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Se “Uno” Vale Zero Virgola di Giovanni Frazzica

Grande stupore e sgomento ha generato l’Alta corte di Londra quando ha ribaltato la sentenza che negava l’estradizione di Julian Assange.

giudici inglesi, per assumere una così grave decisione che significa consegnare Assange ad una prevedibile condanne a 175 anni di carcere, avrebbero accolto le rassicurazioni sul suo futuro trattamento una volta estradato negli Usa, fatte dalle autorità americane al fine di evitare un temuto suicidio.

“Questo rischio è a nostro giudizio escluso dalle rassicurazioni che ci vengono offerte” ha detto il presidente della Corte, Lord Burnett. Washington ha fornito rassicurazioni affermando che la condanna per aver pubblicato migliaia di documenti top secret sulle guerre in Afghanistan ed Iraq. 

Washington ha fatto sapere che Assange non verrebbe sottoposto a particolari restrizioni nelle carceri di massima sicurezza, né prima né dopo il processo, a “meno che non si rendano necessarie” (questo è il punto). Il leader di Wikileaks deve rispondere di 18 capi di imputazione, 17 dei quali afferiscono all’Espionage Act. Ma anche su questo gli avvocati del governo Usa hanno affermato che la condanna potrebbe comportare tra i 4 ed i 6 anni.

“Un grave errore giudiziario” dice Stella Moris, compagna di Assange e membro del suo team legale. La portavoce del ministero degli Esteri russo,Maria Zakharova, definisce “vergognoso” questo verdetto (non si sa però se abbia mai commentato il caso Navalny).  Una “parodia della giustizia” è invece la definizione che Amnesty International dà della decisione. “Assange non solo rischia un processo per accuse sulla base dell’Espionage Act, deve temere anche possibili violazioni dei diritti umani a causa di condizioni di detenzione che possono corrispondere a tortura ed altri maltrattamenti”.

Per tirare fuori da un carcere duro egiziano Patrick Zaki il mondo democratico internazionale, Stati Uniti compresi, ha impiegato 22 mesi, ma non è finita, deve affrontare un processo in cui rischia ancora cinque anni di carcere.

Di Alexei Navalny, spenti i riflettori accesi durante le fasi dell’arresto e del processo, non si sa più nulla.

Sulla scena ora ci sono i carri armati al confine con l’Ucraina e le ansie che genera ai governi europei Gazprom. Ma anche Amazon non scherza, è così potente, con più della metà del mercato dello shopping online, che ha utilizzato la sua posizione dominante per arricchire se stessa ed i commercianti che la pagano a scapito di quelli indipendenti. E i colossi californiani come giustificano il loro surplus di liquidità e di potere?

Sono talmente convinti di aver realizzato con propria forza e capacità i loro imperi, che oggi affermano: «there is no such thing as a free lunch», nessuno ti dà da mangiare gratis. Si potrebbero sviluppare anche altri esempi per dimostrare la enorme differenza di “peso” che c’è tra il cittadino e il sistema, cioè tra l’uno e lo Stato o la Multinazionale, sia essa un monopolio pubblico o un colosso privato.

differenza di peso

Ci si accorge della differenza di peso tra il cittadino e il sistema quando leggi del caso Reggeni, di Zaki, di Assange, ma anche più semplicemente quando aumentano senza motivo le bollette di luce e gas o c’è un contenzioso con un colosso Assicurativo o un Ente pubblico che ritarda i pagamenti dovuti.

Ci sono di quei momenti in cui ci si accorge che è ingannevole sostenere che “uno vale uno”, talvolta uno vale zero, zero vergola, forse.

  • tratto dal settimanale regionale I VESPRI, già pubblicato da tempostretto e scomunicando

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