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Il 25.4.1945 il popolo italiano si è liberato dal nazi-fascismo

  • LA DIREZIONE E LA REDAZIONE DI MONDONUOVO NON CONDIVIDONO ALCUNE VALUTAZIONI RELATIVE ALLA FIGURA DEL PREMIER DRAGHI E DEL SUO GOVERNO FORMATO ANCHE DA PARTITI DEMOCRATICI.

Il 25 Aprile 1945 il popolo italiano si è liberato dal nazi-fascismo

Ora si deve liberare dal governo del banchiere massone Draghi e dal capitalismo, per il socialismo e il potere politico del proletariato e per difendere i propri diritti e interessi

Il 25 Aprile di 76 anni fa il popolo italiano in armi, con alla testa gli eroici partigiani, insorse in tutte le città del Nord, da Genova a Trieste, sbaragliando gli invasori nazisti e i fascisti repubblichini e concludendo vittoriosamente la guerra di Resistenza durata quasi due anni. Una lunga lotta di Liberazione che era stata iniziata dal proletariato italiano con i grandi scioperi del marzo 1943 nelle fabbriche del Nord, che diedero una spallata decisiva al regime mussoliniano e ne affrettarono la caduta di lì a pochi mesi, annunciando l’alba della gloriosa Resistenza che riscattò l’Italia da vent’anni di dittatura fascista.

Le partigiane e le donne del popolo in generale ebbero un ruolo da protagoniste nella Resistenza, partecipandovi in circa 2 milioni, tra cui in 35 mila combattendo nelle formazioni armate. Grandissimo fu il tributo di sangue pagato dal proletariato e dalle masse popolari italiane alla Liberazione dai nazifascisti, con 46 mila partigiane e partigiani caduti e 21 mila feriti e mutilati su circa 220 mila combattenti, a cui vanno aggiunti altri 30 mila caduti combattendo a fianco dei movimenti di liberazione di altri Paesi. E non vanno dimenticati gli oltre 14 mila civili caduti e quasi 5 mila feriti e mutilati che hanno contribuito in vario modo alla lotta di Resistenza.

Difendere la memoria della Resistenza e l’onore dei partigiani

È necessario perciò difendere con le unghie e con i denti la memoria della Resistenza da chi cerca di istituzionalizzarla sotto il tricolore e l’inno di Mameli, e l’onore dei partigiani da chi cerca di  infangarlo, allo scopo di riabilitare i fascisti e cancellare per sempre la discriminante antifascista. E quindi dobbiamo esigere oggi con ancor più forza la messa al bando di tutti i partiti e i gruppi neofascisti, neonazisti, xenofobi e razzisti, applicando finalmente la XII disposizione transitoria e finale della Costituzione  che vieta la ricostituzione sotto qualsiasi forma del partito fascista e le leggi Scelba e Mancino. Così come dobbiamo chiedere l’abolizione della legge di ispirazione neofascista istitutiva del “Giorno del ricordo” dei cosiddetti “martiri delle foibe”, che ribalta la storia nascondendo completamente il milione di morti, i centomila deportati nei campi di concentramento, le migliaia di villaggi bruciati, di stupri e di saccheggi provocati 80 anni fa dagli eserciti invasori di Hitler e Mussolini in Jugoslavia.

Purtroppo questo è il secondo anno che l’Anniversario della Liberazione non viene celebrato con manifestazioni pubbliche nelle piazze. L’Anpi ha lanciato soltanto un invito alle cittadine/i “a deporre un fiore, alle ore 16 del 25 aprile, sotto le targhe delle vie e delle piazze dedicate ad antifasciste/i e partigiane/i. Il tutto dovrà avvenire nel pieno rispetto delle normative anti-covid, per cui non dovranno essere più di due le persone a compiere il gesto simbolico, possibilmente un giovane ed un adulto”. Rinunciare alle tradizionali celebrazioni popolari antifasciste, che potrebbero tranquillamente svolgersi in sicurezza con mascherine e distanziamenti, ci sembra un’inutile resa alla sospensione dei diritti costituzionali e della  democrazia parlamentare borghesi che da oltre un anno viene imposta al Paese con il pretesto delle misure anticovid.

Siamo passati infatti dalla dittatura antivirus del liberale e trasformista Conte a quella del banchiere massone Draghi che è ancor peggiore, visto che il suo governo – una disgustosa ammucchiata dei partiti della destra e della “sinistra” borghesi imposta al Paese con un golpe bianco da Mattarella – è direttamente in mano alla grande finanza e alla Ue imperialista. Un fatto senza precedenti che ha trasformato di fatto la forma di governo da parlamentare a presidenziale. E per di più ha riportato al governo il piduista Berlusconi e il leader dei fascisti del XXI secolo, Salvini. Con quest’ultimo che, nel silenzio indifferente di Draghi, ha assunto di fatto l’egemonia nella maggioranza e ottiene una concessione dietro l’altra, dal condono fiscale alle riaperture anticipate;  mentre il premier preferisce concentrarsi sul ruolo dell’Italia nell’Ue imperialista, sulla gestione dei 200 miliardi del Next generation EU e sul rilancio della politica estera  atlantista ed espansionista in Libia e nel “Mediterraneo allargato dall’Afghanistan al Sahel”.

