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Presidente Draghi il Ponte non è un’opzione è un dovere

Caro Presidente Draghi, il Ponte non è un’opzione è un dovere di Giovanni Frazzica

Politicamente corretto, come sempre, il prof. Mario Draghi parlando al Senato non ha però pronunciato la parola Ponte. Indubbiamente si accinge a lavorare con energia e competenza per salvare l’Italia. Resta da chiarire solo qualche piccolo dettaglio: Draghi salverà la solita Italia, quella lombardo-centrica o riuscirà a spingere lo sguardo del Paese da Eboli in giù? Il Ponte sullo Stretto di Messina è una prova del nove, un esame a cui questo Governo, alla vigilia di un annunciato arrivo di colossali risorse, non si può sottrarre. Il no al Ponte oggi non è motivabile con la mancanza di fondi e sarebbe, praticamente, un no per sempre, una autentica pietra tombale su su un sogno, una speranza, ma anche su una grande opportunità. Caro Presidente, tu hai concluso il tuo discorso per chiedere la fiducia al Senato dicendo: ”Oggi l’unità non è un opzione ma un dovere, guidato da ciò che son certo ci unisce tutti: l’amore per l’Italia”. Ma l’amore deve riguardare tutti gli italiani, non si può certo continuare con la finzione che l’Italia è una e indivisibile, ci sono, per semplificare, due Italie, c’è la irrisolta Questione Meridionale che plasticamente diventa visibile guardando l’Alta Velocità, la Banda Larga, le Strutture Sanitarie, le concentrazioni delle Attività Industriali, le Infrastrutturazioni dei Territori, la Continuità Territoriale e quindi anche il Ponte sullo Stretto di Messina, opera di importanza strategica per lo sviluppo del Mezzogiorno, utile anche al salvataggio dell’ex Ilva di Taranto che, secondo quanto sottolinea Salvini, potrebbe rilanciarsi producendo l’acciaio necessario per la realizzazione della grande Opera. Che prevalga il buon senso e la concretezza dunque e non il “politicamente corretto di facciata” che, sul piano pratico, ci porta a lanciare il salvagente a chi sa nuotare. Le imprese che si possono salvare sono prevalentemente al Nord per cui, se come meridionali guardavamo con una certa paura il Governo Conte, per le note insufficienze di alcuni suoi settori, non vorremmo essere costretti a guardare con terrore il Governo Draghi, tecnicamente migliorato, ma che, a prima vista, non appare guarito dal vecchio strabismo che ha generato ed alimenta la disuguaglianza Nord-Sud. In effetti dovrebbe esser chiaro che non è certo un desueto spirito campanilistico che anima i nostri ragionamenti, che alcuni vorrebbero superare con un folto elenco di ministri e sottosegretari meridionali. In verità il Ponte non è un feticcio, è l’anello essenziale della catena dell’Alta Velocità che può mettere in gioco Calabria, Basilicata e Sicilia oggi tagliate fuori dal sistema trasportistico nazionale ed europeo.   Giovanni Frazzica

  • tratto dal settimanale I VESPRI

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