Cultura

Le falsità di Holodomor fabbricate da Germania hitleriana

Rilanciate dai quotidiani anticomunisti Repubblica dell’atlantista Molinari e Fatto quotidiano di Travaglio. Le falsità del cosiddetto ‘Holodomor. Fabbricate in origine dalla Germania hitleriana


Nel marzo 2022 i quotidiani anticomunisti La Repubblica , con due articoli a firma rispettivamente di Giampaolo Visetti e di Yaryna Grusha Possamai, e Il Fatto Quotidiano , con due articoli scritti da Nunzio Dell’erba e Pietro Fucile, hanno rilanciato la falsa tesi del cosiddetto ‘Holodomor ‘ (una parola che in lingua ucraina significa ‘morte intenzionale a causa della fame’), ossia l’accusa infamante alle autorità dell’Unione Sovietica, in modo particolare a Stalin in persona, di avere deliberatamente pianificato la carestia in Ucraina nel 1932 e 1933 per motivi puramente politici, e di avere quindi la responsabilità della morte per fame di milioni di ucraini.

Sul numero di tali morti, peraltro, gli anticomunisti sostenitori di questa tesi si sono scatenati: gli storici Wheatcroft e Davies stimano che siano morte 1,5 milioni di persone (Stephen Wheatcroft, Robert William Davies, The Years of Hunger: Soviet Agriculture, 1931-1933 , Londra, 2004), il giornalista collaboratore dei servizi segreti inglesi Conquest stima 5 milioni di morti (Robert Conquest, The Harvest of Sorrow: Soviet Collectivization and the Terror-Famine , Oxford, 1986) mentre Borys Ivanovych Tarasyuk, allora ministro degli Esteri del governo ucraino, affermò nel 2006, alla sessantunesima Assemblea generale delle Nazioni Unite, che le vittime del cosiddetto ‘Holodomor ‘ furono dai 7 ai 10 milioni.

L’invenzione del cosiddetto ‘Holodomor‘ e il suo smascheramento

Il ricercatore canadese Tottle già nel 1987 in un suo documentato saggio di 167 pagine (Douglas Tottle, Fraud, Famine and Fascism: The Ukrainian Genocide Myth from Hitler to Harvard , Toronto, 1987 (Frode, carestia e fascismo: il mito del genocidio ucraino da Hitler ad Harvard) ) dimostrava inequivocabilmente, con precisi dati storiografici, come la tesi secondo la quale la carestia del 1932-33 sarebbe stata pianificata deliberatamente come genocidio degli ucraini da parte del governo sovietico è un falso storico creato già all’epoca della Germania nazista.

Secondo la documentata ricostruzione di Tottle, in una serie di articoli pubblicati tra il 1935 e il 1936 sui quotidiani statunitensi Chicago American, Chicago Herald & Examiner e New York Evening Journal – tutti di proprietà di William Randolph Hearst, magnate dell’editoria, considerato il padre del giornalismo scandalistico negli Stati Uniti – un sedicente giornalista statunitense, tale Thomas Walker, aveva firmato una serie di articoli sostenendo di avere viaggiato negli anni precedenti per l’Ucraina, nei quali descriveva un’orrenda carestia che aveva investito il territorio della Repubblica Socialista Sovietica Ucraina tra il 1932 e il 1933, corredate da fotografie impressionanti.

In realtà, come Douglas Tottle ha dimostrato nel suo documentato testo, non è mai esistito un giornalista che si chiamasse Thomas Walker e che già nel 1939, come riporta lo stesso autore, alcuni giornalisti investigativi americani, con il supporto di esperti fotografi, dimostrarono che tutte le foto pubblicate dai tre giornali relative alla carestia del 1932 e 1933 erano state scattate, senza eccezione alcuna, in varie aree dell’Europa centrale e orientale dopo la fine della Prima Guerra Mondiale, mentre altre ritraevano le vittime della carestia imperversata tra il 1921 e il 1923, durante la guerra civile, nella regione russa compresa tra i fiumi Volga e Ural.

Tuttavia ancora oggi in numerosi testi e siti che riguardano l’argomento sono ancora pubblicate tali fotografie spacciate come prova di quell’impostura che è il cosiddetto ‘Holodomor ‘!

