Barcellona

Barcellona, squallidi teatrini di Cosimo Recupero

BARCELLONA Squallidi teatrini di Cosimo Recupero

Nella giornata di sabato Barcellona Pozzo di Gotto è stata il teatro di una scena a metà fra il tragico e il comico.

Il sindaco della Città Metropolitana di Messina, Cateno De Luca, è apparso ad un gruppo di cittadini barcellonesi, fra cui il sindaco Calabrò e, con il suo solito spiazzante modo di fare in favore di telecamera, ha ordinato ad un funzionario del suo seguito di firmare seduta stante la determina di apertura del ponte alla pubblica fruizione, procedendo poi personalmente alla rottura delle reti di sbarramento, mettendoci tutta la forza bruta.

Era adeguatamente vestito da sindaco, con un completo blu, cravatta dello stesso colore e camicia azzurrina. Se però fossero stati altri tempi avrebbe messo in scena questo spottone elettorale in brache di tela e col petto villico in bella mostra, magari accanto ad una trebbiatrice, simbolo del progresso che non si può fermare. Ma faceva freddino e quindi è meglio così, considerato anche che aveva una voce cavernosa, segno di una incipiente raucedine dalla quale gli auguriamo pronta guarigione.

Il tutto è avvenuto sotto gli occhi sbalorditi del sindaco Calabrò che, con la stessa velocità con la quale De Luca ha aperto il ponte, lui lo ha richiuso.

Insomma, l’ennesimo patetico teatrino di politici che seguono rotte imperscrutabili di cui si comprendono solo gli intenti di propaganda. Pur di dare di sé l’idea dell’uomo forte, del decisionista che non guarda in faccia a nessuno De Luca ha commesso un paio di errori di grammatica politica. Innanzitutto ha ordinato la sottoscrizione di un atto in maniera assolutamente irrituale, senza consultare gli organi preposti. Non è un caso se il sindaco Calabrò, che peraltro è avvocato, ha immediatamente manifestato le sue perplessità circa questo modo di procedere. Ma ammesso che sul piano tecnico giuridico la questione fosse stata già definita, il blitz tragicomico di De Luca ha rappresentato uno sgarbo istituzionale che credo resterà impresso nella mente di tanti per lungo tempo e renderà anche più difficili i rapporti fra queste due amministrazioni.

Ancora, nel video che ritrae l’intera sequenza, De Luca ripete più di una volta una espressione che evidentemente per lui doveva essere divertente ma che probabilmente nasconde il suo modo di intendere le istituzioni. Infatti, quando ripete l’espressione “combinato disposto dell’articolo vattelapesca” lascia intendere che per lui la legge non conta ed è soltanto un insopportabile orpello di fronte alla sua granitica volontà di fare le cose. Il classico modo di intendere le istituzioni che è stato introdotto, nella cultura politica italiana, dal padre di tutti i populismi, Berlusconi, che pensava che per lui la Costituzione e le leggi non valessero perché aveva i voti. Un crinale pericolosissimo sul quale la democrazia italiana sta scivolando fino a quando non arriverà al peggiore degli epiloghi.

Probabilmente De Luca ha premura di mettere bandierine sui territori in vista delle elezioni regionali del 2022 per le quali ha già posto la sua candidatura. Ma invece di entrare a gamba tesa a casa d’altri avrebbe fatto meglio a condividere questa cosa del ponte con tutti gli attori in scena, anche per farseli amici. E invece niente. Il sindaco delle interminabili dirette, delle querele a questo mondo ed a quell’altro, dei droni che insultavano la gente con la sua stessa voce e degli scooter aspiracacca, non resiste alla voglia di far parlare sempre di sé, seppur per canzonarlo, come ha fatto qualcuno che ha pubblicato un divertente video su questa vicenda.

Ma ancora una volta un simile comportamento è il frutto della scomparsa dei grandi partiti di massa. Se fossero esistiti ancora quei partiti che per mezzo secolo ci hanno garantito democrazia e stabilità, oggi un De Luca probabilmente non sarebbe nemmeno sindaco di una città importante come Messina. E se mai lo fosse stato, il suo partito lo avrebbe subito abbandonato al suo destino. E invece niente. Non ci sono più quei partiti e quindi non c’è nessuno che selezioni la classe politica, che la formi e che la controlli. E così le istituzioni, a tutti i livelli, sono in mano a schegge impazzite che quotidianamente ci costringono ad assistere a simili squallidi teatrini.

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