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CONTRO I “SINISTRI” DELLA SINISTRA di Giuseppe Ruggeri

«Non sono d’accordo con quello che dici, ma darei la vita perché tu lo possa dire». (il Drettore di mondonuovo)

CONTRO I “SINISTRI” DELLA SINISTRA Giuseppe Ruggeri

Cari sinistri di sinistra smettetela, vi prego, di difendere l’indifendibile. Il mondo gira, e presto o tardi finirà per tornarvi in faccia tutto quel che avete scagliato contro i vostri “nemici”. Perché voi siete convinti che nemici siano coloro i quali non professano il Verbo, e non solo nemici vostri, bensì dell’intera umanità. Un’umanità che, se non si situa a sinistra di ogni possibile sinistra, non è degna delle “magnifiche sorti e progressive” da voi tanto decantate.

Cari sinistri di sinistra, lo scontro, come purtroppo era prevedibile, è diventato ideologico. E l’ideologia, quand’è al tramonto – lo scrisse Lucio Colletti all’inizio degli anni Ottanta – è tutt’altro che tale, vive di sprazzi e memorie che le fanno male, fino a renderla intoccabile, pena un contagio che farebbe invidia al più micidiale dei virus.

Difatti eccolo qua, adesso, il “vostro” virus. Confezionato a dovere, rappresenta un’arma straordinaria per spazzar via le ultime resistenze della plutocrazia di turno – chiamatela come volete, tanto non cambia. Furbetti, partite IVA, esecutori di “lavoretti” e quant’altro, un coacervo di persone di labile identità, buone solo a far da cassa di risonanza alla vostra propaganda elettorale, al vostro statalismo che oggi, chissà come, diventa europeismo smarcato, incondizionato. Una sinistra aperta al cambiamento alla ricerca di una nuova “egemonia” che, come scrive Roberto Speranza nel suo “Perché guariremo”, passa necessariamente da questa sfortunata congiuntura.

Sfortunata sì, ma per chi? Certamente non per voi, emersi come d’incanto dal nulla, o meglio da quell’uno per cento scarsi di “Articolo 1”, frangia dei “Liberi e Uguali” di cui è segretario l’attuale ministro della salute. E scrivo salute con la “s” minuscola perché davvero mai così poca salute gli italiani hanno avuto, e non certo e solo a causa della pandemia, ma anche per il clima di vergognoso abbandono in cui sono stati lasciati. E continuano a esserlo.

Il vostro comitato di salute pubblica, cari sinistri di sinistra, ha ebbene deciso di far ricorso nientemeno che contro una sentenza del Tar Lazio, colpevole di aver ricordato la libertà del medico di curare. Una libertà che è giuridica, peraltro, e quindi non ha certo bisogno della sentenza di un tribunale amministrativo per essere garantita. E’ l’atto in sé, tuttavia, che la dice lunga sulle intenzioni di un ministero, ormai nelle vostre mani, di dettare legge su tutto, sulla vita come sulla morte. Emulando, in questo, i grandi esempi del secolo scorso; i “piccoli padri” lo fecero e fu così che, nel giro di qualche decennio, portarono a compimento la più grande epurazione di massa mai registrata al mondo dopo il diluvio universale. Cento milioni di morti tra URSS e Cina non sono uno scherzo. E ci vuole tempra, perbacco se ce ne vuole!

Volete imitarli? Accomodatevi. Gli italiani sono confusi e terrorizzati perché tredici mesi di tam-tam mediatico, di proclami e di minacce, di ‘stop and go’ all’insegna della massima approssimazione, di demagogie a buon mercato e spettacoli istrionici, di capi e capetti di provincia, distruggerebbero perfino un esercito. Oggi è diventato anche fin troppo facile propinare le limitazioni delle libertà costituzionali e le bugie delle istituzioni spacciandole come medicina necessaria a curare la pandemia. La tutela della salute degli italiani al primo posto – è il ‘brand’ di Roberto Speranza e del suo ‘politburo’ di esperti e dirigenti ministeriali. Imitateli, i vostri statisti del secolo scorso che vi hanno insegnato come plasmare le coscienze con la scusa dell’uguaglianza, della fraternità, della solidarietà.

Non siamo uguali. Dobbiamo però avere pari opportunità. E questo, cari sinistri di sinistra, voi lo sapete bene ma oggi non vi fa comodo. Vi fa comodo, piuttosto, continuare a credere che tutto quel che sta accadendo sotto il sole sia per il bene della comunità. Perché, un domani ma chissà quando, quest’umanità possa riprendere a vivere.

Io vi dico però: aspettatevi di tutto, da questa comunità. Anche di veder rotolare le vostre teste.

Perché delle vostre teste, cari sinistri di sinistra, noi facciamo volentieri a meno. 

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