Se nel 1935 le false notizie sull’Ucraina avrebbero fatto il giro del mondo, già dal marzo del 1933 il ministro della Propaganda della Germania nazista, Joseph Goebbels, aveva dato inizio a una violenta campagna propagandistica contro il governo sovietico in Ucraina, facendo circolare notizie false e destituite di ogni fondamento su presunte atrocità sovietiche perpetrate nel territorio della Repubblica Socialista Sovietica Ucraina, dove già nella parte finale della prima guerra mondiale i tedeschi avevano allungato le loro mire, e che Hitler nel suo Mein Kampf aveva designato, in modo particolare, come il territorio più importante nell’ambito del preteso spazio vitale per la stessa Germania.

Ad alimentare false notizie sull’Ucraina contribuì non poco il giornalista britannico Gareth Jones, perfetto conoscitore sia della lingua tedesca sia di quella russa. Costui il 28 febbraio 1933 fece pubblicare un articolo, sul quotidiano gallese The Western Mail and South Wales News, intitolato With Hitler across the Germany (Con Hitler attraverso la Germania) , nel quale descriveva entusiasticamente la sua esperienza di volo sull’aereo privato di Hitler effettuato pochi giorni prima, il 23 febbraio, insieme ad altri alti funzionari nazisti come Goebbels. Hitler si era insediato come cancelliere del Reich neppure un mese prima, ma le sue idee politiche, quelle con cui aveva vinto le elezioni, erano assai note e non potevano essere sfuggite al giornalista Gareth Jones. Nel pezzo egli esalta i capi nazisti e le loro idee, giungendo ad affermare che “ci sono due Hitler: l’Hitler naturale e fanciullesco, e l’Hitler che è ispirato da una tremenda forza nazionale, un grande Hitler. E’ il secondo Hitler che ha risvegliato la Germania ”. In un successivo articolo, pubblicato sullo stesso giornale il 1° marzo 1933 e intitolato Beginning of German Fascism (Inizio del fascismo tedesco ) , Jones si sofferma su un particolare incontro che egli ebbe a Francoforte sul Meno con Joseph Goebbels, che poche settimane più tardi sarebbe diventato ministro della propaganda del regime nazista, descrivendolo in termini entusiastici: “ha una personalità – scrive Jones – straordinariamente attraente, con un senso dell’umorismo e un cervello acuto. Ci si sente subito a casa con lui, perché è divertente e simpatico ”. Insomma, mentre sugli ebrei tedeschi incombeva già l’ombra del boicottaggio e dell’emarginazione sociale e giuridica, mentre gli oppositori politici venivano già perseguitati e internati, questo giornalista non trova di meglio che esaltare gli uomini di punta del regime nazista, descrivendoli in termini simpatici, tali da renderli graditi all’opinione pubblica britannica.

Agli inizi di marzo del 1933 Jones partì da Berlino diretto a Mosca, dove già c’era stato per alcune settimane nel 1930 e nel 1931, e il 7 marzo scomparve improvvisamente dal suo albergo della capitale dell’URSS per ricomparire a Berlino il 29 marzo, da dove rilasciò un comunicato stampa pubblicato da alcuni giornali, tra cui The Manchester Guardian e il New York Evening Post, nel quale affermava di aver viaggiato in tutto il territorio della Repubblica Socialista Sovietica Ucraina e di avere visto che in quel luogo “milioni stanno morendo di fame ”, fornendo numerosi aneddoti di persone non identificate e senza nome le quali, a suo dire, avrebbero fatto affermazioni quali “stiamo aspettando la morte ”.

Ma i conti non tornano: infatti Gareth Jones fino al 6 marzo era certamente ancora nel suo albergo di Mosca (sarebbe sparito il giorno successivo) e il 29 marzo, se non prima, si trovava certamente a Berlino, da dove diffuse per telegrafo il suo comunicato stampa. A Jones rimanevano 23 giorni liberi, nei quali egli afferma di essersi recato nel territorio della Repubblica Socialista Sovietica Ucraina, all’epoca corrispondente a circa due terzi dell’attuale Ucraina, e di averlo girato in lungo e in largo tanto da fornire dettagliate testimonianze sugli effetti della carestia, senza che peraltro vi sia menzione di località, di dettagli, di nomi di persone: all’epoca per raggiungere, da Mosca, le città più importanti dell’Ucraina come Kharkiv, distante 750 chilometri, o Kiev, distante quasi 900 chilometri, erano necessari almeno due giorni di viaggio in treno (il mezzo allora più veloce), e per viaggiare dall’Ucraina fino a Berlino occorrevano parecchi giorni. Quindi le dichiarazioni di Jones, che a suo dire avrebbe girato liberamente in lungo e in largo un territorio esteso come l’Ucraina in meno di venti giorni senza mai ricevere ostacoli da parte delle autorità sovietiche (si ricordi che egli era scappato da Mosca senza dare alcuna notizia) apparvero da subito sospette a parecchi corrispondenti stranieri residenti a Mosca, soprattutto al giornalista britannico Walter Duranty, vincitore del premio giornalistico Pulitzer nel 1932 e corrispondente da Mosca del New York Times dal 1922 al 1936. Duranty in una serie di articoli smentì categoricamente la ricostruzione di Garret Jones, mettendo addirittura in dubbio il fatto che egli si fosse effettivamente recato in Ucraina: in parole povere, l’autorevole giornalista britannico diede al suo collega del bugiardo!

