primo piano

DIBATTITO A ” ITACA” TRA SI E NO, SCONTRO PALUMBO PROVIDENTI

DIBATTITO ACCESO A ” ITACA” TRA SI E NO SCONTRO PALUMBO PROVIDENTI

I fautori del si e del no si sono confrontati sulle tematiche del Referendum Costituzionale, ma anche della legge elettorale ad essa logicamente collegata. Tale collegamento, a lungo negato, è diventato inevitabile dopo la mozione votata in Parlamento per la modifica dell’Italicum. Coordinati dal dott. Corrado La Rosa, presidente del Circolo “Itaca” in corso Cavour, si sono confrontati giuristi e politici. Il Prof. Giovanni Moschella, direttore del Dipartimento di Scienze Politiche e Giuridiche, fautore “laico” del Si, pur nel riconoscere errori di metodo e di merito nella Riforma sottoposta a Referendum popolare, ha sottolineato la necessità di superare perplessità e remore nel modernizzare la parte seconda della Costituzione nel senso dell’efficienza: “non è tempo di navette fra Camera e Senato, che fanno perdere solo tempo, ma di decisioni rapide per dare risposte adeguate all’Europa ed ai mercati”, ha concluso il costituzionalista.
L’avv. Nicola Bozzo, fautore del No, ha incentrato il suo intervento prevalentemente sull’illegittimità di questo Parlamento a porre mano alla Riforma costituzionale, essendo stato eletto con una legge elettorale dichiarata incostituzionale: “il modo in cui si è proceduto sulla riforma elettorale la dice lunga sul metodo sbrigativo e decisionista che vuole instaurare Renzi”.
Nel merito Bozzo, contrariamente a Moschella, ha denunciato uno spostamento dei poteri costituzionali dal Parlamento a favore del Governo,“con una procedura silente che se non aumenta formalmente i poteri dell’esecutivo, depotenzia sostanzialmente la legittimità, e quindi la forza, del legislativo , sia perché il Senato residuo non voterebbe la fiducia al Governo, sia perché i deputati sono in gran parte nominati e quindi controllati”.
Il Dott. Franco Providenti a sua volta, ha negato le motivazioni esposte da Bozzo sostenendo che “le questioni di legittimità non riguardano il popolo, che infatti non è chiamato ad esprimersi su questo punto, ma la Corte Costituzionale” e sottolineandol’esigenza di cambiare l’assetto istituzionale, anche delle autonomie locali, con una polemica contro lo Statuto speciale siciliano. Il Prof. Maurizio Ballistreri, giuslavorista dell’Università di Messina, ha contestato vivacemente l’assunto anti-autonomistico di Provvidenti, sostenendo l’attualità e la necessità dell’Autonomia Siciliana, che è venuta prima della Costituzione repubblicana, “non concessa ma giustamente rivendicata dal popolo siciliano, tradito semmai, dal preconcetto centralista e dall’ascarismo dei politici isolani”. L’ex deputato regionale ha eccepito decisamente che le questioni di legittimità della Riforma siano dominio delle Corti, ma appartenendo alla sfera politica devono essere anche oggetto di riflessione dei cittadini, “come insegna la grande lezione di costituzionalisti come Costantino Mortati sul diritto vivente”. Nel merito il prof. Ballistreri ha contestato puntualmente i vantaggi promessi, dai fautori del SI , poiché una presunta quanto infondata maggiore efficienza dello Stato non può, comunque, mortificare la rappresentanza in una democrazia parlamentare: “questa riforma risponde alle esigenze di dominio interno da parte del “poteri forti! e di sudditanza all’Europa dei capitali. Ciò pone la nostra democrazia su un piano inclinato che la riduce a vuoto simulacro di se stessa , consegnando il potere decisionale alle oligarchie finanziarie e bancarie”. L’avv. Palumbo ha compiuto un resoconto puntuale dell’Italicum, anche in relazione allo slittamento sine die della pronuncia di legittimità da parte della Corte costituzionale. In particolare ha sottolineato la “stranezza” di un rinvio senza motivazione, che pur essendo una procedura prevista, non trova plausibilità dato che motivazioni per un rinvio erano evidenti ed evidenziabili (per l’opportunità di unificare i tempi si differenti ricorsi sulla stessa materia).  L’ex senatore ha posto precise riserve sulla legge elettorale che nega e comunque limita fortemente il diritto dei cittadini ad eleggere i propri rappresentanti e su un premio di maggioranza ancora abnorme che consente ad una minoranza relativa di “prendere tutto”, con un bipolarismo che non viene superato, con ben 16 ambiti specifici di intervento legislativo per il Senato nella riforma, fra i più rilevanti per il Paese, un risparmio nell’ordine dei 50 Milioni e non di 500 Milioni sbandierato dal Governo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *