Agrigento Enna

PRESERVARE LA DEMOCRAZIA di Guglielmo Rizzo

Presupposto imprescindibile per salvaguardare l’unità di uno spirito collettivo. Prendendo spunto dagli episodi che si susseguono nel quotidiano, ci accorgiamo  di come, all’interno del panorama politico/economico italiano degli ultimi anni, stia delineandosi  una concezione di “governo” ed amministrazione della società civile di tipo imprenditoriale.
Sembra che, in contrasto con quelli che sono i valori che stanno alla base del popolarismo sturziano, nei più svariati ambiti della Società (ivi compresi quelli attinenti alla tutela di diritti inviolabili della persona umana) stia quasi divenendo consuetudinario praticare una cultura di gestione del potere di tipo manageriale, fondata sul concetto di leadership.
Situazione questa che, in altri tempi, il Prete Calatino avrebbe definito “pericolosa per la società”.
Ciò trova conferma nel fatto che, in fin troppe occasioni, si finiscano per perdere di vista gli interessi della collettività ed il Bene Comune per dare, di contro, libero sfogo a comportamenti ispirati a logiche di tipo personalistico e clientelare.
Accade infatti che coloro che ricoprono posizioni di vertice finiscano per attorniarsi di persone che, piuttosto che essere selezionate sulla base di criteri meritocratici, vengano individuate secondo logiche di convenienza in modo tale da poter contare su una cerchia di “fedeli” pronti ad appoggiarli, sostenerli ed a rafforzarne la posizione.
Quello che ne viene fuori è quindi un contesto nel quale, chi entra a far parte di una simile organizzazione, ha tutto l’interesse di agire in perfetta sintonia con il proprio “capo” e di non opporsi ad esso perché, se ciò accadesse, finirebbe per uscirne sconfitto e perdere ogni beneficio ricevuto quale controprestazione della fedeltà prestata.
Una pratica, quella clientelare, che quindi tende a garantire una reciprocità di interessi tra chi fornisce qualcosa e chi ne ottiene il controcambio.
Proprio come avveniva in età romana quando quel cittadino (cliens) che aveva la sfortuna di rivestire una posizione svantaggiata all’interno della società, a costo di ottenere la protezione di un “patronus”, si obbligava a rendergli svariati favori, talvolta fino alla sudditanza fisica o psicologica.
Un vero “malcostume” insomma, che rappresenta un “vulnus” alla democrazia in quanto espressione di un potere a dir poco dittatoriale; una “macchina” all’interno della quale amicizie autointeressate e legami tra uomini di affari e governo finiscono per influenzare l’economia e la società al punto tale da corrompere gli ideali altruistici del mondo politico ed economico.
Questa identificazione tra leader e seguaci si traduce, dunque, in un mancato rispetto dei processi decisionali democratici basati sulla centralità della persona e della sua dignità, in quanto chiara manifestazione di un potere personalistico basato sulla imposizione di regole con finalità antidemocratiche.
Un quadro come questo non può non destare preoccupazioni per il futuro dei nostri figli perché la presenza di una lobby che “sussurra” all’orecchio del proprio capo costituisce un ostacolo alla piena attuazione delle libertà civili e politiche, impedendo l’affermazione di soggetti davvero capaci di investire in ambito territoriale per lo sviluppo delle comunità locali e di interagire con le Istituzioni nei processi legislativi ed amministrativi diretti al cambiamento della vita sociale, culturale, economica e politica di una Nazione.
Urge, quindi, rimediare alla deriva democratica del nostro Paese, confidando in una politica che si possa porre al servizio di un ideale e non di un gruppo di potere.
Anche perché un’azione politica effettiva non si potrebbe mai esplicare attraverso figure che mirino solo al successo ed al proprio profitto materiale.
La Politica deve piuttosto essere vista come un impegno per la giustizia perché solo così si possono creare le condizioni per il Benessere Collettivo.
Viceversa, il successo aprirebbe la strada alla contraffazione del diritto ed alla distruzione della giustizia.
E’ assolutamente prioritario concentrarsi sulla formazione di una classe dirigente pronta a difendere la Carta Costituzionale e ad agire con spirito “popolare”;  tutto ciò affinché si possano pianificare progetti sociali e programmi di “viaggio” che consentano al popolo di essere accompagnato da uomini capaci, onesti e competenti nel cammino verso la democrazia e la pace.
Uomini che non abusino del proprio ruolo istituzionale  che non distraggano le risorse pubbliche per destinarle al perseguimento di finalità private e che, piuttosto che distribuire benefici selettivi a gruppi o individui in cambio di voti, pensino a soddisfare le richieste dei cittadini.
Anche perché risulta inammissibile che beni e servizi teoricamente universalistici, cioè che andrebbero distribuiti in base a criteri impersonali di bisogno, merito o precedenza, finiscano per essere piegati a criteri di convenienza individuale sia dell’elettore che dell’eletto, con conseguente privatizzazione di beni e servizi pubblici.

Guglielmo Rizzo
Democrazia Cristiana Sicilia

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