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MILANO, LA POLVERIERA LOBBY NERA di Patrizia Zangla 

MILANO, LA POLVERIERA LOBBY NERA di Patrizia Zangla 

“Lobby nera” è denominata l’indagine giornalistica di Fanpage messa in onda nella trasmissione Piazza Pulita di La 7. Si tratta di due video sulla campagna elettorale di Fratelli d’Italia per le amministrative di Milano 2021. 

A seguito dell’esposto presentato da Europa Verde a firma di Angelo Bonelli e Eleonora Evi, co-portavoci del partito ambientalista, la Procura ipotizza i reati di finanziamento illecito ai partiti e riciclaggio, ma si paventano: apologia di fascismo e odio razziale.

Sotto la lente d’ingrandimento dei magistrati i versamenti irregolari proposti dall’europarlamentare di Fratelli d’Italia Carlo Fidanza, capo delegazione FdI al Parlamento Ue – costretto ad autosospendersi- al giornalista infiltrato, ma, a prescindere dai presunti reati, i video presentano plurimi aspetti politici interessanti. Tanto inquietanti da azzerare l’abusata espressione di inchiesta a orologeria perché esplosa a pochi giorni dalle elezioni.

Il retroterra racconta di un lavoro di ricerca condotto da Fanpage che si serve di un giornalista infiltrato negli ambienti neofascisti milanesi in veste di uomo d’affari, a cui viene proposto un sostegno alle sue Società di consulenza finanziaria in cambio di finanziamenti in nero al partito.

 Il sistema

Sono video brevi -il filmato integrale è di cento ore- nel primo si vede un consueto incontro – un aperitivo elettorale di Fdi- in cui si parla, si scherza, si pianifica. Spezzoni di comizi. Ricorrono battute antisemite e razziste, stantii stilemi inneggianti al nazifascismo.

 Il secondo evidenzia il legame dei partiti di destra in parlamento -la Lega- coi gruppi e estremisti neofascisti, si vedono attività di proselitismo in campagna elettorale, contatti diretti fra deputati e si espone il progetto di una Lega estremista: la Lega della Terza posizione.  

Tutti sono ignari di essere ripresi dalle telecamere, sono disinvolti.

Disinvoltamente parlano.

È un’allegra “Brigata nera” come si autodefinisce.

Si vede Roberto Jonghi Lavarini, nome che ai più potrebbe dire poco, storico esponente della destra milanese, animatore culturale del circolo neomonarchico Aristocrazia Europea e di quello militante Ritorno di Fiamma, interessato al mondo esoterico di matrice evoliana, soprannominato “Barone Nero”, che al momento banalizza, etichettando come “goliardate da bar” le frasi del filmato, ma al contempo posta sul suo profilo social una foto che lo ritrae proprio con Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia e un’altra con Matteo Salvini, segretario della Lega, puntualizzando:

 “…Nessuno faccia finta di non conoscermi o, peggio, si permetta di offendere gratuitamente me e la comunità di veri patrioti che, mio malgrado, in questo frangente, ho l’onore e onere di rappresentare. Il 5% di voti della “destra radicale” fa gola a tutti ed è indispensabile per vincere qualunque sfida bipolare, nei comuni e nelle regioni, come alle elezioni politiche”. D’altronde nel 2018 è stato candidato in Fdi alle politiche.

E chiaro è anche il suo fine: “Cerchiamo di fare un sol fascio” … .

Ai suoi incontri, membri della Gran Loggia Regolare d’Italia, vecchi piduisti, nobili decaduti, militari, personalità del mondo filorusso e di quello cristiano ortodosso, tutti accomunati dal vecchio trinomio Dio, Patria, Famiglia che rappresenta il manifesto programmatico.

È Jonghi Lavarini a raccontare nel 1o video di un giro di imprenditori, dell’esistenza di “lavatrici” per il “black”, per ripulire gli eventuali finanziamenti ricevuti in nero.

Nel video-inchiesta si vede il giornalista infiltrato chiamato in disparte da Fidanza, che gli propone di finanziare un evento del partito anche utilizzando il “black”, e gli spiega come farsi beffa della normativa e evitare che la gente parli.

È sempre Jonghi a chiarire fattivamente l’operazione: 

«Tot ai consiglieri di zona, quindi gli do i contanti e dico: “Fai l’evento, ma devi invitare la Valcepina, Fidanza e Rocca”.  Gli altri, invece, due imprenditori se li prendono privatamente perché loro hanno il giro di nero e fanno versamenti sul conto della Valcepina».

È Francesco Rocca -anch’egli candidato Fdi, ora eletto- a concludere il suo comizio con un «Boia chi molla».

