Cultura

Chiudete quell’ospedale per bambini sani!

Chiudete quell’ospedale per bambini sani! di Giuseppe Pracanica

         Dedico questi brevi ricordi ai tanti amici, molti dei quali non ci sono più, che, consiglieri provinciali appartenenti a tutti i partiti politici, componenti di Associazioni di volontariato e funzionari provinciali, ma soprattutto a Mariano Sprizzi, responsabile dell’“Istituto Provinciale per l’Assistenza all’Infanzia”, che nei lontani anni settanta, hanno consentito a Serafino Marchione, presidente della Commissione Politiche Sanitarie e Sociali della Provincia di Messina ed a me, allora Assessore provinciale all’Igiene Mentale, di vincere  una battaglia di civiltà: la chiusura del Brefotrofio provinciale.

         La memoria di quei fatti spero che serva anche a dimostrare che quella che oggi viene chiamata, in senso spregiativo, “Prima Repubblica”, non era poi comunque e sempre da buttare, anzi tutt’altro come spesso mi sento ripetere oggi da tanti comuni cittadini. In quegli anni, infatti, é accaduto molte volte che, alla Provincia di Messina, che maggioranza e minoranza, individuato un problema, invece di insultarsi reciprocamente, oggi prassi costante, si rimboccassero le maniche e, con la massima collaborazione e perfetta buonafede, ne cercassero assieme la soluzione.

          Peraltro il massimo rispetto reciproco, nei rapporti, personali e politici, era uno stile che noi consiglieri provinciali avevamo adottato ed a cui tenevamo tutti moltissimo, come potranno dare testimonianza coloro che hanno vissuto quella  esperienza, in qualsiasi partito abbiano militato.

          Della Commissione per le Politiche Sanitarie e Sociali facevano parte, oltre a Serafino Marchione, come Vice Presidente, MarioMondio (PLI) e come componenti Antonino Barone, Vincenzo Caleca, Sebastiano Coglitore, Roberto Corona e Luigi Sidoti per la DC, Santa Isgrò (la prima donna consigliere provinciale) e Salvatore Gambino per il PCI, Giuseppe Princiotta per il PSI, Giuseppe Pagano per il PRI, Salvatore Caminiti per il PSDI e Santi La Rosa per l’MSI, oltre ai capi-gruppo Giuseppe Campione (DC), Gioacchino Silvestro (PCI), Antonio Di Bella (PSI), Michele Alù (PLI) e Pasquale David (MSI), ed agli Assessori Franco Cimino, Vincenzo Fogliani, Antonino Foti, Nino Le Donne, Benito Manuli, Pietro Milone, Carmelo Munafò, Giuseppe Naro, Giuseppe Pracanica e Ferdinando Stagno d’Alcontres.      

         Il brefotrofio di Messina era stato fondato nel 1546 in un ampio locale al piano superiore dell’«Ospedale di Santa Maria della Pietà», a sua volta nato dalla fusione di alcuni vecchi ospedali presenti nella città. In seguito il brefotrofio venne annesso all’«Ospedale civico». Da allora responsabile, non ho saputo mai perché, fu sempre un medico.

       Quando cominciammo ad occuparcene noi non solo il direttore era un medico, ma vi erano pure un aiuto e parecchi assistenti medici pediatri che dovevano “curare” una ventina di bambini che, certamente, non erano stati ricoverati perché ammalati ma, solo, perché   abbandonati.

       Venimmo a scoprire qualcosa di più sulla vita che conducevano, all’interno della struttura, quei piccoli sventurati quando cominciò ad occuparsene una benemerita Associazione, l’A.R.P.A.M., composta da Bice Caratozzolo, Francesca Donato, Pinetta Farulla, Nicola e Maria Gazzano, Concetta Magro, Maria Noè, Anna Rende Ortoleva, Maria Romano, Giusy Scarcella, Gianna Siracusano, Natalia Siracusano e presieduta dalla signora Renata Falzea, che peraltro subiva ogni sorta di ostracismo, quando cercava di intervenire per il bene dei bambini, fino alla minaccia di non consentirne più l’ingresso nella struttura.

        Da loro seppi, ed io lo denunziai in Consiglio Provinciale, che le bambinaie, poiché qualcuna di loro era stata incriminata perché le era sfuggito dalle braccia un bambino, avevano deciso di non sollevarli più dalla culla. Questi bambini, quindi, fino a due anni, vi rimanevano confinati, senza che nessuno li prendesse mai in braccio per cullarli quando piangevano o quando chiamavano disperatamente la mamma, contribuendo anche così a creare soggetti disadattati, insofferenti, privi di qualsiasi affetto.  

