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Sicindustria e Ance: no a ritardi della burocrazia e si al Ponte

Infrastrutture al Sud e Pnrr, Sicindustria e Ance: “Piano contro i ritardi della burocrazia e il Ponte” di Giovanni Frazzica

I presidenti Ivo Blandina e Pippo Ricciardello concordano su tante criticità che riguardano il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Blandina e Ricciardello si soffermano particolarmente su un tema sempre caldo, anche se, periodicamente, viene accantonato da tutti i governi locali e nazionali: “A questo punto – dicono – non comprendiamo perché, in presenza di un lavoro di progettazione e di un iter procedurale già effettuato in passato, inclusa l’assegnazione dell’appalto e l’inizio delle prime attività propedeutiche al cantiere, non si sia seriamente presa in considerazione l’attuazione del Ponte sullo Stretto proprio in questo momento storico. Parlare di fattibilità e di commissioni di studio sembra essere l’ennesimo tentativo di ricollocare nell’ambito delle utopie una opera determinante per dare impulso al nostro territorio e a tutta Italia. Chiediamo, quindi, che il Governo Draghi cambi prospettiva, inserendo, già a partire dalla prossima Legge di Stabilità, altri Fondi che non siano solo quelli dell’attuazione del programma Next Generation EU-Italia, come, invece, è attualmente previsto. In tal modo, si potrebbero destinare al Ponte, oltre che ad altre opere fondamentali per la rete stradale e per i porti siciliani, le risorse non spese della Programmazione 2014-2020 al Fondo Sviluppo e Coesione, ma anche integrare a tale scopo quelle del periodo appena iniziato 2021-2027. Accanto a questa rimodulazione, si dovrà mettere in atto un sistema legislativo per gli appalti e per la realizzazione degli interventi infrastrutturali in grado di rendere utilizzabili strade, ferrovie, ponti, porti, reti informatiche, opere di salvaguardia dal rischio sismico e idrogeologico in tempi coerenti con la modernità. Solo così – concludono i presidenti Blandina e Ricciardello – potremo assicurare uno sviluppo sostenibile e duraturo a tutto il nostro Paese e non solo a Messina o alla Sicilia o al Mezzogiorno”. Viene descritto come la panacea di tutti mali ma i ritardi biblici degli apparati burocratici potrebbero avere la meglio se non si adottano misure ad hoc in caso di inadempienze. E’ questo il monito di Sicindustria ed Ance Messina che provano a sollecitare il dibattito pubblico, non solo in ambito locale, a proposito delle reti infrastrutturali nel Sud e, in particolare nell’Area dello Stretto. A tal proposito, Blandina e Ricciardello si soffermano su un tema sempre caldo, anche se, periodicamente, viene accantonato da tutti i governi locali e nazionali: “A questo punto, non comprendiamo – dicono -perché, in presenza di un lavoro di progettazione e di un iter procedurale già effettuato in passato, inclusa l’assegnazione dell’appalto e l’inizio delle prime attività propedeutiche al cantiere, non si sia seriamente presa in considerazione l’attuazione del Ponte sullo Stretto proprio in questo momento storico. Parlare di fattibilità e di commissioni di studio sembra essere l’ennesimo tentativo di ricollocare nell’ambito delle utopie una opera determinante per dare impulso al nostro territorio e all’Italia. Chiediamo, quindi, che il Governo Draghi cambi prospettiva, inserendo, a partire dalla prossima Legge di Stabilità, altri Fondi che non siano solo quelli dell’attuazione del programma Next Generation EU, come attualmente previsto. Così si potrebbero destinare al Ponte le risorse non spese della Programmazione 2014-2020 al Fondo Sviluppo e Coesione. Oltre a questa rimodulazione, si dovrà mettere in atto un sistema legislativo per gli appalti e la realizzazione di interventi in grado di rendere utilizzabili strade, ferrovie, ponti, porti, reti informatiche, opere di salvaguardia dal rischio sismico e idrogeologico. Solo così potremo assicurare uno sviluppo sostenibile e duraturo a tutto il nostro Paese e non solo a Messina,  alla Sicilia o al Mezzogiorno”. Blandina e Ricciardello dicono: “Nelle pieghe delle linee guida concepite dal Governo e dalle autorità della UE emergono serie preoccupazioni. Il PNRR, per essere trasformato in opere concrete necessita di adempimenti procedurali definiti, occorre una mobilitazione di forze sociali, politiche, economiche del territorio per sollecitare gli apparati burocratici per decisioni attuabili in poco tempo. Preoccupa la ripartizione di fondi, l’unica rete di trasporti finanziata è quella ferroviaria, con una stima di investimenti globali nel PNRR pari a 24,7 miliardi, la parte restante di circa 9,1 miliardi è relativa a nuovi progetti, con la prospettiva di diventare operativi nel secondo semestre del 2024 col rischio di non poter rientrare nei tempi fissati per il PNRR”.

  • tratto dal settimanale I VESPRI

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