È sempre Fidanza che prima della foto del gruppo invita a non dire «cheese» ma «Paolo Berizzi», nome del giornalista sotto scorta per minacce ricevute dai neonazisti.

È Norma Iannacone, presidente del Municipio 7, a rivendicare la patente di “vera fascista”.

È la Valcepina, che sul suo profilo Facebook si presenta agli elettori come “avvocato, madre, patriota”, a raccontare di campioncini anti-age come omaggio alle escort che l’appoggiano, persone che non hanno mai votato e a ridere di gusto all’idea di una bomba collocata su una barca piena di migranti.

È di nuovo Jonghi -nel 2° video -a dire di aver molto contribuito all’elezione europee del 2019 di Angelo Ciocca, europarlamentare della Lega. Una foto in cui posano sorridenti li ritrae insieme, dati per molto vicini durante la campagna elettorale, Jonghi sostiene di avergli portato “5mila delle oltre 90mila preferenze”. Ora Ciocca ne rinnega la vicinanza e minaccia querele.

È Max Bastoni – non rieletto, ma al momento dell’inchiesta era consigliere regionale, di Lealtà e Azione – gruppo suprematista, neonazista- a fregiarsi di essere fascista, a chiamare Borghezio “suo maestro” (è stato suo assistente al Parlamento europeo), “soldato della Terza Posizione”, alludendo a Terza posizione movimento eversivo di estrema destra.

È Mario Borghezio a spiegare il progetto della creazione dei ‘quadri’  da inserire nella nuova Lega. Mentre Bastoni, con l’eurodeputata Silvia Sardone, è impegnato in un’ambigua campagna preelettorale di donazione di beni alimentari.

È sempre Jonghi a dire, in un incontro riservato con Ciocca, come: “Nella nuova Lega nazionalpopolare di Salvini, ritenuto troppo debole, ci deve essere spazio anche per noi” nel solco tracciato da Gianluca Savoini e Borghezio, ispiratori della corrente nazionalista nella Lega.

Borghezio da un po’ di tempo è scomparso dalle scene, ma, a quanto pare, è ancora attivo, annovera condanne definitive per violenza privata, danneggiamento seguito da incendio e diffamazione aggravata da discriminazione razziale. Vicino a Ordine Nuovo, al gruppo di Orion del terrorista nero Maurizio Murelli, vicino anche a Gianluca Savoini, uomo chiave dell’ Affaire Metropol, introdotto nella Lega proprio da Borghezio.

Mentre Murelli sembrerebbe il teorizzatore del sistema, vale a dire della strategia messa a punto per condizionare e influenzare col pensiero postnazista le leghe autonomiste e la Lega Nord.

Da non trascurare il legame Jonghi-Borghezio, legati da un doppio filo, la nostalgia fascionazista, Jonghi dice:  “come me, è un pazzo nazista” e il progetto comune: lavorare nell’ombra della politica- “Sul palcoscenico siamo un po’ ingombranti, però dietro ci fanno lavorare liberamente”-.

Un balzo indietro del Carroccio che aveva all’origine con Umberto Bossi un’acclarata linea antifascista.

Nell’allegra Brigata nera il termine “patriota” ha ingiustificatamente sostituito quello di camerata, patriottardo, nazionalista, antisemita, razzista.

Déjà vu, il gruppo esoterico

Ma c’è una parte ancora più interessante: Jonghi, già condannato a due anni per apologia di fascismo, parla di “un gruppo trasversale diciamo esoterico, dove ci sono diversi massoni, ammiratori di Hitler, quel nostro informale servizio di informazione e sicurezza…abbiamo una rete di militari, esponenti del clero e sostenitori della Russia di Putin”.

Dunque, massoneria deviata, apparati militari deviati, Servizi segreti deviati, appoggi internazionali, ecco tornare ad agitarsi vecchi spettri.

Era il lontano 1946, la neo formazione confluita nel Msi si poneva come legittima erede dei valori del fascismo e della Repubblica Sociale di Salò, includeva fra le sue file anche monarchici. Per anni il MSI conterà sul ‘doppio binario’, il volto rassicurante per l’opinione pubblica e la piazza che significa violenza.

Oggi c’è un volto emerso e uno sommerso che attesta quanto e come il Fascismo goda di buona salute, l’acqua di Fiuggi -luogo della svolta con Massimo Fini- sembra acqua passata.

