Messina 1

Sant’Antonio di Padova a Messina

Sant’Antonio di Padova a Messina

Nel gennaio 1221, in seguito al naufragio della nave che lo stava trasportando verso Lisbona, sbarcava nella baia di Capo Milazzo, il portoghese Fernardo di Bulhoes, che sarà conosciuto dalla cristianità come sant’Antonio di Padova, trovando rifugio in una grotta scavata nella roccia 34. Antonio, ritornato a Milazzo l’anno successivo, si recò anche a Messina presso i suoi confratelli, che vi erano giunti fin dal 1212, vivente ancora S. Francesco, nel convento con annessa la chiesa di S. Orsola, dove fece sgorgare, dopo aver fatto scavare un pozzo e contro il parere dei più, nel cortile un’acqua che i messinesi ritennero miracolosa. A Messina, la permanenza del Santo di Padova ha lasciato profonde tracce ed una ininterrotta tradizione; il culto a S. Antonio è stato sempre vivo nella Chiesa messinese e molti sono i ricordi antoniani. Così nel suo altare, nella chiesa di S. Francesco all’Immacolata, si conserva una lapide esagonale scura, nella quale vi sono tracce di sangue. Nella Vita del Santo, scritta dal De Azevedo, si narra infatti che durante la sua permanenza a Messina svolse le funzioni di Vicario, durante l’assenza temporanea del Padre Guardiano, presso il convento e la chiesa di S.Orsola e, poiché i Frati erano costretti ad andare molto lontano (Scoppo) per attingere l’acqua, il Santo ritenne opportuno fare scavare un pozzo, vicino al Convento, e nonostante tutti lo dissuadessero, l’acqua fu trovata abbondante e potabile. Tornato il Padre Guardiano, convinto che fosse stata lesa sia la povertà, infatti era impensabile che i frati avessero l’acqua in casa, ed anche l’ubbidienza, perché il pozzo era stato scavato in sua assenza, rimproverò pubblicamente ed aspramente Antonio, che dovette fare pubblica penitenza e flagellarsi nella cella in cui era stato messo in isolamento, per cui sul pavimento lasciò molte tracce di sangue. In seguito la cella venne trasformata in Cappella ed una pietra, sulla quale vi erano tracce di sangue, vi fu ivi conservata. Federico II, sbarcato a Messina nello stesso anno, convocò il Parlamento per promulgare alcune leggi volte a disciplinare “la vita e l’attività di attori, giullari, bestemmiatori, prostitute ed ebrei”. Vi erano anche provvedimenti contro le burle ed il gioco d’azzardo, mentre agli ebrei si imponeva di farsi crescere la barba, come già stabilito per i musulmani, ed alle prostitute si faceva divieto di vivere all’interno delle città. Ebbe anche il tempo di far distruggere il pozzo e la chiesa di S. Orsola e scacciare i frati francescani, nonostante si dicesse che avesse conosciuto personalmente ed ammirato Francesco d’Assisi.

Antonio ritornò a Milazzo nel 1222. Dopo la sua elevazione agli onori degli altari, nel 1232, la grotta divenne luogo di culto e di ritiro spirituale.

Non tutti gli autori, in mancanza di documenti certi, concordano su tale data.

Dopo il terremoto la pietra fu conservata nella restaurata Chiesa di S. Francesco. Della Cappella non esiste più che questa pietra ed una antica statua in legno, ricoperta di lamina d’argento cesellato, di ignoto artista messinese del 700. La grande statua di marmo del Santo col Bambino in braccio, che era collocata nel centro dell’antico Chiostro cinquecentesco accanto alla Chiesa, assieme alle colonne superstiti del Chiostro, é oggi conservata nel Museo civico. Le notizie riportate sono tratte da un libretto di devozioni alla Vergine Immacolata, pubblicato dal Tempio S. Francesco d’Assisi dei Frati Minori Conventuali di Messina, pag. 55 e segg. F. Renda, op. cit., pag. 376.

Le fonti francescane, in genere molto attendibili, smentiscono in maniera categorica tale incontro. Art. segnalato da Pippo Pracanica

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