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C’ERA UNA VOLTA UN TRIBUNALE E UN CANCELLIERE di Gaetano Catania

MISTRETTA, C’ERA UNA VOLTA …..UN TRIBUNALE E UN CANCELLIERE…    di Gaetano Catania

Così cominciano tutte le favole, raccontate nei libri dei bambini, ma questa non è una favola. Recentemente a Tusa si è svolto un Convegno molto interessante per ricordare Carmelo Battaglia, il sindacalista ucciso dalla mafia. “Mafia” una parolina del nostro vocabolario che difficilmente sentiamo pronunciare, se non a bassa voce, vuoi per paura, per omertà o semplicemente per la scarsa conoscenza che si ha del fenomeno. Eppure, tutti siamo nati e cresciuti in una Regione dove questo fenomeno ha regnato e regna sovrano. Un fenomeno ricco di famiglie e clan collegati tra di loro e legati da vincoli e patti indissolubili. Nella nostra zona tante sono  state, e forse lo sono ancora, le famiglie importanti,  quelle dei Nebrodi, di Barcellona, collegate alle potenti famiglie delle Madonie. A baluardo di questo particolare fenomeno, fu istituito a Mistretta, nel 1862 un piccolo Tribunale, per contrastare tale fenomeno, ma nel 1923, durante il periodo fascista, fu soppresso per motivi politici, in quanto Mistretta si mostrò ostile al nuovo regime.  Tuttavia dopo la guerra fu ripristinato dal prefetto Mori. Da allora questo piccolo Tribunale si è sempre occupato principalmente di antimafia, abigeati, occupazione di terre, furti di bestiame. Negli anni 60, l’uccisione del sindacalista Carmine Battaglia, di Tusa, portò il tribunale di Mistretta alla ribalta internazionale, tutti i maggiori quotidiani d’Italia ne parlarono  per l’impegno straordinario profuso nella lotta alla mafia.

Ma dagli anni 70 in poi,tutto cambiò  ed il Tribunale di Mistretta, non si occupò più di mafia ma di abusivismo edilizio, di omicidi colposi, incidenti stradali, fallimenti commerciali ecc. Come se a Mistretta, fosse sopraggiunto, il Gigante Buono della Ferrero, che sconfitta tutta la Mafia della zona,  riportava  la pace e la serenità….. così almeno sembrava, nonostante ci fossero ancora quelle famiglie e quei clan, che dettavano, indisturbati le proprie leggi.

Anzi, alle vecchie famiglie si aggregavano altre, della nuova generazione, che assoldavano nuovi adepti, senza che si avvertisse l’occhio vigile e la mano ferma della giustizia.

A dire il vero, “qualcuno” in quel periodo osò ribellarsi, ed alzare la testa e fare qualche denuncia di presunta concussione o accondiscendenza o del timore reverenziale verso queste famiglie o questi clan, che allora non elargivano “mazzette ” ma pallettoni di lupara.

Così questo  “qualcuno” fu presto considerato il classico rompiballe che non si faceva i cazzi suoi, allora ci fu qualche solerte invito a : ” cu tu fa fare…ma lascia perdere ..fai finta di niente.. ” ecc.

Ma visti gli scarsi risultati di questi affettuosi ” consigli “, si passò ad un classico della Mafia, più sicuro e meno rischioso, un metodo già collaudato e infallibile. Il  “rompiscatole” viene isolato dal gregge, emarginato il più possibili dalla società  civile, e sottoposto a procedimento disciplinare, con espressa richiesta di ” perizia psichiatrica “. Un modesto medico, della zona, amico degli amici, senza alcuna esitazione diagnosticherà: ” soggetto affetto da una sindrome acuta depressiva, ansiosa reattiva, con personalità psicopatica e con tratti ossessivi di tipo schenelderiano “,cioè praticamente pazzo.

Questa delirante diagnosi, voluta  dai clan e dagli amici della famiglia mistrettese, viene presentata subito al Capo del Personale del Ministero di Grazia e Giustizia. Sparsa la notizia , il piccolo cancelliere di montagna, viene sommerso da attestati di stima e solidarietà da parte di tutta la comunità  mistrettese, e da numerose personalità del mondo forense.  Il Presidente della Camera dei Deputati, On.Alfredo Biondi , manda subito una accorata lettera di solidarietà, a cui seguirono alcune interrogazioni parlamentari, fatte dagli On.li Maceratini, Trantino, Lanziger. Anche la stampa internazionale si occupò del caso, l’Espresso, Panorama, il Corriere della Sera del 05/08/1987, ma con scarsi risultati, la Mafia vince  sempre…

In verità, dopo qualche anno il Presidente della Corte d’Appello di Messina, viene ” inquisito ” dalla Procura di Reggio Calabria , per abuso di ufficio, ma il provvedimento si perse, non si è mai più saputo nulla. Intanto il “pazzo” cancelliere, presentata domanda di una visita medica  fiscale a Roma, viene riconosciuto totalmente sano di mente e del tutto infondata e priva di ogni presupposto la diagnosi del  “medicuccio” amico degli amici.

Ma per salvare la faccia il Ministero lo promuove Cancelliere Capo alla Corte d’Appello di Palermo,” promoveatur ut amover ” – sia promosso perchè sia rimosso -.

Solo allora, il disturbatore della quiete, del Tribunale di Mistretta, decide di dare mandato al suo legale, per chiedere al Ministero Di Grazia e Giustizia un risarcimento per danni morali e materiali da devolvere in beneficenza, ma anche questa istanza si perse nei meandri dei corridoi del Ministero.

E come tutte le favole, che hanno una fine le precarie condizioni di salute, dovute anche alle tante ingiustizie subite, alle mortificazioni, a 68 anni muore,  per una malattia al fegato, dopo aver ricoperto ancora per qualche anno l’incarico di Giudice di Pace e Giudice Tributario a Palermo.

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