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L’unità del Sud contro l’autonomia differenziata

L’unità del Sud contro l’autonomia differenziata di Maurizio Ballistreri

Il disegno di legge sull’autonomia differenziata in favore delle regioni del Nord è certamente segnato dalla cultura anti-meridionalista e se approvato non potrà che generare nuove discriminazioni nei confronti del nostro Sud, riproponendolo come una crisi nella crisi nell’attuale scenario socio-economico, segnato dalla diffusione delle povertà, dal lavoro senza diritti e dalla stasi della produzione, dalla drammatica perdita del potere d’acquisto aggravato dalla pandemia e dagli effetti a livello globale dell’invasione russa in Ucraina, che colpiscono in particolare i territori più arretrati e i ceti sociali più deboli.

Certo, il Meridione a livello di sistema non è riuscito ad accorciare il divario con le aree sviluppate del Nord Italia e dell’Europa, riproponendo una questione meridionale che continua purtroppo ad essere viva, ma senza equivocare sul reale significato che, da Giustino Fortunato in poi, essa ha avuto, assimilandola invece ad un rivendicazionismo straccione e scomposto, con una revisione storiografica ingiustificata e strumentale che porta ad esaltare quel filone di pseudo-politica meridionale, da Masaniello sino al comandante Lauro e alla rivolta di Reggio Calabria, che identifica con il Sud la nostra peggiore tradizione politica, quella sanfedista, populista e paternalista.

Non si può nascondere però, che esiste nelle istituzioni meridionali il problema della selezione di élites politiche adeguate, dotate di cultura di governo, anzi di autogoverno, fattore questo decisivo per la gestione dei fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, che costituisce l’ultima opportunità per il Sud.

Invece la vicenda del PNRR rischia di non avere un epilogo positivo, visto che nel Mezzogiorno, l’obiettivo del 40 per cento di spesa, secondo la Svimez “non sarà facile da conseguire”, a meno di non introdurre “azioni correttive e di accompagnamento in corsa’”. Infatti, dei 84 miliardi complessivi destinati al Sud, secondo l’istituto di ricerca, nella fase di attuazione del Piano il margine di sicurezza per il loro utilizzo é piuttosto limitato: 1,6 miliardi, appena 320 milioni di euro annui dal 2022 al 2026.

Un esempio è indicato proprio dalla Corte dei Conti a proposito del riassetto della gestione del servizio idrico, per la quale il PNRR mette a disposizione circa due miliardi, il 50 per cento dei quali per la realizzazione di 53 progetti del Mezzogiorno. Obiettivo dell’investimento, “chiudere i divari ereditati dal passato e porre le basi per affrontare le sfide poste dai cambiamenti climatici”, in particolare nelle Regioni più arretrate, “Campania, Molise, Calabria e Sicilia”. Riassetto che eccepiscono i giudici contabili, “è una condizionalità di accesso ai fondi del PNRR”, a garanzia della capacità di realizzazione degli interventi, “da concludersi entro il 2026”.

All’autonomia differenziata, versione riveduta e corretta in modalità soft della secessione leghista, che vede in campo una evidente trasversalità politica con il Partito democratico, si deve contrapporre la perequazione infrastrutturale, indicando la prospettiva del Sud quale piattaforma logistica euromediterranea, punto di snodo fondamentale del Corridoio transeuropeo Scandinavo-mediterraneo, che vede nel Ponte sullo Stretto un’opera indispensabile.

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