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Generazione politica “cancellata” di Giovanni Frazzica

Generazione politica “cancellata” di Giovanni Frazzica

Oggi sullo scenario politico vediamo gli effetti di qualcosa che ha avuto una genesi casuale: l’immissione da parte di Matteo Renzi nel linguaggio politico del termine “rottamazione”, parola utilizzata a sintesi della sua azione e assunta come manifesto sbrigativo ed efficace per una definitività del rinnovamento di una classe politica, un programma riassunto in una parola. Renzi incarnava tutto ciò, ma interpretava la rottamazione come strumento occasionale per occupare spazi di potere, come abbattere un albero secolare per farsi uno stuzzicadenti. La formula, immaginata per la crociata contro il ras del Pd Massimo D’Alema, ha riscosso un successo tale che ha fatto sì che venisse buttata l’acqua sporca, il bambino e anche, purtroppo, dell’acqua pulita. Occorre, per analogia, dare uno sguardo al caso di Luca Morisi, che, per ammissione di Salvini, ha permesso alla Lega di passare dal 4% del 2013 al 34% alle Europee del 2019. Potenza della propaganda dunque, perché quando tutto ebbe inizio c’era solo una palla di neve chiamata “rottamazione” che doveva colpire D’Alema. Provocò invece una valanga che travolse tutta la piramide, composta anche da incolpevoli soggetti che vedevano di colpo vanificati i sacrifici compiuti per cercare di far carriera politica. All’inizio si pensava che si trattasse di un fenomeno provvisorio circoscritto al Pd, invece il contagio dilagò velocemente in una società che, a prescindere dalle beghe interne di un pur importante partito, manifestava voglia di cambiamento. Si sarebbe dovuta fare una seria lettura del malessere sociale che c’era nelle viscere del Paese e che poteva rappresentare una grande sfida per una vera classe dirigente che avesse voluto vincerla. Renzi però non aveva una classe dirigente in grado di governare gli spazi enormi che, con la fase destruens della sua operazione si erano creati. Ma in politica il vuoto non esiste e non appena si è sgonfiata la “bolla Renzi” la scena è stata occupata dai vari Grillo, Di Maio, Di Battista, Conte etc. che, rispetto alle esigenze strutturali del Paese, non sono apparsi in grado di assumere la guida della nazione. Le posizioni apicali di governo, in massima parte gestite da tecnici e la legge elettorale non lasciano sperare in un ritorno ad una Democrazia che superi il Parlamento dei nominati, formano un tappo che blocca la fisiologia del sistema politico. Tutto ciò porta alla riscoperta delle piazze come terreno di protagonismo, calata la stima per i leader, anche di opposizione, la gente vuole questa modalità di partecipazione. C’è troppa gente, al netto di infiltrati e facinorosi, nei cortei no vax e no green pass, non è normale, forse tra quelle eccessive presenze c’è anche una parte di quella “generazione cancellata” che non si rassegna a scomparire sol perché qualcuno decise che doveva essere rottamata, oggi diserta le urne e diventa una massa che vaga tra tastiera e strada, pronta a seguire qualsiasi pretesto e qualsiasi bandiera, desiderando quasi di poter vedere in diretta che succeda qualcosa

  • tratto dal settimanale I VESPRI

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