Con ogni evidenza Garret Jones era una spia agli ordini dei nazisti appena giunti al potere, incaricato da questi ultimi di una vera operazione di disinformazione sull’Unione Sovietica e di creazione di notizie false e infamanti sulla politica economica di Stalin, tanto che il suo viaggio nell’URSS serviva a dimostrare che comunque lui c’era stato, ma lo smascheramento da parte di Walter Duranty privò gli articoli di Garret Jones di qualsiasi autorevolezza.

I nazisti, per il momento, avevano dovuto incassare il colpo, ma non si davano per vinti nel tentativo di screditare l’URSS di Stalin: infatti nel 1934 William Randolph Hearst, il potentissimo editore dei giornali sui quali nei due anni successivi sarebbero stati pubblicati i falsi articoli a firma del sedicente Thomas Walker, fece un viaggio in Europa, incontrando, tra gli altri, Adolf Hitler e Joseph Goebbels, e lo storico Tottle, nel suo saggio citato, non manca di mettere in evidenza che “fu proprio dopo il viaggio di Hearst nella Germania nazista che la sua stampa cominciò a promuovere il tema della carestia-genocidio in Ucraina ” e che, tacendo delle scellerate azioni dei nazisti in Germania, Hearst scatenò una vera e propria offensiva propagandistica, sui suoi giornali, contro l’URSS di Stalin, denigrando i risultati sovietici dell’industrializzazione e della collettivizzazione, al di là della vera e propria messinscena giornalistica sulla carestia ucraina, come si è visto.

Stavolta però, con l’immensa forza del gruppo editoriale di proprietà di Hearst, il colpo disinformativo ebbe un effetto di gran lunga maggiore rispetto al maldestro tentativo di Garret Jones, e bisognerà attendere il 1939, come si è visto, perchè anche questo tentativo di disinformazione venisse platealmente smascherato.

Eppure la balla del cosiddetto ‘Holodomor ‘, un avvenimento creato a tavolino allo scopo di gettare discredito sul socialismo, sull’Unione Sovietica e sulla persona di Stalin in modo del tutto particolare, sopravvive fino ai giorni nostri e si è con il tempo arricchita con l’attribuzione alle autorità sovietiche, e a Stalin soprattutto, della volontà precisa di creare tale carestia, tanto che il governo ucraino ha ritirato fuori questa sciocchezza antistorica in chiave nazionalista e antirussa facendone uno dei suoi principali cavalli di battaglia politici a partire dalla “Rivoluzione Arancione” del 2004.

Cosa accadde realmente nel 1932 e 1933 in Ucraina

Per comprendere ciò che realmente accadde in Ucraina bisogna partire dal 1917 e ricordare che a seguito della Rivoluzione di Ottobre scoppiò nei territori che avevano fatto parte dell’impero zarista la guerra civile tra i bolscevichi di Lenin e i bianchi sostenitori del deposto imperatore o comunque anticomunisti, guerra nella quale intervennero 14 potenze estere e che terminò soltanto negli ultimi mesi del 1922. Tra il 1921 e il 1923, al termine della guerra e in seguito ad essa, vi fu una carestia che colpì soprattutto la Russia meridionale tra i fiumi Volga e Ural, ed è ad essa, e ad essa soltanto, che si riferiscono le numerose fotografie già utilizzate negli articoli fasulli a firma di Thomas Walker, come si è sopra ricordato, e che spesso vengono indicate in vari siti come prova del cosiddetto ‘Holodomor ‘ del 1932 e 1933.

Bisogna peraltro ricordare che periodicamente in Russia, a partire dal XIX secolo, vi erano state periodiche carestie.

