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Sanità: Leva di Sviluppo economico a Tutela della Salute

LA SANITÀ: Una Leva Di Sviluppo Economico a Tutela Della Salute Dei Cittadini:Un binomio imprescindibile!, o una serie di numeri primi ?

In un momento storico fortemente critico come quello che stiamo vivendo a causa della pandemia, non ci si può esimere dall’affrontare un tema, oserei dire, attualissimo che è quello della RELAZIONE TRA POLITICA E SANITA’ e dell’impatto che da tale relazione deriva sulla vita pubblica.
Partiamo subito dal presupposto che, alla stregua di quanto sancito dall’art. 32 Cost., nel contesto di un ordinamento di tipo democratico, la Sanità non può che rappresentare un bene di tutti, in quanto la salute, oltre ad essere un “diritto dell’individuo” è anche un “interesse della collettività”. Infatti, il fatto che la popolazione mantenga un elevato grado di benessere fisico e psichico giova sicuramente all’economia e, più in generale, all’armonia della nostra comunità di persone.
La Costituzione italiana tutela quindi l’individuo, come singolo, ed il cittadino, quale membro della collettività e, dunque, quale parte integrante del territorio.
Da tale premessa deriva che, una proficua salvaguardia del diritto alla salute può essere garantita solo da una Sanità che si appresti ad essere gestita con metodo democratico e, quindi, in modo efficace, efficiente ed equo in quanto, solo in tal senso, si possono creare i presupposti per garantire quella che, in termini di management, viene definita customer satisfaction, ossia la piena soddisfazione degli utenti del servizio sanitario.
Ecco che allora un contributo finalizzato a delineare l’immagine di una Sanità efficace, efficiente ed equa, può certamente derivare dalla Politica, nella misura in cui la si consideri alla stregua di un “arte nobile” diretta alla mediazione ed al dialogo costruttivo in vista della realizzazione dell’interesse collettivo.
Del resto, una materia delicata quale quella sanitaria non può che richiedere un pronunciamento chiaro e per nulla ipocrita, considerando che le mediazioni si devono cercare solo laddove siano al sicuro le questioni fondamentali.
Ma in quale direzione devono orientarsi in concreto le decisioni politiche per far sì che la Sanità possa essere gestita secondo criteri oggettivi di equità?
Sicuramente una politica al servizio dei cittadini non può di certo essere quella dei partiti nazionali o regionali ma deve essere quella “diretta” dei rappresentanti degli utenti del servizio sanitario; ciò significa che i servizi sanitari devono essere erogati realizzando un dialogo culturale e sociale con i rappresentanti del popolo, ossia ricercando il consenso del popolo detentore della sovranità e rendendolo partecipe, attraverso i propri rappresentanti appunto, delle valutazioni del sistema sanitario. Spetta, dunque, all’elettore orientare le scelte; e ciò ancor più alla luce del fatto che in una sanità compartecipata, come quella siciliana, i cittadini si trovano a subire in larga misura il peso delle tasse.
Volontà e partecipazione collettiva consapevole, sono dunque gli strumenti principali per affrontare e gestire tutte le difficili problematiche afferenti all’ambio sanitario e che, giorno dopo giorno, si presentano sul territorio.
Quindi, per riassumere quanto detto fino a questo momento, perché la Sanità possa risultare equa ed efficiente, prima di tutto occorre che sia Partecipata e gestita in maniera paritetica perché, solo in tal modo, potrà garantire una uniformità nella erogazione delle prestazioni sui territori a tutti i livelli, secondo i principi del Federalismo Territoriale Sanitario di cui all’art. 118 Cost.
