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Diario controcorrente del generale agosto di Maurizio Ballistreri

Diario controcorrente del generale agosto di Maurizio Ballistreri

Quest’anno il “Generale agosto”, il periodo in cui tutto si rallenta, per paradosso si può dire che sia andato in ferie.

Ecco, quindi, un personale diario “controcorrente”.

Il ritorno della Jihad islamica e l’Afghanistan

Per anni il mainstream dominante del pensiero unico mondialista, che ha egemonizzato la geopolitica, è stato “l’esportazione della democrazia”. Ma quanto è avvenuto in Afghanistan, in cui i talebani ricostituiscono quel Paese come epicentro della Jihan globale, testimonia il fallimento di quella visione del mondo.

E così, dopo una pandemia che non si riesce ad arrestare, in campo ritorna il fondamentalismo islamico e con esso nuovi drammatici pericoli terroristici per l’Occidente con il possibile riemergere di Al Qaeda, oltre al rischio che i talebani stringano alleanze con la Cina in funzione anti-Usa e a nuove bibliche ondate di migranti disperati.

Insomma, per dirla con Luciano Canfora, “il mito dell’esportazione della democrazia” degli Stati Uniti, che dal Vietnam si è dipanato in Serbia e in Iraq sino all’Afghanistan è stata un disastro e con esso il concetto di “guerra giusta” e lo “Scontro di civiltà” teorizzato dal politologo americano Samuel Phillips Huntington nel 1996, evidenziando vieppiù l’assenza a livello internazionale dell’Unione europea.

Anti-americanismo? No, delusione per il declino della civiltà occidentale, come scrisse Oswald Spengler ne “Il tramonto dell’Occidente”: “Questo è il senso di ogni tramonto nella storia, il senso del compimento interno ed esterno, dell’esaurimento che attende ogni civiltà vivente.

Gli incendi

Il fuoco è alla base della civiltà umana, come ci illustra il mito di Prometeo e le attività primordiali dell’Homo erectus, che lo utilizzava per scaldarsi, proteggersi, coltivare, cucinare i cibi, trasmettendone il sapiente utilizzo all’Homo faber.

Ma quest’estate, ancor di più rispetto agli anni passati, gli incendi che hanno provocato devastazioni e morti, hanno proposto l’elemento-fuoco come violenza e distruzione, a causa del vile fenomeno dei piromani.

Il fuoco è vita e morte al tempo stesso, come lo descrive Italo Calvino in Iran, ove brillava quello della divinità Mazda, nel tempio di Zoroastro a Yazd e sta all’uomo discernere il bene dal male. E circa il male, sarebbe giusto, senza essere additati come giustizialisti, un severo inasprimento delle pene per chi provoca gli incendi, con l’inserimento della specifica fattispecie del 423 bis del codice penale, tra i reati non coperti dalla nuova (e giusta!) ipotesi di prescrizione della cosiddetta “riforma-Cartabia”.

Ius soli e diritti sociali

Il mantra del Pd guidato da Enrico Letta è quello della querula rivendicazione dello ius soli.Se alla base c’è l’idea della cittadinanza allargata, con temi come  la transizione demografica, il nuovo mercato del lavoro, la inalienabile dignità delle persone migranti, non si può non constatare che esso stenta a trovare consensi in una società come quella italiana, giustamente impaurita da un futuro incerto, con disoccupazione da Covid-19, scarsità di risorse del Welfare, molecolarizzazione sociale anche di tipo etnico e religioso, ulteriore allargamento del divario tra Nord e Sud del Paese.

E del tutto fuori luogo appaiono le affermazioni di chi, nella sedicente sinistra italica, avendo sepolto da tempo la rappresentanza tradizionale dei ceti più deboli, oggi non solo costituita da ciò che rimane della classe operaia ma anche i nuovi (e sfruttati!) lavoratori dell’Economia 4.0, afferma che gli “italiani non capiscono”, proponendo una storpiatura dell’egemonia gramsciana, intrisa di deteriore pedagogismo, senza la visione di palingenesi sociale del grande intellettuale comunista.

E così, la sinistra ha abbandonato i diritti sociali per abbracciare quello che un tempo si sarebbe definito “cosmopolitismo borghese”.

Sindacato e green pass

La provocazione è stata lanciata da Tiziano Treu, presidente del Cnel e già ministro del Lavoro, ma, soprattutto, eminente giuslavorista, che a fronte del rifiuto della Cgil di proseguire lungo la strada della contrattazione, invocando una legge sulla materia, per definire la disciplina in azienda della presenza dei lavoratori nelle mense, a causa del Codiv-19, ha giustamente affermato “da anni le parti sociali, ora soprattutto i datori di lavoro, non riescono a fissare i criteri della rappresentatività per estirpare la piaga dei contratti pirata e rifiutano che sia la legge a farlo. Invece qui, in questo guaio tremendo della pandemia vogliono la legge su Green Pass”.

La risposta è semplice: i sindacati confederali non vogliono assumersi responsabilità nei confronti degli iscritti sul tema dell’obbligo vaccinale per accedere alle mense aziendali e chiedono una legge per deresponsabilizzarsi; non vogliono però una legge, nonostante che da 73 anni venga disattesa la previsione dell’art. 39 della Costituzione in materia, che definisca criteri certi per la rappresentanza e la rappresentatività sui luoghi di lavoro, eliminando le posizioni di privilegio per le tre centrali “storiche”.

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