editoriale primo piano

Tante riforme per nulla di Cosimo Recupero

COSIMO RECUPERO

Tante riforme per nulla di Cosimo Recupero

Non vorrei essere fra quelli che si sono espressamente schierati con il NO. Io l’ho fatto, per la verità, ma nel mio piccolo. Altri invece si sono esposti maggiormente sui giornali e comunque hanno qualche poltrona da perdere e adesso,dopo il dietrofront di Cuperlo, le cose per loro iniziano a mettersi male, molto male.

Se fino a ieri questi potevano cantare vittoria, avendo per certo un successo del NO con al almeno un 53 per cento, la scelta di Cuperlo ribalta completamente il risultato, essendo l’ex presidente del PD notoriamente capace, con la sua verve e il suo fine argomentare, capace di spostare milioni e milioni di voti.

Ovviamente la sto buttando sul sarcasmo. In realtà Renzi è stato costretto ad accettare le richieste della sua minoranza interna e questo non perché la minoranza abbia la forza, dentro e fuori il partito, di ribaltare l’esito del referendum. Certo, un Cuperlo qualunque, con la sua moderazione è meglio averlo amico anziché avversario. In ogni caso è innocuo. In realtà Renzi comincia a sentire il fiato sul collo. Probabilmente si è risvegliato in anticipo da quel sogno nel quale lui e i suoi amici danzano allegramente nel meraviglioso paese dei ballottaggi dove vincono sempre, dove vincono facile; e si stanno risvegliando al suono tagliente dei sondaggi che non danno vincente né il SI al referendum, né il PD in un certo ballottaggio con il Movimento 5 stelle. A questo punto era meglio correre ai ripari e sistemare tutto, togliendo dalle mani di Grillo una vittoria certa nel 2018.

L’esito della commissione guidata da Gianni Cuperlo per molti versi mi conforta. Non vi nascondo che l’Italicum, con il suo mostruoso premio di maggioranza che dà, a chi prende un voto in più, il triplo dei seggi del secondo arrivato, mi sembra una norma inaccettabile soprattutto in un Paese come il nostro che ancora non ha raggiunto realmente una pacificazione sociale e storica accettabile e anzi, il successo di movimenti populisti come il M5S, è la prova che agli italiani, finite le carote del clientelismo, un po’ di bastone non lo disdegnerebbero, anche perché ognuno pensa in cuor suo che l’uomo forte bastonerà sempre quell’altro, mica lui.

E allora che faccio? Voto sì? Neanche per sogno, ovviamente, perché la rivoluzione cuperliana, oltre a spostare al massimo il voto suo e quello di sua moglie, rende la riforma ancora più inutile di prima, ove prima avesse qualche utilità. La riforma Boschi, infatti, non affronta minimamente il problema della stabilità dei governi. Gli esecutivi nel nostro Paese, infatti, sono sempre stati in balia delle onde dovute al fatto che sono sempre stati sostenuti da maggioranze di coalizione eterogenee e questo li ha esposti a continui ricatti che erano determinati dalla voglia dei partiti minori di pesare di più, cosa che potevano fare proprio togliendo o, meglio, minacciando di togliere la fiducia ai governi in cambio di una poltrona in più o risorse maggiori per i dicasteri già controllati. E quindi, con le cose concordate in questi giorni, si ritorna all’antico. Avremo nuovamente governi di coalizione nei quali, i partiti più piccoli, cercheranno maggiori spazi minacciando chi è a Palazzo Chigi e rendendo instabile ancora una volta il quadro politico. E allora, come se ne esce? Se l’Italicum, che da tutto a un solo partito, non va bene e la nuova legge, che dovrebbe riaprire la stagione delle coalizioni, non va bene neanche quella, che fare?

E’ qui il punto. L’unica vera riforma che andava fatta era l’introduzione della cosiddetta sfiducia costruttiva, già esistente e funzionante in Spagna e Germania dove i governi di coalizione durano una legislatura intera. Con questo sistema, in sostanza, al Parlamento resta sempre il potere di mandare a casa il premier, ma ciò ad una condizione e cioè che, nella mozione di sfiducia che deve essere approvata dalla maggioranza assoluta dei membri della Camera dove viene votata, deve essere indicato il nome del nuovo Capo del Governo. In questo modo i partiti piccoli non possono ricattare il governo con minaccia di farlo cadere, perché è chiaro che non avrebbero la forza di raccogliere intorno a questa minaccia una nuova maggioranza politica in parlamento. Questo andava fatto. La “pulizia etnica” di 47 articoli della nostra carta non risolverà il problema della stabilità dei governi, né quello dell’efficienza dell’iter legislativo, come avrò modo di dimostrare in altri interventi. Intanto, accontentiamoci di sapere che la riforma Boschi non servirà molto a risolvere i problemi atavici del paese ma basterà a garantire a Cuperlo un altro giro di giostra alle prossime politiche. In altre parole, parafrasando Shakespeare, hanno fatto tante riforme per nulla.

 

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