Alla fine di dicembre 1922 nacque l’Unione Sovietica e i popoli che decisero di farne parte (compreso quello ucraino) decisero di trasformare uno stato arretrato in un paese industrializzato con un comparto agricolo efficiente. La collettivizzazione dell’URSS e progetti di industrializzazione erano mirati al raggiungimento di questo scopo, anche se, naturalmente, le dovute riforme dovevano seguire modi e tempi opportuni.

Tornando agli avvenimenti del 1932 e del 1933, Douglas Tottle, nel suo testo citato, riporta la testimonianza dell’urbanista canadese Hans Blumenfeld, che aveva lavorato come architetto in Ucraina all’epoca della carestia e si era recato in altri luoghi dell’Unione Sovietica. Blumenfeld, come riportato da Tottle, ha affermato che “ci fu infatti una carestia nel 1933, ma non solo in Ucraina, anche nella regione del Basso Volga e nel Nord del Caucaso ”, aggiungendo che insieme alla carestia imperversarono epidemie di tifo, di dissenteria e di febbre tifoide, e che furono in realtà tali malattie, ben più che le conseguenze della denutrizione, a provocare in tutto il territorio dell’Unione Sovietica quasi tre milioni di morti, dei quali meno di un milione nel territorio della Repubblica Socialista Sovietica Ucraina.

Non ci fu quindi alcuna deliberata carestia, e men che meno un deliberato genocidio, in Ucraina, perchè concorsero a provocare tale disastro umanitario circostanze ambientali – siccità ed epidemie – che provocarono certamente un numero elevato di morti, ma che nulla hanno a che fare con le politiche dell’Unione Sovietiche nel territorio ucraino. Anzi, si può dire che la dirigenza sovietica sotto la guida di Stalin corse ai ripari, e quella del 1933 fu l’ultima carestia che investì il territorio sovietico.

Sconfessa la falsa tesi del cosiddetto ‘Holodomor ‘ anche lo storico e docente universitario Grover Furr nel lungo e documentato articolo intitolato The ‘Holodomor’ and the Film ‘Bitter Harvest’ are Fascist Lies (L’Holodomor e il film ‘Amaro raccolto’ sono bugie fasciste) , pubblicato su https://www.counterpunch.org il 3 marzo 2017.

L’articolo prende lo spunto dal film intitolato Bitter Harvest del 2017, nel quale viene sostenuta la tesi della carestia ucraina provocata dal governo sovietico, e in modo particolare da Stalin, e si basa sulle ricerche del ricercatore Mark Tauger della West Virginia University, il quale ha approfondito nel corso di decenni i temi dell’agricoltura e delle carestie sovietiche e russe.

Furr, sulla base delle ricerche di Tauger, ritiene che non vi sia mai stata alcuna prova della volontà sovietica di provocare una carestia in Ucraina e che è falso che, come propagandano invece i sostenitori del cosiddetto ‘Holodomor ‘, la maggioranza dei contadini ucraini si sarebbe opposta alla collettivizzazione, che la carestia sarebbe stata causata direttamente dalla collettivizzazione forzata, che la stessa carestia sarebbe stata deliberatamente programmata dal governo sovietico se non da Stalin in persona, e che la carestia avrebbe mirato a distruggere il nazionalismo ucraino in quanto, a loro dire, Stalin e il governo sovietico avrebbero avuto l’intenzione di annientare la cultura e la lingua ucraina.

Il professor Furr ritiene che tali tesi siano prive del minimo fondamento storiografico e bolla espressamente, e senza mezzi termini, i ricercatori che si prestano all’elaborazione di tali sciocchezze antistoriche come veri e propri impostori della storiografia.

Per ciò che riguarda la posizione di Stalin sulla collettivizzazione delle campagne, è opportuno ricordare quanto da lui scritto nell’articolo intitolato Vertigine dei successi. Sui problemi del movimento colcosiano, pubblicato sulla Pravda del 2 marzo 1930 (http://www.pmli.it/stalinv12vertiginesuccessi.htm), dove tratta della politica colcosiana, ossia della politica volta a favorire la formazione di cooperative agricole. “I successi della nostra politica colcosiana – scriveva Stalin due anni prima dello scoppio della crisi ucraina – si spiegano, tra l’altro, con il fatto che essa, questa politica, fa leva sulla volontarietà del movimento colcosiano e sul tener conto della varietà delle condizioni nelle differenti regioni dell’URSS. Non è possibile imporre i colcos con la forza. Questo sarebbe una cosa stupida e reazionaria. Il movimento colcosiano deve poggiare su di un attivo sostegno da parte delle fondamentali masse dei contadini. Non si possono trapiantare meccanicamente i modelli di edificazione colcosiana delle regioni sviluppate nelle regioni arretrate. Questo sarebbe stupido e reazionario. Una simile ‘politica’ dissolverebbe in un sol colpo l’idea stessa della collettivizzazione. Occorre quindi tenere accuratamente in conto tutta la varietà delle condizioni presenti nelle diverse regioni dell’URSS se si vogliono definire i ritmi e i metodi dell’edificazione colcosiana”

