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David Sassoli, italiano, europeo, grande Presidente

“David Sassoli, un italiano-un europeo, un grande Presidente” di Patrizia Zangla

  Era apparso a Natale, nell’ultimo video, il fisico debilitato, l’aria affaticata ma rassicurante. Come sempre, come nel suo stile garbato, gentile.

Il mese prima, sempre in un video, aveva raccontato della polmonite da legionella e del nuovo ricovero a Strasburgo. Poi la situazione clinica si è aggravata, senza possibilità di soluzione, perché anni fa DAVID SASSOLI, Presidente del Parlamento Europeo, era stato colpito da un mieloma, un tumore del sangue, ed era stato sottoposto a un trapianto di midollo.

Derive e speculazioni sulla sua morte

Le ragioni della morte si possono leggere nell’essenziale dichiarazione dell’Istituto di Aviano -centro di eccellenza internazionale che cura pazienti con neoplasie dell’apparato emopoietico, leucemie acute e croniche-: «Una grave complicanza dovuta a una disfunzione del sistema immunitario. Nel rispetto del riserbo mantenuto dal presidente Sassoli e dalla famiglia».

Niente altro. Perché di niente altro c’è bisogno.

Sì, di qualche cosa d’altro c’è bisogno: di rispetto. La morte, scrive Martin Heidegger, rivela l’autenticità dell’essere. Sempre Heidegger ci ricorda che riusciamo a pensare limitatamente alle parole di cui disponiamo perché non riusciamo ad avere pensieri a cui non risponde una parola. Le parole non sono strumenti per esprimere il pensiero, al contrario, sono condizioni per poter pensare. Ed ecco, il problema, il pensare che manca, che da alcuni anni è venuto a mancare, che ha portato e porta ignobilmente a speculare persino sulla morte di Sassoli. Nell’area No vax si sono chiesti: «Ma è morto in seguito alla terza dose? Non c’è nessuna correlazione? Non rendete pubblica neppure l’autopsia? O non la fate neppure? Costringete la gente a vaccinarsi e a morire. State costruendo una tirannia sanitaria mai esistita prima» (cfr. Paolo Becchi).

In ambito europeo, secondo quanto riportato dall’emittente tedesca Ard nelle sue Notizie del giorno, l’eurodeputato di Afd, Alternative Fuer Deutschland, Nicolaus Fest avrebbe esultato in un gruppo WhatsApp di colleghi per la sua morte: “Finalmente questo bastardo se n’è andato”.

Fest non smentisce le frasi. L’eurodeputato, figlio dello storico Joachim Fest, il biografo di Hitler, in una chat, in riferimento a Sassoli, ha usato la parola ‘Dreckschwein’, sporco maiale, bastardo.

Il comportamento dell’eurodeputato è stato unanimemente deplorato, e la vicepresidente della commissione Esteri del Senato e vicecapogruppo vicaria di Iv-Psi, Laura Garavini ha chiosato:

 “Ecco il vero volto delle destre sovraniste. Inneggiare alla morte di un avversario politico, è disumano. Ci auguriamo che la sua delegazione parlamentare sanzioni questo comportamento, scusandosi con il Parlamento europeo e con il nostro Paese. E che prenda ufficialmente le distanze da Fest. Così come dovrebbero fare le destre di casa nostra che vanno a braccetto con l’Afd”.

Sassoli, un italiano -europeista

I più lo ricordano alla conduzione del Tg1- vicedirettore dal 2006 al 2009- di cui per anni è stato volto noto e amato, un giornalista appassionato prima di essere uno straordinario Presidente del Parlamento europeo. Nel 2002 è tra i fondatori di Articolo21, con adesione alle manifestazioni contro censure, querele ed editti bulgari.

Eletto parlamentare europeo per il Partito Democratico tra le fila dell’Alleanza Progressista dei Socialisti e Democratici. Rieletto nel 2014, è stato vicepresidente del Parlamento europeo fino a maggio 2019. Il 3 luglio 2019 è eletto presidente del Parlamento europeo, il settimo italiano a ricoprire la carica.

