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Nobel ai cronisti e reporter che difendono la libertà

Nobel ai cronisti nel mirino. “Omaggio a tutti i reporter che difendono la libertà. ”Maria Ressa da tempo denuncia corruzione e carneficine del governo Duterte nelle Filippine. Riconoscimento anche a Muratov, direttore di Novaja Gazeta, 15 anni dopo l’omicidio di Anna Politkovskaja, coraggiosa redattrice dello stesso giornale. Erano 329 candidati al Premio Nobel per la pace, tra attivisti ambientali, dissidenti politici e scienziati sul fronte anti Covid. Ma il Comitato dell’Accademia di Oslo ha scelto, per la prima volta, 2 giornalisti «per i loro sforzi di salvaguardare la libertà di espressione, che è precondizione per la democrazia e per una pace duratura». I prescelti sono il russo Dmitrij Muratov e la filippina Maria Ressa, entrambi «rappresentanti – come meglio spiega il comunicato ufficiale – dei giornalisti che difendono questo ideale in un mondo in cui la democrazia e la libertà di stampa affrontano condizioni sempre più avverse». Dal 1993 Muratov, 59 anni, porta avanti, con l’aiuto tra gli altri di Mikhail Gorbaciov, la Novaja Gazeta, che per la sua imparzialità e coraggio ha pagato un prezzo altissimo con ben sei morti tra redattori e collaboratori autori di inchieste sul regime di Vladimir Putin. Il presidente russo, facendo buon viso e cattivo gioco, ha subito mandato a Muratov le sue congratulazioni riconoscendone «l’impegno per un’informazione libera». Maria Ressa rappresenta una costante minaccia per il presidente delle sue Filippine Rodrigo Duterte, noto col nomignolo di “Giustiziere” affibbiatogli da Time per le sanguinose campagne antidroga dove in 6 anni hanno perso la vita decine di migliaia di sospetti spacciatori. «Almeno 30mila persone» secondo la Ceo e direttrice di Rappler che ha contestato le stime della polizia alla quale Duterte ha dato carta bianca. Già corrispondente dal sudest asiatico della Cnn e giornalista d’inchiesta sui fronti più caldi, Ressa ha fondato con 12 colleghi e colleghe Rappler. Gli articoli pubblicati negli anni sono parte del dossier dell’Onu che porterà Duterte davanti alla Corte internazionale dell’Aia per gravi violazioni dei diritti umani. Ma Ressa e Rappler – dicono gli accademici – «hanno anche documentato come i social media vengono utilizzati per diffondere notizie false, molestare gli oppositori e manipolare l’opinione pubblica». Accusa-ti di essere «pagati dall’America», sono stati minacciati di morte senza contare le persecuzioni giudiziarie, 10 mandati d’arresto per la sola Res-sa di cui due eseguiti con una notte di cella, oltre a quelle fiscali costate milioni in spese legali e cauzioni. Ottima dunque l’idea di assegnare li premio Nobel a 2 giornalisti linea nella difesa della democrazia e della libertà d’espressione. C’è ancora civiltà su questo pianeta.

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