrerà con la realpolitik, costringendola a cambiare rotta su molte cose e disattendendo molte promesse.

Di Trump invece quella santa donna che mi ha generato (per non ripetere “mia madre” per la terza volta)  ha notato la grossolanità gestuale, una certa approssimazione e l’approccio di chi considera la vittoria e l’ingresso alla Casa Bianca come uno dei tanti “successi” da inserire nel proprio carniere.

Proprio ieri Barack Obama ha attaccato il miliardario perché, alle tre di notte, si era messo a twittare, inveendo scompostamente contro un giornale che si era permesso di scrivere su di lui con toni ironici. Il Presidente in carica ha inteso mettere in guardia gli americani, facendo notare loro che è pericoloso mettere i codici nucleari nelle mani di uno che perde le staffe per una vignetta satirica o qualcosa del genere.

Personalmente condivido questa impressione e, conseguentemente, dichiaro che se fossi stato un elettore USA avrei votato per la Clinton. Ciò però non perché la consideri migliore del suo avversario quanto, piuttosto, meno peggiore.

A mia discolpa preciso che, se fossi stato lì, avrei votato per Sanders alle primarie. La Clinton sarebbe stata il ripiego obbligato, per contribuire col mio voto ad arginare quello che considero un pericolo per la stabilità mondiale.

Queste considerazioni però non valgono solo per le elezioni americane. Credo che da qualche decennio a questa parte la politica abbia perso il proprio primato, schiacciata dal peso della finanza internazionale. Il rischio che tutto il sistema finanziario mondiale crollasse ha fatto sì personaggi minori, a tutti i livelli, prendessero il posto dei politici di professione, di quelli cioè che della gestione della cosa pubblica hanno fatto una missione personale. E questo perché un personaggio minore costa meno sostenerlo, corromperlo, e guidarlo, visto che non ha nessuna competenza specifica. Ha preso piede l’idea che la politica, di per sé, sia una cosa sporca e che quindi sia arrivato il momento che si facesse avanti la cosiddetta “società civile”, che spesso altro non è che un’orda di sprovveduti i quali, solo per il fatto di non essere iscritti a nessun partito, devono essere necessariamente portatori di verità assolute e capacità indiscusse.

L’Italia ha iniziato prima di altri questo ripiegamento, e ciò per una contingenza politica chiara: il fatto di essere geograficamente e politicamente a metà fra USA e URSS le permetteva di stare in piedi come un libro in mezzo ad altri due. Venute meno queste due forze tiranti, con il pretesto di una pulizia straordinaria, il sistema politico è stato abbattuto, lasciando spazio a personaggi come Salvini, Di Maio o lo stesso Renzi che, trenta anni fa, sarebbero rimasti al massimo relegati nel ruolo di peones e che invece oggi scorrazzano nelle istituzioni fino a distruggerle.

Tutto questo è pericoloso, davvero. La politica non è una cosa semplice. E’ l’arte della mediazione. Non puoi mandarci orde di arrabbiati senza idee in testa. Ci vuole equilibrio, capacità di farsi scivolare addosso le offese personali, grinta e buon senso.

L’abbrivio che invece sta prendendo la politica un po’ dappertutto è un altro. Stiamo rinunciando alla politica stessa e la stiamo sostituendo con il suo simulacro, pensando che chiunque, purché respiri, possa riempire una casella, un ruolo istituzionale. E questo è un fenomeno che ci porterà presto a sbattere, consegnandoci ad una classe dirigente sempre più incompetente. Non ci stiamo rendendo conto che non basta urlare contro gli altri, prendersela con il passato, rottamare, asfaltare, massacrare, distruggere… per usare alcuni dei termini più in voga per indicare l’esito degli scontri politici. E da questo virus infetto non è esente né l’Italia, né quella sua parte politica dalla quale ci si aspetterebbe maggiore pacatezza ovvero il PD. Anche se per la verità all’interno del PD ci sarebbe ancora qualcosa che alla politica assomiglia, solo che i vincitori del momento, ovvero Renzi e i suoi, si sono buttati a capofitto nel populismo più becero, iniziato con la rottamazione e arrivato, almeno fino ad oggi, a quel “fuori… fuori…” di domenica scorsa alla Leopolda. Una scena inquietante, da tifoseria dello stadio, da società incivile, piuttosto che civile. Una scena che tanto assomigliava alle monetine lanciate fuori dal Raphael ad un leader politico di cui forse andrebbe rivista la figura: Bettino Craxi. Dobbiamo ammettere che quella volta si sbagliò. Vogliamo sbagliare ancora una volta e dover aspettare altri vent’anni per capirlo?

 

 

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