catania primo piano

Guglielmo Rizzo: programmare eventuali emergenze pandemiche

Abbiamo intervistato il Dott. Guglielmo Rizzo, Dirigente del Dipartimeno Sanità e Attività Sociali della Democrazia Cristiana Nuova, uomo dotato di convinzioni profonde, in ispirazione alle ideologie dei Padri Fondatori del Partito Popolare e della Democrazia Cristiana, considerazioni dettate dalla sua appartenenza e vicinanza all’On. Salvatore Aldisio, Ministro del Regno e della Repubblica, dal 1944 al 1954,  fondatore del Partito popolare assieme a Luigi Sturzo e a Giuseppe Alessi, da adolescente, e cresciuto nel Movimento Giovanile della Democrazia Cristiana

1) Dott. Rizzo, quale il vero significato di una riunificazione dei moderati di centro sotto l’egida dello scudo Crociato ?

R La qualifica di “Cristiana”, apposta a Democrazia, appartiene al contenuto della volontà popolare e non è quindi una specificazione di Democrazia, nel senso che si tratti di una democrazia di tipo religioso.

Ogni democrazia moderna, peraltro, possiede le sue radici nel Cristianesimo, che sin dai primordi ha elevato il lavoratore a fratello, proponendo il passaggio dello schiavo a cittadino.

Democrazia Cristiana Nuova vuole significare, non soltanto una Democrazia Laica  che si basa sui valori morali della Civiltà Cristiana, ma una democrazia in cui il popolo non deve essere solo elettore, ma deve essere protetto da leggi speciali e deve possedere il senso della appartenenza.

2) Dott. Rizzo, quali sono le considerazioni innovative che potrebbero portare ad un rilancio il Partito della DC nei termini di Democrazia Cristiana Nuova ?

R  La libertà di Pensiero, resa ai fini di una collaborazione fatta di convinzioni profonde, in  ispirazione alle ideologie dei Nostri Padri Fondatori, nel solidarismo cristiano della vita economica e sociale e nell’intento di operare a favore del Bene Comune, soprattutto nel rispetto delle fasce sociali più deboli e bisognose, il solidarismo cristiano, nei termini di Moralizzazione della vita pubblica, atto a salvaguardare i rapporti comportamentali, interpersonali e soprattutto la morale politica e amministrativa, perché “la Moralizzazione della Vita Pubbllica è il miglior servizio che si possa fare alla Paria nostra”, per come sosteneva Luigi Sturzo.

Comunque, rifacendomi ad un pensiero di Alcide de Gasperi, del “ la Politica o la  si fa o la si subisce”, abbiamo ritenuto opportuno, assieme all’Amico Totò Cuffaro, Commissario Regionale della Democrazia Cristiana Nuova, di coinvolgere i giovani che desiderano interessarsi sui territori, soprattutto per fare in modo che siano loro, cioè i giovani, gli “attori” della Vita Politica del futuro della nostra terra.

Il tutto in un disegno pubblico che deve essere percepito in una società complessa e dispersiva, che poco o nulla riserva alla riflessione del profondo di noi stessi, che sembra negata da un futuro che non sia quello di uno sviluppo manipolato da una grande superbia scientifica e meccanicistica.

Quindi, in definitiva, una forza fatta di Convinzioni Profonde.

I territori  devono rappresentare i luoghi dove si deve esprimere tutto ciò che trasferisce positività e crescita.

Se si ama un  luogo, il luogo dove la famiglia cresce, è doveroso, da parte dei singoli, Partecipare alla Azione Politica, ai fini di poter garantire alle generazioni future, un avvenire migliore.

3) Dott. Rizzo, di cosa si sta occupando il Dipartimento Sanità e Attività Sociali della Democrazia Cristiana Nuova?

R Vivere le difficili problematiche dei territori, soprattutto in relazione alla riforma del Titolo V della Costituzione, che ha frammentato la Sanità a livello Nazionale, con coraggio ed abnegazione, per riuscire, unitamene alla volontà ed alla partecipazione collettiva, ad affrontarle, giorno dopo giorno.

Allora, in tal senso, il Dipartimento DC Sanità e Attività Sociali si sta occupando di una rivisitazione di un Progetto di Rete di Sanità Partecipata.

Premesso che la gestione della sanità richiede un pronunciamento chiaro e non ipocrita, in quanto le mediazioni si devono ricercare solo quando sono al sicuro le questioni fondamentali.

Dicevo una Sanità partecipata, gestita in maniera paritetica, privilegiando il diritto alla salute, che richiami ai doveri i gestori della Sanità, a qualsiasi livello.

Quindi, in definitiva, una Sanità che risponda a crieri di equità nel funzionamento, senza sperperi, che garantisca uniformità di erogazione delle prestazioni sui territori, a tutti i livelli, secondo i principi del Federalismo Democratico, una sorta di Federalismo Territoriale Sanitario e che privilegi il merito.

Bisogna ambire alla soddisfazione dei bisogni della gente ed al “Consenso del popolo”, che ha sicuramente un valore unidirezionale, cioè che “non si può scambiare”.

Per concludere, una Sanità Pubblica ed Universale, sostenuta dalle tasse pagate dal popolo, una Sanità “governata” dal Centro e “Gestita” dalle Regioni, a condizione che si antepongano le esigenze dei Pazienti.

Stiamo provvedendo a stilare questo progetto di rete sanitaria, che affronti soprattutto i reali bisogni della comunità e che moduli l’offerta in  relazione alla domanda, senza sperperi, e che rimoduli, non nel senso di una “ lungimiranza politica di appartenenza”, ma realizzando un dialogo culturale e sociale, prescindendo dai canoni della buona politica che è e deve essere Servizio per la Comunità e dialogo costante con la comunità, considerando i territori, che, specie in Sicilia e nell’entroterra, sono caraterizzati da una situazione orografica particolare, di certo non assistita da una viabilità ottimale.

Quindi una rete ospedaliera basata sulla collaborazione tra strutture e professionisti, stilata come risposta alle difficoltà logistico-organizzaive del territorio.

E’ indubbio che la spesa sanitaria complessiva in tutte le regioni è più veloce di quella del prodotto, cosicchè aumenta il peso della sanità sul PIL.

In altre parole, in tutte le regioni, oggi si spende una porzione maggiore del reddito per la Sanità, rispetto a quello che accadeva circa vent’anni addietro, e la quota pubblica è ovviamente preponderante.

Ciò si riflette, in termini di preoccupazione per la tenuta dei saldi di bilancio.

Quindi, la necessità di azioni di governo per il contenimento della spesa sanitaria, che, a mio parere, deve mirare ad eliminare gli sprechi e ad agire efficacemente sulla razionalizzazione delle risorse e dell’esistente, valorizzando le competenze e il merito, a prescindere dalle appartenenze, a tutti i livelli.

Penso, per concludere, che questo debba essere il motivo dominante della condotta politica, cioè, essere in  grado di pianificare una programmazione, a medio e lungo termine, perché solo così facendo si possono gestire meglio anche situazioni impreviste e difficili, come, per esempio, eventuali emergenze pandemiche.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *