Cultura

Tratto da ‘i racconti scritti con il Lapis’ di Angela Rizzo

Tratto da “i racconti scritti con il Lapis” di Angela Rizzo

Come si diceva in un film di Benigni (Jonny Stecchino), in Sicilia non rubare mai le banane.
Come dice il mio scarafone messinese (meglio Cammaroto), a Messina non cucinare mai tortellini secchi.
Dimmi che mangi e ti dirò chi sei! Ore 6:55 SVEGLIA, lo scarafone si prepara per andare a scuola, l’uomo di casa prepara il caffe’, apre il congelatore ed entra in meditazione. Dopo aver fissato intensamente lo sportello al centro dell’elettrodomestico prende un contenitore con il ragu’ e lo posa sul marmo della cucina, apre lo sportello della pasta e prende una pacchetto da 250 gr. di tortellini secchi . Io, sagace e perspicace ho immediatamente capito che il pranzo quel giorno consisteva in tortellini con ragu’. La mattina si svolge come da routine, tutto fila liscio fin quando non squilla il telefono alle ore 12,30 circa. I telefoni di casa cominciano la loro giornata insieme a noi, ho due numeri di linea fissa, un cellulare mio e uno del caro buon Giovanni, molte volte organizzano un concerto di acuti e altre volte di assoli, ma mai posso dire che tacciono, insomma ho dei telefoni logorroici, ma la telefonata delle 12,30 mi mette in confusione. Angela? Si, alle 13,50 metti l’acqua per i tortellini e alle 14,05 puoi “calare” i tortellini. “Madricedda” Giovanni perche’ mi dai queste incombenze?. E si perche’ lo scarafone esce da scuola delle 14,00 e prima di arrivare a casa tra fermata per comprare il pane, lasciare una compagna di classe e la confusione per le strade all’ora di punta mettono a dura prova la mia attesa e questi orari esigono il mio impegno incondizionato per preparare il pranzo. Dalle 12,30 in poi comincio a guardare l’orologio, ho una strana sensazione, mi sento agitata per l’incombenza ma poi mi viene in mente che:
– il primo trattato di gastronomia che si conosca è del siciliano Archéstrato da Gela e risale al IV sec. a.C.;
– chi ha detto che gli spaghetti li ha portati Marco Polo di ritorno dal suo viaggio in Cina nel 1295??? Il geogafo arabo Idrisi nel 1154 nel libro che ha scritto per conto di re Ruggero II, descrive Trabia (comune della provincia di Palermo)“come una pianura di vasti poderi né quali si fabbrica tanta pasta da esportarne in tutte le parti nella Calabria e in altri paesi musulmani e cristiani…”;
– le cassate siciliane confezionate nel monastero di Valverde, a Palermo, erano considerate le più delicate della Sicilia. La passione che le suore mettevano nella realizzazione di questo dolce, era tale, che nel 1575, il sinodo diocesano di Mazara del Vallo, ne proibì la realizzazione perchè distoglieva le monache dagli impegni spirituali.
Pensando tutte queste cose acquisto fiducia, sicuramente nel mio DNA ci sara’ un pizzico (molto nascosto) di predisposizione all’arte culinaria, devo solo scovare dove si e’ nascosta. Con piu’ serenita’, riguardo l’orologio E’ ORA. Di corsa prendo la pentola, metto l’acqua, metto la pentola con l’acqua sul fuoco. Posiziono l’indice della mano destra sul pulsante di accensione e SCHIACCIO fin quando vedo il fuoco brillare e scoppiettare, tolgo l’indice quasi intorpidito. Sono affannata, guardo l’orologio e realizzo che ho battuto in volata anche Mennea. Per fare tutta l’operazione ho impiegato 2 secondi. Mi butto di peso sullo sgabello e rischio una rovinosa caduta (lo sgabello non ha la spalliera). E’ vero, mio fratello ha sempre detto: in questa casa avete tutte le sedie scomodissime. Attenziono la pentola fino a quando l’acqua non comincia a “spappaddiari” ecco sta bollendo. Sempre di corsa afferro il pacco dei tortellini, allungo il braccio fino ad arrivare al