Sgomberato il campo, quindi, dalle tesi di stampo complottista che vogliono Stalin responsabile di violenze contro i contadini ucraini e persino di sciagurati eventi naturali quali siccità ed epidemie, Furr si concentra sui dati storici ricordando, nel suo citato articolo, che nell’intero territorio dell’Unione Sovietica, dopo quelle sopra ricordate, “ci furono carestie nel 1924 e di nuovo nel 1928-1929, quest’ultima particolarmente dura per la Repubblica Socialista Sovietica Ucraina. Tutte queste carestie avevano cause ambientali. Il metodo medievale degli appezzamenti agricoli e dell’agricoltura contadina rendeva impossibile una produzione agricola efficiente, per cui le carestie erano inevitabili ”.

Furr quindi evidenzia quali furono le risposte che lo Stato socialista diede in proposito: “i leader sovietici, e tra essi Stalin – scrive l’autore – decisero che l’unica soluzione era riorganizzare l’agricoltura sulla base di gigantesche fattorie industriali a imitazione di alcune nel Midwest americano, che furono deliberatamente adottate come modello ”. Lo studioso, peraltro, evidenzia che, contrariamente a quanto costantemente affermato dalla propaganda anticomunista, la maggioranza dei contadini accettò di buon grado la collettivizzazione, tanto che nel 1932 l’agricoltura sovietica, compresa quella della Repubblica Socialista Sovietica Ucraina, era in gran parte collettivizzata. “Nel 1932 l’agricoltura sovietica – continua Furr – fu colpita da una combinazione di catastrofi ambientali: siccità in alcune aree; troppa pioggia in altri; parassiti della muffa e della ruggine (malattie fungine); parassiti di insetti e roditori ”.

Contrariamente a quanto sostenuto da chi propaganda il mito del cosiddetto ‘Holodomor ‘ e sostiene che Stalin e il governo sovietico abbiano deliberatamente provocato la carestia, all’inizio di febbraio 1933 il governo sovietico iniziò anzi a fornire massicci aiuti sotto forma di grano alle zone di carestia, confiscando anche nelle fattorie contadine il grano in eccesso al fine di sfamare gli abitanti delle città, che non producevano il proprio cibo.

A questo punto Grover Furr, citando espressamente Mark Tauger, così conclude il suo articolo: “il fatto che il raccolto del 1933 sia stato di gran lunga migliore rispetto al raccolto del 1931-1932 significa che la politica di tutto il Paese ha aiutato le fattorie a lavorare meglio ”.

La collettivizzazione dell’agricoltura, quindi, fu una vera riforma, una svolta nella rivoluzione agricola sovietica, tale da consentirgli di scongiurare ulteriori carestie. tali e collettive.

Il ruolo di Stalin a favore dell’Ucraina e dei territori sovietici in difficoltà durante la crisi del 1932 e 1933

È provato storicamente che colui che viene indicato, dai fautori della tesi del cosiddetto ‘Holodomor ‘, come l’artefice della carestia ucraina, ossia Stalin, si adoperò al contrario personalmente, nonostante all’epoca dei fatti non ricoprisse alcuna carica governativa né nell’Unione Sovietica né nella Repubblica Socialista Sovietica Ucraina, affinchè a tutti i territori sovietici colpiti dal flagello contiunto dell’epidemia e della carestia fosse fornito il massimo aiuto.

Su suggerimento di Stalin, infatti, nel 1932 e nel 1933, il Gosplan (l’organo responsabile della pianificazione economica nell’Unione Sovietica) decise di ridurre le quote di cereali la cui fornitura spettava a Ucraina, Kazakistan, Crimea, Caucaso settentrionale, Basso Volga, Urali, Terre Nere e Siberia orientale in ben nove occasioni, e ciò a causa delle difficoltà dovute all’emergenza sanitaria e alimentare.

