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CittadinanzAttiva, cerino acceso da Catania a Licata

Cittadinanza Attiva: il cerino acceso parte da Catania, salta Messina e finisce a Licata di Calogero Leanza

Sta vivendo momenti difficili quella che, secondo i racconti dei militanti più anziani, era stata un tempo una sorta di Juventus nel campo delle Associazioni del Volontariato siciliano. Un “Viale del Tramonto” che proietta lunghe ombre a partire dal settore Sanità, contrassegnato dalla perdita di terreno all’interno dei Comitati Consultivi in cui la Rete Civica della Salute, costituita da scissionisti del Movimento,  ha guadagnato notevoli posizioni. In effetti per troppo tempo la dirigenza dell’Associazione ha indugiato sugli allori, invecchiando, perdendosi in conflitti territoriali tra Catania e Messina che si sono risolti con tregue armate che hanno tuttavia ignorato le esigenze della Sicilia Orientale. Col Congresso regionale, celebrato il 7 marzo 2021 da remoto, sono esplose tutte le contraddizioni di una dirigenza stanca, priva di un disegno strategico, che riusciva solo a trovare l’ennesimo accordo Messina-Catania per mantenere il controllo del brand. Diverse novità hanno impedito che questa volta l’accordo di potere potesse dare i suoi frutti. Il cosiddetto “fronte messinese” non era compatto a causa del caso Scicolone mobbyzzato a Milazzo a fine 2019. Poi era sorta una candidatura inaspettata, quella del sindacalista Pippo Spataro di Agrigento, alternativo a Concetto Trifilò, figlio dell’accordo fatto a tavolino dai big della Sicilia Orientale. A spoglio avvenuto, gli stessi organizzatori, non proclamano gli eletti per le numerose proteste appalesatesi in corso d’opera che hanno consentito a Pippo Spataro e a Franco Scancarello di presentare un corposo ricorso. Interviene il Collegio Nazionale di Garanzia che prevede elezioni suppletive cui dovrebbero partecipare solo coloro che non sono riusciti a votare e a cui dovrebbe essere inviata una raccomandata a casa (1800 su 2500 iscritti). Prima del Direttivo del 6 Aprile il componente Giovanni Frazzica chiede con e mail al Segretario in carica Giuseppe Greco di mettere in discussione questa procedura non condivisa. Greco  stila l’Odg ignorando la richiesta, affida la presidenza della riunione del Direttivo a Giuseppe Magrì che nega a Frazzica la parola per poter intervenire per mozione d’ordine chiedendo la modifica di un percorso che riteneva troppo lungo e non utile a poter legittimare comunque un infausto esito congressuale. Malgrado questa prova muscolare, che però rappresenta un grave vulnus per la democrazia interna, c’è un clima da 8 settembre, Greco infatti si dimette da Segretario regionale, il  vice vicario messinese  Trifilò non accetta di sostituirlo ed il cerino acceso passa nelle mani di Maria Grazia Cimino di Licata. 

  • tratto dal settimanale I VESPRI
  • nella foto Maria Grazia Cimino
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