Cultura

Proposta per un nuovo percorso culturale

Proposta di studio e di dibattito per un’analisi socio-politica
relativa ad una idea per un nuovo percorso culturale.

I nostri Padri costituzionali hanno commesso una imperdonabile distrazione: non hanno considerato la “debolezza umana”, credendo che tutti fossero portatori di virtù.

         Ormai da svariati lustri il nostro Paese vive una falsa ed ipocrita democrazia, dibattendosi nella più assoluta confusione politica e sociale. L’esorbitante proliferazione delle leggi che produce disorientamento giudiziario; l’esagerata burocratizzazione; la vergognosa legalizzazione delle speculazioni e dei privilegi; il “pilotato” esercizio del controllo, l’eccessiva ed iniqua imposizione fiscale e le intollerabili sperequazioni; etc, etc,..; hanno tolto libertà, serenità e fiducia alla grande maggioranza dei Cittadini.
Viviamo in pieno regime poliarchico, sinonimo di caos ed anarchia.
         I cittadini rappresentanti del popolo, con disonestà intellettuale, per concretizzare quella materiale, nell’approvare le varie leggi elettorali, succedutesi nel tempo, non hanno mai tenuto in debita considerazione il concetto culturale di Sovranità, ritenendo, ad arte, che la sovranità del popolo si trasferisse, all’atto del conferimento della rappresentanza parlamentare – “senza vincolo di mandato”-, in capo al Parlamento e agli organi dell’apparato istituzionale, considerando lo Stato, non come apparato organizzativo di mero servizio, ma come organismo supremo autoritario avente potere e forza coattiva, per costringere i cittadini, “sudditi”, all’obbedienza.
Ecco il perché questi “opportunisti” rappresentanti, usurpatori della sovranità popolare, atteggiandosi da… “principi”, si affaticano e confliggono tra loro per trovare ed imporre una legge elettorale, definendola ipocritamente democratica, che sia conforme ai loro interessi.
Trascendere la sovranità del popolo significa approfittare dello status di rappresentante per sovvertire la forma democratica
Tutto ciò favorisce la corruzione in ogni dove.
         I nostri Padri costituenti, il 27.12.1947, nel legittimare il Popolo come il Sovrano della nascente Repubblica, hanno introdotto la democrazia come forma di governo abolendo, implicitamente, il concetto di supremazia e di dominio, insito nel termine di sovranità.
Il Popolo è Sovrano, il Popolo è l’insieme dei cittadini, ogni Cittadino è sovrano.
Una sovranità collettiva, reale ed ideale al tempo stesso, che equivale ad affermare “tutti sovrani e nessun sovrano”, così come si può affermare che nessuna persona fisica né tanto meno una persona giuridica può, per se, appropriarsi della sovranità, “che sarà esercitata (dal popolo) nelle forme stabilite e nei limiti imposte dalla legge” (Cost.).
E la Sovranità del singolo cittadino si traduce nel godimento del Diritto Naturale alla Vita, diritto “che sta a fondamento di tutte le altre leggi poiché esprime il giusto per eccellenza (Morselli)” e da cui discendono quei diritti inalienabili quali la scuola, il lavoro, la casa e la salute connessi ai principi e ai valori di solidarietà, di libertà di uguaglianza e d’equità. Ogni singolo cittadino, quindi, ha il dovere di partecipare e contribuire, secondo le proprie attitudini e vocazione, alla crescita e al benessere della Società nel rispetto delle proprie competenze e nel rispetto dell’altrui libertà.
         Con questa nuova architettura socio-politica e con questa nuova visione del concetto di sovranità, di fatto, si dà risalto alla Legge Costituzionale, come suprema ordinatrice delle eterogenee volontà del popolo, affermando il principio che le leggi parlamentari o governative, che regolano gli interessi, i comportamenti e i rapporti umani, in genere, siano, per essere considerate tali, emanate conforme ai valori e ai principi costituzionali.
         La democrazia, opera dell’uomo, non può durare per sempre, bisogna che la si rinnovi, per difenderla dall’uomo che, per sua natura, tende a ripristinare l’atavica cultura del “dominio”.
         In questi ultimi quattordici/quindici lustri di vita repubblicana, la forma democratica, nel nostro Paese, ha subito, dalla sua istituzione fino all’anno 1994, sensibili mutamenti. Si è assistito al periodo della ricostruzione post-bellica, al periodo del benessere economico e a quello dei violenti scontri generazionali che spianarono la via all’attuale periodo, comunemente indentificato come seconda Repubblica, portatore di un nuovo progetto di democrazia che si è rivelato oltremodo perdente.
Che fare ?
         Bisogna dare inizio ad una rivisitazione culturale per rinnovare la Democrazia, in una terza Repubblica. Il cammino sarà lungo ma non arduo se si ha la volontà e l’onestà intellettuale di intraprenderlo.
E come ?

  1. Iniziare ad educare ed educarci ad avere una nuova coscienza sociale che abbia, come bagaglio culturale, la consapevolezza di essere parte integrante della società.
  2. Contribuire al miglioramento e al mantenimento del benessere sociale dovrebbe essere comune sentire per tutti coloro che, avendo “amor proprio”, tengono al rispetto delle loro dignità.
  3. Che i fondamentali principi socio-culturali “dell’agire per dovere”, “della libertà responsabile” e “dell’esercizio del controllo”, dovrebbero essere, per ognuno, guida per il raggiungimento dello scopo.
  4. Analizzare e riflettere sul significato del termine “potere” e sostituirlo con il termine “dovere” per entrare in una diversa ottica culturale.
  5. Considerare e seguire i valori dell’equità, della giustizia e della libertà, intesa questa soprattutto come “affrancamento dal bisogno”         Bisogna essere propositivi e concreti perché con la concretezza e la proponibilità si può dar inizio al cammino del rinnovamento.a) gli articoli 50, 71-c.2, e il 118 (rinnovato) danno ai Cittadini la possibilità di partecipare alla vita politica del Paese, indipendentemente dai suoi rappresentanti. Per una democrazia partecipativa, a prescindere dal principio di sussidiarietà, più o meno applicato da associazioni di volontariato, basterebbe dare alle petizioni, di cui all’articolo 50, e alle proposte, di cui all’articolo 71-c.2, quella giusta dignità che meritano attraverso un’apposita norma regolamentare che dia loro il carattere d’urgenza (art. 71-c.3 della cost.).
  6. b) proporre una legge elettorale che, in linea con i valori ed i principi della nostra Legge Costituzionale, dia dignità e risalto alle volontà del Popolo, nessune escluse. Una legge che non può non tener conto, nel suo insieme, di tutte le manifestazioni di volontà dell’elettorato attivo, che non può ignorare quella parte del popolo che, pur non recandosi alle urne, manifesta comunque, anche se tacitamente, una sua volontà, volontà che è giusto e democratico prendere in debita considerazione.
  7. La nostra Costituzione ci indica la strada.
  8. Ma non basta.

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