A tal proposito va sottolineato che la Sanità italiana presenta oggi un carattere fortemente frammentario; e tale situazione altro non è che l’effetto del potere attribuito alle Regioni dalla riforma del titolo V della Costituzione. Infatti, con le modifiche del titolo V, la Sanità è divenuta competenza pressoché esclusiva delle Regioni, con la conseguenza che queste ultime finiscono per godere di una grande catena di poteri senza essere assoggettate a controlli stringenti sul loro operato (ad eccezione di alcune verifiche sui bilanci da parte del Ministero del Tesoro e della Corte dei Conti). In un simile contesto, proprio per evitare che si creino disparità tra le varie Regioni e per far sì che si possa realizzare una reale “uniformità” a livello nazionale, occorre disegnare un quadro all’interno del quale la Sanità si trovi ad essere “governata” dallo Stato e gestita dalle Regioni; ciò può avvenire attraverso la previsione, da parte dello Stato centrale appunto, di leggi-quadro (in termini di standard di qualità, quantità e costo dei servizi sanitari erogati) che dovrebbero essere rispettate dalle varie Regioni proprio per evitare disparità di trattamento tra le varie aree del Paese che finirebbero per rivelarsi lesive dei diritti dei cittadini. Ciò contribuirebbe di certo alla creazione di una Sanità pubblica ed universale nel senso stretto del termine.
Inoltre, un dato da non sottovalutare, affinché si possano davvero realizzare gli effettivi bisogni della Comunità, è che la Sanità italiana sia senza sperperi. Ciò può avvenire attraverso una modulazione dell’offerta in relazione alla domanda, studiando azioni di governo atte a contenere appunto la spesa sanitaria e ad attuare un processo di razionalizzazione delle risorse e dell’esistente. In tal senso, gli sprechi non si eviterebbero di certo chiudendo gli ospedali o riducendo il personale ma rimodulando e valorizzando al meglio le risorse disponibili.
Infatti non ci sono dubbi sul fatto che, la Sanità  in Italia affonda tra sprechi, e soprattutto grazie alla inefficienza ed al disinteresse della Politica.
Devono essere poste in sicurezza le risorse onde evitare le periodiche revisioni al ribasso in un po’ tutte le Regioni, in cui la spesa sanitaria complessiva, cresca più velocemente di quella del prodotto, con conseguente aumento del peso della Sanità sul PIL.
Ciò significa che oggi, rispetto a quanto accadeva circa venti anni addietro, in tante Regioni si spende una porzione maggiore del reddito per la Sanità e la quota pubblica risulta ovviamente preponderante. (Si badi al fatto che la Sanità costituisce oltre il 70% del bilancio regionale, mentre la spesa complessiva per la Sanità italiana si aggira sui 110 miliardi di euro l’anno). E naturalmente una situazione come questa non può che destare preoccupazioni per la tenuta dei saldi di bilancio. Ecco che allora si presenta la necessità di intraprendere azioni governative aventi come fine precipuo quello del contenimento delle spese.
Vanno adottati sicuramente dei correttivi se non vogliamo il crollo dei principi di equità, universalisno e solidarietà, che circa 50 anni a questa parte, caratterizzavano i principi e la solidità  del nostro Sistema Sanitario Nazionale.
Che ci si adoperi e che ci sia forte convergenza di tutte le forze politiche, ai fini di porre “ in sicurezza” le risorse disponibili ed evitare  periodiche revisioni al ribasso
Entrando nei dettagli, occorre stabilire, da un lato, una soglia minima del Rapporto Spesa Sanitaria/PIL, e, dall’altro, un incremento percentuale annuo del Fabbisogno Sanitario Nazionale pari almeno al doppio dell’inflazione.
La SANITÀ  PUBBLICA deve essere posta AL CENTRO DELLA AGENDA POLITICA, non tenendo conto della salute delle persone.
Mentre l’Italia continua a sedere al tavolo delle potenze economiche del mondo, la politica si è premurata a fare precipitare il finanziamento pubblico per la Sanità  ai livelli dei paesi dell’Europa Orientale, considerando quindi la Sanità come un mero capitolo di spesa pubblica, da “saccheggiare” e non “una possibile leva di sviluppo” da sostenere, considerato il fatto che assorbe solo il 6,7% circa del PIL, mentre l’intera filiera della salute ne produce circa l’11% E, paradossalmente, tutto questo avviene con “l’Atteggiamento Complice” dei cittadini e dei pazienti, che ingnari, non hanno mai rivendicato in alcuna forma la TUTELA DELLA SANITÀ PUBBLICA, che rappresenta un diritto fondamentale del Cittadino (Art.32 costituzione).
Quindi, tutti i Governi, sin dal 2010, hanno ridotto la spesa sanitaria per sostenere le emergenze finanziarie, considerato che la attitudine ad investire in Sanità  va a braccetto con la facilità a disinvestire, il tutto con l’obiettivo fallito di aumentare il consenso elettorale ( si e puntato sui sussidi individuali (Bonus 80 euro – reddito di cittadinanza- quota 100), indebolendo, in tal senso, di fatto, la tutela della salute pubblica ed aumentando la spesa delle famiglie.
Per non parlare di risorse rese esose da sprechi che non si traducono in servizi, o che possono essere utilizzate per servizi o prestazioni, che rispetto al costo, determinano benefici alquanto marginali, che, paradossalmente, possono generare anche rischi maggiori dei benefici.
Per tentare di salvare il SSN, bisogna innanzitutto puntare a fare aumentare il ritorno, in termini di salute, delle risorse investite in Sanità, attuando Riforme Sanitarie e Fiscali di governance, a tutti i livelli, per ridurre al minimo i fenomeni di sovra-utilizzo di servizi o prestazioni sanitarie inefficaci o inappropriate e sottoutilizzo di servizi e prestazioni efficaci ed appropriate.
Altro aspetto fondamentale del rapporto tra Politica e Sanità è che le scelte e le nomine politiche sanitarie vengano orientate secondo criteri di competenza; e ciò a maggior ragione quando ci si trova a gestire situazioni di emergenza. In altri termini, occorre fare in modo che il personale sanitario, a tutti i livelli, venga selezionato, non sulla base di logiche politiche o partitiche, ma secondo criteri di tipo meritocratico. Valorizzare il merito e le prestazioni professionali è infatti condizione imprescindibile per garantire la piena e completa attuazione del bene dei cittadini e del diritto alla salute, ma è anche un modo per incentivare la produttività; è infatti risaputo che il riconoscimento dei dovuti meriti e delle dovute gratificazioni agli operatori del settore rappresenti uno stimolo maggiore al raggiungimento dei risultati. Puntare sulle competenze e sul merito degli operatori sanitari equivale dunque a preservare il valore sacro dell’arte medica, favorendo lo sviluppo di una Sanità sempre più qualificata, in grado di sostenere qualsiasi evento avverso e di garantire un’adeguata protezione sociale. Ed a maggior ragione in situazioni critiche, come quelle che stiamo vivendo a causa della pandemia, si percepisce quanto importante sia interfacciarsi con figure mediche preparate, competenti e dotate di seria capacità di diagnosi e decisione. A ciò va poi aggiunta la considerazione di precipua importanza secondo cui è fondamentale che le nomine degli Assessori preposti al ramo Sanità sfuggano a logiche di mera affidabilità politica, con conseguente necessità che gli stessi si formino e si aggiornino con una certa costanza su tutte le vicende e le problematiche che interessano la materia sanitaria, così da immedesimarsi nelle stesse e gestirle in modo empatico e consapevole; e questo sempre e soprattutto alla luce della delicatezza ed inviolabilità del diritto in gioco che è quello alla salute di tutti noi cittadini. Trasparenza, merito ed assenza di conflitti di interesse sono, dunque, punti di partenza necessari ed imprescindibili per ogni nomina nella Sanità.
Seguendo un simile modus operandi risulta sicuramente più agevole pianificare una programmazione sul medio e lungo termine, gestire in modo più produttivo gli investimenti e monitorare situazioni impreviste e difficili al fine di contenere il più possibile conseguenze dannose e pregiudizievoli per la collettività.
Dalle considerazioni fatte emerge, quindi, quanto sia di fondamentale importanza il rapporto tra la Politica e la Sanità, sempre e solo nella misura in cui tale relazione non si traduca in una eccessiva presenza della prima nella seconda. Infatti se, per un verso, sembrerebbe che, tra questi due ambiti, sussista un nesso inscindibile, per altro verso parrebbe più consono ricondurre il suddetto rapporto a quello intercorrente tra una serie di numeri primi, ossia a numeri, che i matematici definiscono speciali, separati tra loro da un numero pari e condannati a non toccarsi mai ma a sfiorarsi. Con ciò si vuole quindi sottolineare il principio secondo cui ALLA POLITICA SPETTEREBBE RIDIMENSIONARSI NE CONFRONTI DELLA SANITÀ, in modo tale da operare e rendere trasparente ed equilibrato il suo rapporto con la stessa.
Allora, ecco che da quanto premesso si può ricavare la considerazione secondo cui l’unico modo per migliorare la Sanità non è tanto il legame con la Politica, bensì quello di migliorare la Politica stessa.
Solo una buona politica, indipendentemente dai partiti che la costituiscono, può davvero esaudire i bisogni della popolazione oltre che garantire gli interessi dei politici e dei loro “gruppi di appartenenza”.
Delineata in questi termini, la Politica diventa un vero e proprio impegno sociale, un dovere morale, un “atto di amore verso la Comunità”, diretto a realizzare quella che Luigi Sturzo definiva moralizzazione della vita pubblica. Così come predicava il prete calatino “…non si corregge l’immoralità solo con le prediche e gli articoli dei giornali. Bisogna che la prima a essere corretta sia la vita pubblica: ministri, deputati, sindaci, consiglieri comunali, cooperatori, sindacalisti, siano l’esempio di amministrazione rigida e di osservanza fedele ai principi della moralità”. Sturzo, fautore del popolarismo, riconoscendo un ruolo centrale all’azione popolare, quale strumento di democratica partecipazione alla vita civile, condannava ogni forma di populismo, considerandolo come una concreta manifestazione dell’egoismo umano e dell’abuso di potere. Sturzo rinveniva in una adeguata pressione popolare lo strumento più adatto per porre i giusti limiti e prevenire il dilagare dell’immoralità e della corruzione nella vita amministrativa e politica, condannando le “tre male bestie” della Politica, ossia lo statalismo, la partitocrazia e l’abuso del denaro pubblico. Egli, attribuiva alla politica una funzione pedagogica, subordinandone l’utilità al possesso di una buona cultura, intesa come conoscenza del vero, e riteneva che la prima regola del buon politico fosse da ravvisarsi nel “servire” e non nel “servirsi”, ossia nel preferire il bene comune al tornaconto personale, nell’immedesimarsi nelle problematiche che attanagliano la collettività e nell’adoperarsi per la individuazione di soluzioni costruttive comuni, recriminando ogni logica di tipo utilitaristico diretta alla affermazione del proprio ego. “E’ primo canone dell’arte politica essere franco e fuggire dall’infingimento, promettere poco e mantenere quel che si è promesso”, chiosava il prete di Caltagirone. In questo senso, si può dire che Sturzo ha anticipato il magistero dei papi fino a Papa Francesco per il quale “la Politica è una vocazione altissima, una delle forme più preziose della carità, perché ricerca il bene comune”.
Per concludere, in un’epoca difficile come quella in cui viviamo, nella quale l’apparire prevale, ahimè, sull’essere, fare un passo indietro ed ispirarci agli scritti del grande sacerdote calatino, ci munirebbe della giusta carica per sconfiggere il populismo ed il pressapochismo di alcuni protagonisti della vita pubblica. Bisogna tornare ad essere “popolari” ricostruendo una relazione naturale con la società civile, con il popolo. Attualizzare e valorizzare il pensiero sturziano è il presupposto imprescindibile per l’attuazione di un nuovo programma politico, ispirato ai principi laici ed aconfessionali del cristianesimo democratico, che sono gli stessi sui quali si fonda la nostra Costituzione, incentrati sul primato della persona, sulla solidarietà e sul bene comune.
Occorre quindi, più che mai, sforzarsi perché il pensiero sturziano non resti relegato nel cielo indefinibile delle utopie, ossia di quegli ideali non suscettibili di realizzazione, ma che piuttosto esso continui a fungere nel presente da stimolo per sperare in un nuovo progetto politico; un programma finalizzato a creare condizioni migliori per l’intera collettività, basato sugli ideali di matrice democristiana di giustizia e libertà e che si atteggi ad antidoto per il superamento della grave crisi culturale e politica attuale.
Guglielmo Rizzo
Dipartimento Sanità e Attività Sociali
Democrazia Cristiana Sicilia

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