 Sono molte le formazioni del neofascismo che si accompagnano a virulente forme di parafascismo e non pochi i centri sociali di estrema destra. Fili neri che si congiungono in linea di continuità, prevalentemente dottrinale, col fascismo storico. Gruppi che manifestano attenzione nostalgica all’antico glorioso passato, ne riproducono, più o meno goffamente, il rituale e le liturgie -saluto romano, ostentazione di simboli iconografici, cori fascisti ai cortei, comizi, cene pre-elettorali-, racchiusi in un unico codice programmatico: Boia chi molla! Comportamenti in atto di sfida al reato di apologia di fascismo.

Vecchi spettri, dicevamo. Centri occulti di potere, logge coperte che hanno lungamente permeato i gangli dello Stato, che hanno finanziato, organizzato stragi con uomini dei Servizi segreti legati alla rete di Gladio, dunque con appoggi e relazioni atlantiche, stragi poi eseguite da terroristi neofascisti, alcuni ancora in circolazione.    

Non ci si deve mai stancare di ricordare, come rileva la nostra Costituzione italiana che l’Italia è antifascista.

«È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista. In deroga all’articolo 48, sono stabilite con legge, per non oltre un quinquennio dalla entrata in vigore della Costituzione, limitazioni temporanee al diritto di voto e alla eleggibilità per i capi responsabili del regime fascista».

La legge Scelba (20 giugno 1952, n. 645) attuazione della XII disposizione transitoria e finale della Costituzione italiana introdusse il reato di apologia del fascismo, prevedendo sanzioni per «chiunque fa propaganda per la costituzione di una associazione, di un movimento o di un gruppo avente le caratteristiche e perseguente le finalità» di riorganizzazione del disciolto partito fascista, e «chiunque pubblicamente esalta esponenti, princìpi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche». Ritoccata con un successivo intervento del 1975, regolata dalla Legge Mancino del 1993, che all’articolo 2 punisce “chiunque, in pubbliche riunioni, compia manifestazioni esteriori od ostenti emblemi o simboli propri o usuali” di organizzazioni, associazioni o movimenti “aventi tra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi”.

Queste le norme.

L’applicazione è difficile, rimanda all’atteggiamento che una comunità democratica dovrebbe riservare a manifestazioni di nostalgia per ideologie totalitarie come il nazifascismo. Nella pratica l’ordinamento giuridico italiano non aiuta, esiste una sorta di discrezionalità del giudice di stabilire quanto il pericolo di apologia sia concreto, per questo può scegliere di non punire manifestazioni pubbliche a carattere commemorativo.

Infatti troppo spesso ci si scontra con il rispetto delle libertà d’opinione e coi limiti della censura, perché non è facile contemperare il diritto costituzionalmente garantito alla libertà di pensiero, questo il motivo per cui ci si imbatte sul Web con notizie e video di raduni in cui si proclama la propria appartenenza a una razza superiore proprio come avviene nel video di Fanpage.

Video da cui emerge il legame dei partiti di destra in parlamento – Fdi e Lega- coi gruppi estremisti neofascisti – Orion di Murelli, Lealtà e Azione di Bastoni, Terza Posizione- un’influenza che supera il proselitismo, che mira a formare una nuova classe dirigente nel centrodestra, a costituire una corrente estremista nella Lega, attivando strategie per entrare nel palazzo del potere attraverso i propri eletti, che fungono da tramite, sono gli anelli di congiunzione con esponenti e persone che ufficialmente non compaiono o coprono ruoli di secondo piano, ma che sembrano esercitare un forte condizionamento. Questo sembra essere anche un pilastro su cui da tempo questi partiti si reggono. Si configura una profonda zona grigia, uno spazio equivoco facilmente inquinabile fatto di correità e connivenze.

E mentre sfacciatamente va in scena una strategica opera di rimozione storica che cancella fatti essenziali del regime fascista, una macchina che assolve e semplifica – la saga di Mussolini ha fatto cose buone-, -la saga di chi non festeggia il 25 aprile-, che banalizza i molteplici aspetti negativi lasciando emergere quelli marginali e folcloristici che hanno presa sull’attuale opinione pubblica che ha scarsa conoscenza della storia del Ventennio, sotto traccia si muove una pericolosa destra neofascista, non da operetta come si vuole far credere ma con profonde ramificazioni internazionali sottaciute dai leader dei partiti di destra, che silenzia e marginalizza l’ala moderata, cosa in sé molto preoccupante e allo stato attuale sottovalutata dalla stessa destra moderata. Questo potrebbe pesare sul destino del Paese perché non sappiamo cosa bolle nella polveriera Lobby nera.

 “In regione sono tutti nazisti” [dice Jonghi], Milano appare come paradigma di forze politiche estremiste fascionaziste che cercano di sfondare l’argine.

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