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Che realtà complessa la POLITICA !!! di Guglielmo Rizzo

Che realtà complessa la POLITICA !!! di Guglielmo Rizzo

Un mondo intorno al quale si è sempre discusso e del quale si continuerà a discutere, se consideriamo che la Politica esiste fin da quando l’uomo vive in comunità, cioè fin da quando l’uomo ha avuto necessità di produrre decisioni collettive.
Perché c’è Politica ogniqualvolta  siamo in presenza di una Comunità di individui all’interno della quale si devono prevedere regole atte a garantire una Convivenza Comune il più possibile pacifica.
Proprio come accadeva all’interno della “polis” greca,   contesto nel quale gli individui che lo componevano venivano sottoposti alle stesse norme di diritto e le leggi della città  erano il riflesso di una Legge universale preposta al governo del mondo.
E proprio questo era ciò che Aristotele voleva esprimere quando definiva l’uomo un “politikon zoon”, ossia un “animale politico e sociale”, un essere che poteva avere una sua dignità solo in quanto cittadino che godeva dei diritti di cittadinanza e, quindi, inserito nella Comunità.
Ne deriva che il vero fare politico deve tradursi nell’esercizio di un potere finalizzato all’attuazione di scelte e decisioni il più possibile democratiche; e ciò può,  ovviamente, avvenire solo attraverso il diretto coinvolgimento dei cittadini, ossia privilegiando una struttura poliarchica e pluralista del potere in cui la sovranità popolare assuma il ruolo di limite, di principio equilibratore che si concretizzi  nella dialettica tra le Istituzioni ed i fenomeni associativi spontanei che sorgono nella Società civile.
Ciò in ossequio al Popolarismo sturziano che  vede nel Popolo, oltre che il soggetto del pluralismo, una costante autorità di antipotere, in grado di resistere all’abuso, attraverso l’azione politica basata sulla libertà che può e deve porre costantemente in discussione il quadro politico e le leadership esistenti.
Purtroppo però oggi accade che le tendenze populiste prendano spesso sopravvento su quelle popolariste con la conseguenza che, piuttosto che porre in essere azioni dirette a promuovere il bene collettivo, si finisce per promuovere il bene di un gruppo specifico, sconfinando in comportamenti autoritari basati sulla leadership e sulla volontà di far prevalere il proprio ego.
Un buon savoir faire politico poi, non può assolutamente trascurare il Legame con il Territorio perché proprio tale rapporto è l’elemento che favorisce un avvicinamento dei governanti al popolo.
Perché l’arte politica, se praticata con passione, deve sostanziarsi nella capacità di dare e di trasferire qualcosa; e affinché tale trasferimento possa realizzarsi occorre che chi amministra si immedesimi con le reali esigenze della collettività attraverso un fare empatico.
Inoltre, quanto più forte è il legame con il Territorio, tanto più grande sarà la volontà di porre in essere azioni finalizzate ad una sempre maggiore preservazione e valorizzazione dello stesso.
Peccato che oggi sembra di vivere nell’epoca di una Politica senza Territorio ed è,  peraltro, diffusa tra i governati la percezione che chi governa abbia poco a cuore la volontà di prendere iniziative volte ad ottimizzare il Territorio ed a mantenerne integra la consistenza, prevenendone lo spopolamento.
Accade infatti, soprattutto nella nostra magnifica terra sicula che, ad un certo punto della loro vita, i più giovani si trovino costretti a dover interrompere ogni legame con il locus che ha dato loro i natali, per impiegare le loro energie e talenti altrove,  con l’ulteriore riserva che, in un lontano futuro, finiranno per liberarsi di tutto quanto le loro famiglie abbiano creato con enormi sacrifici nella terra di origine, per poi magari alimentare le casse di altri territori con i proventi derivanti dalla dismissione dell’originario patrimonio familiare.
Allora, se questo è lo stato d’animo collettivo, perché non cercare di conferire un sentimento alla Politica e dotare gli uomini di governo della sensibilità giusta per pianificare percorsi a vantaggio dei territori e delle comunità di persone che li popolano?
Perché un dato è certo ed inconfutabile: una buona fetta di popolazione appare fortemente sfiduciata per il fatto di non sentirsi rappresentata da una classe dirigente capace, adeguata ed in grado di governare diligentemente il Territorio.
Purtroppo il livello dei politici del nostro tempo non risulta particolarmente alto; e ciò, a maggior ragione, se si opera un confronto con quelle Personalità politiche che hanno mostrato un fare straordinario nel passato e delle quali si continua ancora oggi a parlare perché, nell’esercizio della funzione di governo, hanno mostrato abilità tali da lasciare un segno.
Poi magari hanno anche avuto la sfortuna di incappare in vicende giudiziarie di un certo spessore ma, ciò malgrado, il loro nome continua a dominare sulla scena.
Certo, c’è da dire che non mancano commenti a dir poco sarcastici sul loro passato, riconducibili a quelle “anime belle” che, in fondo, dovrebbero essere proprio le ultime ad esprimere giudizi morali.
Perché purtroppo, è amaro ammetterlo, ma a pronunciare “dicta” sprezzanti e taglienti sono sempre coloro che vorrebbero far credere di predicare bene mentre in realtà razzolano male.
Questo perché risultano animati da una tendenza alla “criminalizzazione” che li porta ad etichettare come “appestati”, fino al punto di annientarli, quei soggetti che, pur essendosi trovati a scontare le conseguenze dei propri errori, lo abbiano fatto con dignità d’animo e rispetto nei confronti della Giustizia.
Quasi a voler negare loro la possibilità di un riscatto sociale.
Ma a cosa porta un simile accanimento?
Cosa costa convincersi del fatto che chi ha espiato una pena con dignità e rigore morale abbia tutto il diritto di essere reintegrato nella Società, piuttosto che esserne emarginato con pregiudizio e considerato “detenuto a vita”.
Purtroppo ciò che emerge è un grande deficit di solidarietà tra gli uomini; solidarietà che è diventato difficile pretendere soprattutto in un’epoca nella quale, per effetto della pandemia, si siano irrigiditi i rapporti tra gli esseri umani e sia entrato in crisi il sistema basato sulle relazioni sociali.
Ma un messaggio lo si può lanciare, soprattutto a coloro che pensano che chi “inciampa” una volta resti claudicante a vita: e cioè che spesso, nella vita di ciascuno, i momenti brutti e quelli migliori si susseguono rapidamente e, addirittura, certe volte tendono a coincidere.

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