       Per aver definito, in un partecipato dibattito in Consiglio provinciale, il Brefotrofio “ospedale per bambini sani”, aggiungendo che “la peggiore delle madri era sempre da preferire alla migliore delle istituzioni, e la nostra, certamente, non era tra queste”,  suscitai le ire del direttore di allora che mi aggredì, verbalmente, con molta veemenza.

       La nostra determinazione di giungere alla chiusura dell’Istituzione Brefotrofio divenne incrollabile quando scoprimmo che all’Ospedale psichiatrico “Mandalari” esisteva un reparto bambini dove, nel tempo, erano finiti non solo i minori provenienti dall’esterno, ma anche quelli che non essendo stati adottati entro i termini di legge, vi venivano trasferiti dal Brefotrofio con provvedimento interno ed usando la formula di legge “perché pericolosi a sé ed agli altri” ( a cinque anni!).

       Sul muro esterno del reparto bambini,qualche medico di buone letture storiche ma, evidentemente dotato anche di molta ironia, aveva fatto scrivere, con i caratteri neri tipici dell’epoca fascista, Paedagogium che, nell’antica Roma, era la scuola dove si allevavano ed educavano i giovani schiavi destinati a servire l’imperatore e la sua corte.

       Marchione accelerava i lavori della Commissione che licenziava, con unanime parere favorevole il documento, che trasformato in delibera, veniva approvato dalla Giunta provinciale. Prevedeva la chiusura del Brefotrofio e la sua trasformazione in struttura diurna, destinata a continuare ad assistere i bambini già ricoverati, ma aperto anche, in caso di disponibilità di posti, ad altri bambini,  anche per garantire al massimo l’integrazione.

       Il 22 febbraio 1978, il Presidente della Provincia Giuseppe Astone (DC), apriva i lavori del Consiglio Provinciale dando la parola a Serafino Marchione (PSI) ed a Ferdinando Stagno d’Alcontres (DC) che, rispettivamente, a nome della Commissione e della Giunta provinciale, illustravano il provvedimento.  Nel dibattito intervennero Santina Isgrò, Antonio Di Bella, Nino Barone, Giovanni Panella, Giuseppe Pracanica, Rosario Vario, Carmelo Miceli, Letterio Arena, Salvatore Caminiti, Mario Mondio, Roberto Corona, Vincenzo Amato, Santi La Rosa, Salvatore Gambino, Sebastiano Coglitore, Michele Alù. Messa ai voti, la delibera venne approvata all’unanimità dai 37 presenti.

       Ora veniva la parte più difficile, trasformare le buone intenzioni ipotizzate dal provvedimento deliberativo, in strutture operative gestibili. A questo pensò, con la collaborazione dell’assistente sociale Concetta Magro, il dirigente dell’ufficio, il dott. Mariano Sprizzi, che avvalendosi della sua notevole preparazione dottrinale e pratica, era riuscito ad utilizzare nel migliore dei modi, le competenze che erano state trasferite alla Provincia per la soppressione dell’O.N.M.I. Per cui, con i provvedimenti che sottopose alla nostra approvazione, rese possibile il ritorno a casa, la sera, dei piccoli, la concessione di aiuti economici ai minori riconosciuti dalla sola madre od appartenenti a nuclei familiari in stato di bisogno. Organizzò anche il Servizio per l’Affidamento familiare, una scuola materna, etc. 

       Grazie all’impegno, eccezionale e meritorio, del dottor Mariano Sprizzi, la struttura diurna, asilo, divenne una delle migliori di Messina, come certamente molti cittadini ricorderanno, per cui, dopo aver accolto gli aventi diritto, alle numerose richieste di iscrizione che venivano dalla cittadinanza l’assessore Ferdinando Stagno d’Alcontres, era costretto, molte volte, a dire no, per ovvi motivi di capienza.

       Per ricordare, con un sorriso, la positiva soluzione di quella vicenda, che comunque aveva comportato una lunga, dura ed, in alcuni momenti, penosa battaglia, regalai a Ferdinando, cui ero legato da vivissima amicizia, un timbro con inciso “L’Assessore all’Assistenza marchese Ferdinando Stagno d’Alcontres non firma perché nobile”, timbro che “Nanni” tenne, orgogliosamente, sulla scrivania fino alla sua prematura scomparsa.  

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