primo piano

Un pozzo di soldi di Cosimo Recupero

Il M5S si è definitivamente sfasciato. Casaleggio, il figlio del fondatore, si è addirittura dissociato e pensa già ad un altro movimento con il quale vaneggia di fare nuovamente il pienone nelle urne.

Qualche mese fa, Conte era stato messo a capo del M5S per fare finta di essere il leader di una forza politica che aveva fatto della democrazia diretta il proprio inossidabile principio. Ma già la stessa procedura seguita per nominarlo in quel ruolo, ovvero una semplice dichiarazione giornalistica di Grillo, è la negazione stessa di quel principio.

Poi è arrivata la battaglia fatta a colpi di carte bollate dietro la quale, in realtà, si nasconde una guerra fra bande fra le più feroci che la politica italiana abbia mai visto.

Di Maio fa la parte del fedelissimo, ma in realtà vuole ridurre alla totale inagibilità politica quello stesso Conte che, alla sua caduta, sarebbe dovuto tornare a Palazzo Chigi, pena la indisponibilità dei grillini di sostenere qualunque altro governo e, quindi, il rischio elezioni. Ma nonostante la parola d’ordine di quei giorni fosse “O Conte o morte”, quando il Capo dello Stato Sergio Mattarella ha strigliato tutti facendo sventolare la penna con la quale avrebbe firmato il decreto di scioglimento delle camere, di fronte alla prospettiva di molti pentastellati di tornarsene a casa, quella parola d’ordine è sparita immediatamente, ed il tanto odiato Draghi, quello dei poteri forti e delle banche, magicamente è diventato il nuovo vincitore in soccorso del quale, per dirla con Flaiano, i grillini per primi sono andati in soccorso.

Tutto questo teatrino da due soldi solo per tenersi stretto un posto che difficilmente riuscirebbero a riconquistarsi, specie per molti dei miracolati del click che, fuori di lì, sarebbero costretti a trovarsi un lavoro vero.

Ma l’epilogo più triste di tutta questa vicenda è la battaglia in tribunale per stabilire la titolarità dell’elenco dei nomi degli iscritti al movimento.

Innanzitutto perché non si capisce come mai, se quello è l’elenco degli iscritti di un partito, la “proprietà” spetti ad una SRL esterna che se lo può tenere stretto.

In secondo luogo, non si comprende anche perché il M5S, che Conte dice di voler rifondare, non potrebbe riformare quell’elenco chiedendo ai simpatizzanti di iscriversi nuovamente su una nuova piattaforma, per poter partecipare alle consultazioni interne.

Ma soprattutto, quello che non si capisce, è perché quanti dicevano che il M5S era nato per dare voce al popolo, per istituire finalmente la democrazia diretta, per permettere a tutti di dire la propria sulle grandi questioni, poi quei dati non vengano ceduti a chi fa politica sul campo.

Noi siamo cresciuti con una cultura politica che vedeva nei partiti dei veri portatori di valori ed idee, che fossero patrimonio di tutti gli iscritti. E per quei valori e quelle idee abbiamo visto gente morire, prima nella Resistenza al fascismo e poi nella strenua lotta ad altre forze che volevano sovvertire l’ordine democratico, come le organizzazioni terroristiche e quelle mafiose.

Qui invece si assiste ad uno squallidissimo mercato nel quale, quelli che dovrebbero essere i decisori della vita politica italiana, sono invece tenuti ostaggio da una oscura società milanese che si arroga il diritto di venderli al miglior offerente.

E da tutto questo abbiamo capito che il motto su cui Grillo aveva fondato il movimento, evidentemente aveva una seconda parte mai pronunciata. Perché se uno vale uno, tutti insieme valgono un pozzo di soldi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *