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I fiori dei giardini del Quirinale di Gianfranco Fisanotti

LES FLEURS DU MAL DI BAUDELAIRE ED I FIORI NEI GIARDINI DEL QUIRINALE.

“Les Fleurs du Mal” di Baudelaire (1857) appartengono alla seconda generazione romantica, dove la poesia dipende non più dall’intuizione e dall’ispirazione dell’autore, bensì dalla sua volontà.

Nel primo gruppo di poesie (Spleen et idéal) la prima sezione de “I fiori del male” presenta il contrasto tra lo slancio e la aduta: “E’ un tempio la natura
ove viventi pilastri a volte confuse parole mandano fuori; la attraversa l’uomo tra foreste di simboli dagli occhi familiari”. Così, i colori e i suoni “si rispondono come echi lunghi, che di lontano si confondono in unità
profonda e tenebrosa” vasta come la notte ed il chiarore.
Comincerà così la lunga notte della Repubblica. A Roma, deve esserci una panchina dove fermarsi per analizzare le “garanzie misurabili” sui papabili per il Colle.

Dopo gli equilibri “avanzati” e le “convergenze parallele” di Aldo Moro, la grande memoria storica della capitale esprime un nuovo concetto basato su “garanzie misurabili” come per indovinare gli esiti delle urne.

Si parla tanto di realtà aumentata, ma forse non è il caso di andare oltre perché poi alla fine prevale la conta grezza dei voti. In certe giornate, le ore si allungano: tutto rallenta, mentre intorno a noi persino le parole trovano il modo di crescere e di misurarsi con la realtà. Gli imbonitori non mancano, le promesse infittiscono, gli omaggi si sprecano: i giardini del Colle sono ricchi di fiori e di colori.

 Non sarà facile per nessuno avventurarsi tra le siepi senza una méta chiara, senza sapere dov’è l’uscita.

Miracoli non ne fa più nessuno – nemmeno il denaro – e tutti possono sognare di arrivare lassù, ma senza “garanzie misurabili” l’incertezza regna sovrana. La ribalta politica ha in serbo tante speranze ed anche molte sorprese.

La paura di elezioni anticipate è un collante tremendo, più forte degli ordini di scuderia: prevale l’istinto di conservazione del posto e la prossima riduzione del numero dei seggi da assegnare in Parlamento completa il quadro delle preoccupazioni. Tutto il resto non conta: nemmeno la crisi economica, il turismo in ginocchio e oltre 30.000 ristoranti chiusi nel 2021, per non parlare del picco di morti e di contagi. Diceva bene G. Flaubert: “Je me suis mis à mon bouquin. Le début n’a pas été commode. Mais à présent, ça va j’y suis, advienne que pourra !”. Si procede «ad horas»: dopo qualche votazione, sapremo chi sarà il fortunato a passeggiare nei giardini del Quirinale, mentre il Paese continua a lottare per uscire dal tunnel della pandemia. Per ora, speriamo di tornare alla normalità, le buone notizie possono aspettare. – tratto da Turismo News

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