Per un largo fronte unito contro il governo Draghi

Questo governo non porterà nulla di buono per ciò che interessa la classe operaia e le masse lavoratrici, popolari, femminili e giovanili: il lavoro, il Mezzogiorno, la sanità pubblica, la scuola, i servizi sociali,  i contratti e i diritti sociali e sindacali, l’emancipazione della donna. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza di Draghi punterà solo a rafforzare il sistema economico capitalistico, al quale andrà il grosso dei 200 miliardi europei, con l’alta velocità ferroviaria e le altre  grandi opere infrastrutturali, la digitalizzazione e la riconversione “ecologica”,  lasciando solo le briciole alle masse popolari, ai servizi pubblici e al Meridione. Non a caso tutti i dicasteri economici di peso del suo governo sono in mano a “tecnici” liberisti di sua stretta fiducia e i ministri provengono in stragrande maggioranza dalle regioni del Nord. Mentre già si annuncia la fine del blocco dei licenziamenti, che rischia di creare un altro milione di disoccupati, i ristori alle attività in sofferenza sono ancor più insufficienti e in ritardo di prima e la campagna di vaccinazione va a singhiozzo e a rilento.

Perciò ispirarsi allo spirito della Resistenza oggi significa soprattutto opporsi in maniera netta e intransigente al governo Draghi del capitalismo, della grande finanza e dell’Ue imperialista e rilanciare la lotta di classe per buttarlo giù e per difendere gli interessi e i diritti del popolo. Significa a tale scopo costruire un largo fronte unito di tutte le forze politiche, sindacali, sociali, culturali, religiose antidraghiane; come propone il PMLI nel documento del Comitato centrale del 17 febbraio 2021, con i cinque calorosissimi appelli ai partiti con la bandiera rossa e la falce e martello, al proletariato, alle anticapitaliste e agli anticapitalisti, alle ragazze e ai ragazzi di sinistra, e agli intellettuali democratici antidraghiani.

Ciò è indispensabile sul piano tattico anche per ripristinare la democrazia e il parlamento borghesi, che in questo momento sono soppiantati di fatto dalla dittatura aperta della grande finanza massonica nazionale e internazionale e dal sovrapotere dell’Ue imperialista. Senza mai dimenticare, però, la lotta più strategica e avanzata per creare le istituzioni rappresentative delle masse fautrici del socialismo, alternative alle istituzioni rappresentative borghesi che sanciscono e garantiscono la dittatura del capitalismo: cioè le Assemblee popolari e i Comitati popolari basati sulla democrazia diretta, sull’esempio dell’immortale Comune di Parigi di cui si è celebrato quest’anno il 150° Anniversario.

Mettere a frutto gli insegnamenti della Resistenza

Ispirarsi oggi allo spirito della Resistenza significa anche porsi il problema del socialismo e del potere politico del proletariato. Vi aspiravano anche i partigiani comunisti, che costituivano l’anima e il braccio forte della lotta di Liberazione, sebbene allora i suoi obiettivi non potessero andare oggettivamente oltre la sconfitta del nazifascismo e la riconquista delle libertà democratiche soppresse da Mussolini. Ma questa aspirazione ha continuato a vivere per tutto il dopoguerra, e più volte il proletariato è andato vicino a realizzarla: nel 1948, con le rivolte operaie e popolari susseguenti all’attentato a Togliatti; nel 1960, con l’insurrezione contro il governo clerico-fascista Tambroni e con le grandi lotte studentesche e operaie del 1968-69, che furono spente solo grazie all’opportunismo e al tradimento dei dirigenti del PCI revisionista e delle direzioni sindacali collaborazioniste.

Oggi è l’ora di far rivivere quello spirito ponendosi di nuovo il problema del socialismo e del potere politico del proletariato, cominciando col riconquistare e applicare fino in fondo la cultura del proletariato, che è il marxismo-leninismo-pensiero di Mao, e liberandosi dalla cultura borghese liberale, riformista e parlamentarista. Come ha indicato il Segretario generale del PMLI Giovanni Scuderi, nel suo Editoriale per il 44° Anniversario della fondazione del PMLI, su questo tema occorre “aprire una grande discussione all’interno del proletariato e delle sue organizzazioni politiche, sindacali e culturali e fra di esse. Si aprano le menti, si scruti attentamente la situazione presente, si guardi con lungimiranza il futuro, si abbandonino settarismi, pregiudizi e preclusioni, si dica tutto quello che abbiamo in testa a cuore aperto, per trovare una intesa e costituire un’alleanza, un fronte unito, per aprire la via alla conquista del potere politico da parte del proletariato”.

Solo così sarà possibile mettere a frutto l’esempio e gli insegnamenti della Resistenza e riprendere il cammino verso l’Italia unita, rossa e socialista che gli eroici partigiani e partigiane segnarono col sangue il 25 Aprile 1945.

Viva il 25 Aprile!

Gloria eterna alle partigiane e ai partigiani!

Liberiamoci dal governo del banchiere massone Draghi e dal capitalismo, per il socialismo e il potere politico del proletariato e per difendere i propri diritti e interessi!

Coi Maestri e il PMLI vinceremo!

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