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Intercettazioni: Trapani indaga, Messina riflette

Inntercettazioni: Trapani indaga, Messina riflette di Giovanni Frazzica

Le nuove tecnologie applicate al campo delle investigazioni aprono nuovi scenari ed inducono i giuristi a porsi degli interrogativi conseguenziali. L’avv. Calogero Leanza sulle intercettazioni delle conversazioni tra avvocati ed assistiti: “Bisogna vederci chiaro. La riservatezza, specie nell’ambito del diritto di difesa, è un valore fondamentale del sistema costituzionale”. Le conversazioni telefoniche di quattro avvocati nello svolgimento del proprio mandato professionale, oltre a quelle di alcuni noti giornalisti, sono state ascoltate dai dispositivi di captazione della Procura di Trapani. È quanto emerge dagli atti dell’inchiesta sulle Ong, finita nella bufera mediatica a seguito degli scoop riguardanti diversi giornalisti spiati dagli inquirenti mentre discutevano con le proprie fonti qualificate sui flussi migratori lungo la rotta Libia-Italia. Le intercettazioni sono state effettuate e trascritte nonostante giornalisti ed avvocati coinvolti non risultassero iscritti nel registro degli indagati e sono state registrate nell’ambito di un’indagine avviata dalla procura siciliana nel 2016, con lo scopo di fare luce sull’attività di Ong attive in mare per soccorrere naufraghi. “Questa circostanze offrono il destro per una riflessione sul problema concernente la legittimità delle intercettazioni delle conversazioni telefoniche dei professionisti con i loro interlocutori qualificati. L’Ordine dei Giornalisti è già insorto condannando la vicenda, ponendo il problema al Ministro della Giustizia Marta Cartabia, chiedendole di intervenire” afferma l’avv. Calogero Leanza (civilista messinese).  “Il problema si pone in modo analogamente pregnante per le conversazioni tra l’avvocato ed il proprio assistito. Consentire la captazione di tali conversazioni significa davvero ledere il diritto di difesa, fino a prova contraria costituzionalmente garantito dall’art. 24 della Costituzione. Si tratta di una circostanza sotto gli occhi di tutti. Le cronache giornalistiche, oltre agli atti giudiziari, spesso riferiscono il contenuto integrale di conversazioni di tale tipo. Il problema è serio e non va sottovalutato, e ci obbliga ad una seria riflessione che mi auguro fortemente trovi riscontro nelle prossime iniziative che il Ministero della Giustizia riterrà di porre all’attenzione del Parlamento. Sento particolarmente vicino il tema, non fosse altro per l’attività che svolgo, ne va del buon funzionamento del sistema processuale e dell’ordinamento. Non si tratta di limitare l’attività degli organi inquirenti, ma, al contrario, di dettare regole che garantiscano in modo fattivo e concreto il diritto di difesa in tutte le fasi procedimentali ed in ogni tipo di giudizio.”

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