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Usato sicuro di Cosimo Recupero

Leoluca Orlando si è iscritto al PD. Sì, sì… proprio così. Leoluca Orlando, sindaco di Paliemmo (per dirla con il loro dialetto), si è iscritto al Partito Democratico di Enrico Letta.

Sembra una delle tante boutade estive che riempiono i rotocalchi da spiaggia. Una notizia tipo il seno rifatto di qualche attricetta, ma intanto è così.

Appurato che è vero, non ci resta che cercare di capire il perché di questo passaggio. E per capirlo non possiamo che iniziare ad indagare non tanto dal sindaco, quanto dallo stesso partito del Nazareno.

Ormai il PD è in preda alle più schizofreniche allucinazioni. E’ un partito completamente dissociato dalla realtà. E’ un partito che, non contento delle proprie stesse lacerazioni interne, si fa logorare anche da quelle del maggiore alleato, quel M5S che è quanto di più contrario alla democrazia che possa esistere in un paese normale.

E’ un partito che non parla di lavoro, operai, crescita economica… niente.

Per non dire poi dei grandi temi di politica internazionale, come la questione mediorientale, sparita del tutto dalla sua agenda politica.

La dirigenza Dem impiega le proprie giornate dibattendosi fra proposte da lista civica, come il contributo da diecimila euro ai diciottenni, e questioni di somma importanza per il paese, come i gusti sessuali di qualche milionario annoiato.

Una vera ossessione quella di certi sedicenti uomini e donne di sinistra per le questioni sessuali che ormai occupano la maggior parte del tempo che queste persone dedicano alla politica.

Una linea politica talmente inconsistente da far apparire qualche sciroccato del Papeete come un illuminato statista.

Se dovessimo scegliere un aggettivo per definire il PD non diremmo né che è corrotto (corrotte possono essere le persone, non i partiti) né che è disorganizzato, né che è antico… no. Diremmo che il PD è noioso. E’ come uno di quei fidanzati che, appena si presentano a casa di lei, fanno rimpiangere ai genitori il fidanzato di prima, con la sua moto da corsa, il piercing sui capezzoli ed i tatuaggi sulla fronte.

In questo nulla cosmico, però, qualcuno che con la politica ha più dimestichezza si può infilare, per riempirlo. Ed è in questo senso che si può leggere l’iniziativa di Orlando. Uno che è sulla scena da quarant’anni e che a Paliemmo ha ancora qualche consenso. Uno che, da buon siciliano, riesce scientificamente a tenere la città nelle sue più stridenti contraddizioni. Una città che è sporca come la Tunisi degli anni settanta e vivace come la Dublino di oggi. Una città con le casse vuote che però riesce a farsi finanziarie progetti come il nuovo waterfront o la linea della metropolitana per centinaia e centinaia di milioni di euro.

Una città, insomma, nella quale c’è materia per dire che Orlando è il migliore sindaco del mondo ma anche il peggiore. Basta solo scegliere da quale parte stare.

A noi sembra che questa entrata sia la prima mossa del sindaco per sbarrare la strada a qualcuno che pretende di essere il primo, in linea ereditaria, al trono d’Orleans, ovvero alla presidenza della Regione. Quel Claudio Fava che, quanto a noiosità, non ha rivali al mondo. E così, quando il centrosinistra dovrà scegliere il proprio candidato per le elezioni regionali, fra Fava e Orlando sceglierà Orlando, con buona pace della sinistra estrema e di quel che resta del M5S siciliano.

E chi lo sa che Orlando non abbia anche mire nazionali, verso la segreteria del partito stesso, per esempio.

Se tutto quello che abbiamo ipotizzato si realizzerà non lo sappiamo. Certo, i detrattori, potranno dire che Orlando ormai rappresenta un vecchio modo di fare politica, vecchio anche per i paladini dell’antimafia di cui lui è stato antesignano.

Ma al Nazareno avranno pensato che, non riuscendo ormai da anni a produrre niente di nuovo per il dibattito politico nazionale e regionale, la cosa migliore sia buttarsi su qualcosa non più di moda, magari, ma che ancora tira un po’. Come quelli che, non potendosi permettere un’auto nuova, optano per un usato sicuro.

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