cassetto dove ci sono le forbici, acchiappo le forbici , decapito il pacco dei tortellini che piombano nella pentola. Butto il pacco vuoto, apro lo sportello, prendo il sale, cambio direzione e prendo il cucchiaio di legno, immergo il cucchiao di legno nel sale, sale e cucchiaio nella pentola. FATTO. Ora devo aspettare la cottura, sono piu’ stanca di prima. Come se avessi fatto tutti i 150 gradini della scalinata di Santa Maria del Monte a Caltagirone e/o del Duomo di Amalfi correndo, ma SODDISFATTA, sono perfino in anticipo sulla mia tabella di marcia. Ora posso rilassarmi, ODDIO ancora no, devo assaggiare i tortellini, assaggio SONO GIA’ cotti, ricomincia la maratona: colapasta, ragu’, togli il coperchio, togli l’acqua dai tortellini, metti il ragu’ gira, fai amalgare il tutto PRONTI. Guardo l’orologio le 14,10, di corsa prendo la pentola con il contenuto, la copro, e resto in attesa. Ora sono di presidio davanti al balcone aspettando – la tenera Arianna e il buon Giovanni – Ore 14,35 ARRIVANO, faccio velocemente i piatti e suona il citofono APRI MAMMA, sono affamata. TESORO e’ tutto pronto. Ed eccoci riuniti davanti al desco, un felice quadretto familiare, l’idillio dura il tempo di alzare la forchetta per infilzare il tortellino, lui scappa, salta, rumoreggia e la voce del mio tesoro diventa stridula e fastidiosa, Mamma hai messo i tortellini crudi nel piatto? Ari, non fare polemiche sono buoni. No, mamma sono crudi e non si possono mangiare. Ari vuol dire che hai mangiato qualcosa e ora non hai fame. Angela questa e’ la voce di Giovanni, ha ragione Ari, NON SI POSSONO MANGIARE dovevano stare ancora sul fuoco. E tutti e due tolgono il piatto. Io continuo a mangiare la mia razione di tortellini e per non dargli ragione mi mangio anche quelli di Arianna e di seguito quelli di Giovanni. Ecco fatto mi sono mangiata 250 gr di tortellini secchi che sono diversissimi da quelli freschi. Mi alzo dalla tavola, adirata e offesa e mi dirigo in camera da letto. Con la pancia piena, mi corico e cerco di prendere la mia posizione – sul fianco sinistro guardando il muro – Sento che qualcosa mi rotola nella pancia, sembrano piccoli sassi e in quel preciso momento ho realizzato che il cacciatore della favola di cappuccetto rosso era un bastardo sadico e che la mamma dei sette capretti era una torturatrice. Questi due personaggi hanno aperto la pancia del lupo e gli hanno messo le pietre. Ho provato tenerezza per il lupo di cappuccetto rosso che quando si svegliò fece per correr via, le pietre erano così pesanti che subito cadde a terra e morì. Stessa sorte e’ toccata al lupo dei sette capretti e quando il lupo si svegliò, fu preso da una gran sete. Appesantito, corse verso la riva del fiume e per bere si sporse, ma trascinato dal peso delle pietre, colò a picco e s’annegò. Questi spezzoni di favole non mi hanno fatto riposare tranquillamente oppure sono i tortellini. Mi sono riposizionata nel letto a pancia in su’ e non mi sono mossa ne’ per bere, ne’ per andare in bagno avendo chiaro in mente cosa era successo ai lupi delle favole. Io avevo la pancia piena di pietre. Alle ore 20,30 la famiglia rumoreggia per cenare, io inorridisco non ho ancora digerito i 250 gr di tortellini secchi. In dormiveglia e dopo aver preso in quantita’ industriali di “magnesia” e “Diger Selz” sento che padre e figlia concordano una strategia per rendermi inoffensiva –FANNO SCOMPARIRE DALLO SPORTELLO LE BUSTE DI TORTELLINI SECCHI – SONO rimasta sola e amareggiata, adagiata supina nel letto, anche il mio DNA non mi rivolge parola, e’ incazzato nero e demoralizzato per la ricerca infruttuosa della “predisposizione all’arte culinaria”.”

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