A metà dicembre aveva annunciato che non si sarebbe ricandidato alla presidenza del Parlamento europeo per “non dividere la maggioranza europeista”.

 Il suo mandato sarebbe scaduto a giorni, la prossima settimana l’Europarlamento si riunirà in seduta plenaria a Strasburgo per eleggere il suo successore. Operazione molto delicata che avviene in una fase difficile per l’Europa e le sue istituzioni. Le possibilità di una sua rielezione sarebbe stata esigua dal momento che l’accordo di inizio legislatura prevedeva tra Partito popolare (Ppe), Socialisti e democratici (S&D) e liberali di Renew Europe l’elezione di un candidato del Ppe alla carica di presidente del Parlamento per la seconda parte del mandato.

Il risultato delle elezioni è dunque incerto, come preannunciato da Sassoli: i socialisti “rischiano di scomparire dalle foto delle istituzioni europee”, in atto resterebbe loro solo l’Alto rappresentante Josep Borrell.

Questo 18 gennaio il Parlamento Europeo si riunirà per eleggere un nuovo presidente, viene eletto per un mandato di due anni e mezzo, in ogni legislatura -dura cinque anni – si alternano due  presidenti, i cui nomi generalmente sono decisi mediante accordo fra i due maggiori gruppi parlamentari.

 Quel vento di Ventotene Da convinto europeista e da sostenitore della centralità del Parlamento Europeo, anche rispetto ad altre istituzioni comunitarie, Sassoli si è speso contemporaneamente per il rispetto dei vincoli sullo Stato di diritto da parte dei Paesi membri e in difesa dei diritti umani. Da non trascurare che ha operato in questi due ultimi anni, trovando soluzione alle immani difficoltà causate dalla pandemia, anni in cui la ‘modalità a distanza’ è diventata prassi di lavoro anche a Bruxelles. Fiore all’occhiello del suo mandato è l’essersi occupato del negoziato sul bilancio europeo che ha condotto all’approvazione dello storico piano di rilancio dell’economia europea, il Next Generation EU. Il Next Generation EU è un investimento sul futuro dell’Europa e degli Stati membri, per ripartire dopo l’emergenza Covid-19.  Il suo incarico ha anche coinciso con l’avvento di sovranismi e populismi e con la frattura della Brexit, che hanno provocato  discussioni sull’innalzamento di nuovi muri e fili spinati contro profughi e migranti.    “Io so che se mettessimo in comune le nostre storie e ce le raccontassimo davanti a un bicchiere di birra, non diremo mai che siamo figli o nipoti di un incidente della storia. Ma diremmo che la nostra storia è scritta sul dolore”, chiariva da neo-eletto. “Non siamo un incidente della storia, ma figli e i nipoti di coloro che sono riusciti a trovare l’antidoto a quella degenerazione nazionalista che ha avvelenato la nostra storia. Se siamo europei è anche perché siamo innamorati dei nostri Paesi. Ma il nazionalismo che diventa ideologia e idolatria produce virus che stimolano istinti di superiorità e producono conflitti distruttivi”.  E ancora : “Colleghe e colleghi, abbiamo bisogno di una visione. E per questo serve la politica” (Discorso di insediamento come presidente del Parlamento europeo nella plenaria di Strasburgo, 2019). Nel settembre del 2019 Sassoli si era dissociato dall’antistorica risoluzione votata a Strasburgo, in cui si equiparavano nazismo e comunismo e in un’intervista rilasciata al periodico dell’associazione nazionale partigiani (ANPI) ricordava il valore fondante per la stessa Unione europea della lotta antifascista. Il vento di Ventotene, Sassoli lo aveva dentro di sé. Clement Beaune -sottosegretario agli Affari Europei della Francia, presidente di turno del Consiglio Ue- lo ha ricordato come: “Un combattente dell’Europa”. E così dobbiamo ricordarlo e farlo ricordare.                            

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