primo piano

Veronica Pagano: non chiamiamoci esportatori di democrazia 

Non chiamiamoci “esportatori di democrazia” di Veronica Pagano

La consegna dell’Afghanistan ai talebani non si tratta affatto di una disfatta per l’Occidente: definirla tale significherebbe continuare ad avallare la narrativa occidentale dell’ultimo ventennio. La maschera della democrazia segue lo stesso destino di Kabul, frantumandosi in mille pezzi sotto il peso delle sue stesse crepe e mostrando (senza troppe illusioni) la reale natura dei governi occidentali, Unione Europea inclusa

Le ragioni (ufficiali) di questa “crociata a conduzione americana” trovavano fondamento e giustificazione nella lotta ad Al-Qaeda, all’indomani dell’attentato alle Torri Gemelle. Di fatto fu, invece, una vera e propria guerra coloniale

Con l’accordo di Doha, Donald Trump ha spianato la strada al definitivo ritorno al potere dei talebani. Joe Biden – forte del sostegno popolare –  non aveva comunque alcun interesse a non tenervi fede, ma poteva scegliere. 

Poteva (e doveva) scegliere per un ritiro più graduale e coordinato, che consentisse l’evacuazione in sicurezza di diplomatici, giornalisti, attivisti, oppositori politici e collaboratori a rischio di persecuzione. Poteva (e doveva) scegliere di programmare – in cooperazione con le organizzazioni internazionali – l’invio di aiuti umanitari e peacekeepers e l’apertura di corridoi umanitari per i rifugiati

Il “democratico” Biden ce l’aveva eccome la scelta, ma ha preferito optare per tempi e modalità di ritiro che – di fatto – hanno messo in pericolo le vite di civili e militari, rendendo più complicata ogni futura possibilità di manovra. 

All’Unione Europea, invece, resta fare (ancora una volta) i conti con l’impotenza propria di una Comunità che ha poco di Unione e molto più di interessi domestici da preservare. Resta ora da pagare il prezzo della sterile retorica e dell’ipocrisia di una politica volta più a esternalizzare la gestione dei flussi migratori, garantire rimpatri forzati e difendere la Frontiera Europea, piuttosto che agire (concretamente e con voce autorevole) sulle dinamiche da cui quegli stessi flussi originano.

No, non siamo “esportatori di democrazia”: finché esisterà un “noi” e un “voi” siamo e resteremo dei colonizzatori con un concetto distorto di democrazia, come se questa possa essere imposta con armi e acciaio.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *