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COVID BASSO MOLISE, CHIUDERE LE FABBRICHE

Comunicato stampa

Coordinamento delle Sinistre di Opposizione – Molise

EMERGENZA COVID IN BASSO MOLISE, COSA SI ASPETTA PER CHIUDERE LE FABBRICHE?

La diffusione del Covid, nel nostro territorio, pare proprio non fermarsi: dal 7 febbraio, come noto, il Basso Molise è in zona rossa mentre l’intera regione è stata proclamata zona arancione; una situazione catastrofica che richiede l’urgente sospensione di tutte le attività lavorative non indispensabili, almeno nella fascia costiera.

Abbiamo avuto modo di constatare, in questi mesi, l’inefficienza della giunta fascioleghista Toma nel contrastare la pandemia: mancanza di un centro covid, ospedali pieni, mancanza di personale, 118 oberato di interventi, ecc ecc. Inefficienze che, purtroppo, hanno contribuito a causare il bilancio terrificante di centinaia di vittime e decine di molisani costretti ad essere curati in strutture sanitarie fuori regione!

Come detto, è la zona del Basso Molise quella che sta pagando il prezzo più alto per le criminali colpe di questa amministrazione borghese. Nel termolese si concentra il grosso della popolazione regionale oltre, ovviamente, alle principali aziende, FCA-Stellantis in primis. Come è possibile che lo stabilimento adriatico non sia stato chiuso? Ci rendiamo conto che in esso confluiscono lavoratori/lavoratrici da ogni parte del Molise e non solo? Come si fa, con l’offerta di trasporto pubblico ridotta come ben sappiamo, a consentire viaggi in sicurezza dei pendolari? E l’assembramento nei luoghi di lavoro? Eh già, si sa, tale massa in movimento, in piena zona rossa, viene considerata dai padroni come mero trasporto di bestiame, carne da macello da sacrificare sull’altare del profitto. Per noi è palese di cosa si tratti: un atto scellerato e inutile da fermare subito, perpetrato su un territorio ridotto allo stremo e che incide su famiglie che hanno già subito lutti e privazioni.

Il doppio, fallimentare, bilancio della gestione sanità e trasporti pubblici ci porta a chiedere, pertanto, l’attuazione dell’estrema misura: sospensione immediata dall’attività lavorativa con copertura salariale per le maestranze! Anche perché persino l’indirizzo del governo nazionale, spesso servo degli interessi di Confindustria, si è mosso in tale direzione mettendo a disposizione diverse settimane di ammortizzatori sociali per le zone d’Italia dove il virus imperversa. Cosa si sta aspettando allora?

Riteniamo inoltre che tale sospensione debba legarsi alle lotte in corso sulla sanità e sui trasporti per la prospettiva di adeguarli alle esigenze dell’emergenza covid, nell’ambito di una gestione pubblica e socialmente controllata, libera dalla ingerenze e dai tagli imposti da privatizzazioni e profitto privato. Invitiamo quindi lavoratori, lavoratrici, studenti e masse popolari a fare fronte comune per opporsi a tale offensiva padronale che, in tante parti d’Italia, ha permesso che i lavoratori si contagiassero pur di non fermare le produzioni non essenziali. E’ ora di dire basta allo scaricabarile fra sindaci, dirigenze aziendali, prefettura, Giustini e Donato Toma, colpevole nel doppio ruolo di presidente e commissario!

Bisogna capirsi, cosa è più importante, la salute dei lavoratori e delle loro famiglie o la tutela del profitto dei padroni? Come comuniste/i non abbiamo dubbi, siamo dalla parte dei lavoratori e delle loro famiglie.

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