La grande sensibilità espressa personalmente da Stalin nei confronti dell’Ucraina emerge anche da un articolo dei marxisti-leninisti ucraini, pubblicato su Il Bolscevico del 18 gennaio 2007 (http://www.pmli.it/veritacarestiaucraina33.htm). Articolo che riporta i testi di tre telegrammi inviati da Stalin nel 1932, in piena emergenza dovuta sia alle epidemie sia alla penuria di viveri.

Il primo di essi è del 24 luglio 1932 ed è diretto a Lazar Moiseevic Kaganovic (all’epoca secondo segretario del Partito Comunista, di nazionalità ucraina) e a Vjaceslav Michajlovic Molotov (all’epoca presidente del Consiglio dei commissari del popolo dell’URSS, ossia capo del governo dell’Unione Sovietica). Scrive Stalin: “La nostra direttiva sull’esecuzione incondizionata del piano statale di approvvigionamento di grano è del tutto corretta. Ma tenete presente che dovremo fare un’eccezione per le regioni più sofferenti dell’Ucraina. Ciò è necessario non solo dal punto di vista dell’equità, ma anche a causa della posizione particolare dell’Ucraina, al confine con la Polonia ”.

Il secondo telegramma è del mese successivo, precisamente del 16 agosto 1932, ed è anch’esso diretto a Kaganovich e Molotov. Scrive Stalin: “a causa della difficile situazione in Ucraina riteniamo che sia assolutamente necessario usare l’esercito sia per il raccolto che per la sarchiatura ”.

Il terzo telegramma, diretto al solo Kaganovich, è del 19 agosto 1932. Scrive Stalin: “Come risulta chiaro dai documenti, non solo gli ucraini parleranno dei piani di diminuzione dell’approvvigionamento statale di grano durante la riunione del Comitato Centrale, ma lo faranno anche i caucasici settentrionali, del medio Volga, della Siberia occidentale, del Kazakhstan e della Bashkiria. Il mio consiglio è di soddisfare per il momento solo gli ucraini, riducendo per loro il piano a 30 milioni; e solo come ultima scelta a 35-40 milioni ”.

È vero che in seguito il Gosplan decise di venire incontro anche ad altre popolazioni in difficoltà, ma ciò che interessa è l’attenzione particolare che Stalin riservò alla Repubblica Socialista Sovietica Ucraina, e questo dovrebbe bastare per tacitare la bufala del cosiddetto ‘Holodomor ‘ e la fuorviante, nonché infamante, tesi secondo cui Stalin fu addirittura l’artefice di un vero e proprio genocidio ai danni della popolazione ucraina.

Dopo aver ricordato i tre telegrammi di Stalin, l’articolo prosegue ricordando che “fin dal 25 febbraio 1933 il Consiglio dei Commissari del Popolo (Sovnarkom) dell’URSS e il Comitato Centrale del Partito bolscevico distribuirono in prestito all’Ucraina cibo, frumento e foraggio per un ammontare di 35.190.000 pood (1 pood=16 kg) di grano attingendo alle riserve accantonate e di emergenza ”. Come si può vedere, Stalin si rivolse alle persone giuste, nello Stato sovietico (Molotov) e nel Partito (Kaganovich) per consigliare una politica di favore nei confronti dell’Ucraina.

In generale – conclude l’articolo – la popolazione ucraina ricevette non meno di 41.480.000 pood di frumento e 40.291 pood di farina; inoltre venne distribuito anche cibo per 1 milione di pood, una quantità considerevole di cereali e di derrate conservate, di zucchero e di alimenti in scatola ”.

Il cosiddetto ‘Holodomor‘ è una menzogna anticomunista orchestrata in origine dai nazisti

Da quanto è stato esposto è chiaro che gli anticomunisti – continuando ostinatamente a diffondere la menzogna del cosiddetto ‘Holodomor ‘, ossia la fuorviante tesi secondo cui le autorità sovietiche, e addirittura Stalin in persona, sarebbero responsabili della carestia e del genocidio del popolo ucraino – si allineano pienamente alla propaganda nazista di Goebbels, che per prima orchestrò tale impostura propagandistica.

Coloro che attribuiscono alle autorità sovietiche, e a Stalin in particolare, la lucida volontà e intenzione di colpire in modo devastante la nazione ucraina infangano, con tale menzogna, la stessa dignità di tale nazionalità e mancano addirittura di rispetto a tutte le persone la cui vita fu stroncata dalle epidemie e da eventi naturali, in quanto strumentalizzano la loro morte in funzione antisovietica.

23 marzo 2022

(Articolo de “Il Bolscevico”, organo del PMLI, n. 12/2022 e pubblicato sul sito www.pmli.it)

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