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Dimissioni della Lagarde contro le Elites globaliste

LE DIMISSIONI DELLA LAGARDE CONTRO LE ELITES GLOBALISTE

Maurizio Ballistreri

Non si comprende la sorpresa registrata dopo le affermazioni di Christine Lagarde, presidente della Bce, sull’indifferenza rispetto allo spread che sale, a causa della grave situazione provocata dalla terribile epidemia del Coronavirus.

No, non si è trattato di superficialità né di impreparazione, ma, invece, la rappresentazione del pensiero di una esponente dell’élites globaliste, nonché di organizzazioni di tendenza sinarchica come il Gruppo Bildelberg alle cui riunioni “riservate” non a caso la Lagarde, che sembra emula di Crudelia Demon ne “La carica dei 101” di Walt Disney”, partecipa sistematicamente assieme alla presidente Ursula von der Leyen.

Si tratta di élites il cui unico obiettivo è il primato del mercato, attraverso la costante e sistematica messa in questione dei diritti sociali e della sovranità popolare.

Nel gennaio 2013, su “Foreign Affairs” dedicato agli Stati Uniti, uno studioso del pensiero unico globalista, Fareed Zakaria, ha parlato di “nuova crisi della democrazia”, con un esplicito riferimento al rapporto The Crisis of Democracy della Trilateral Commission del 1975, preparato dal gruppo di politologi e sociologi formato da Michel Crozier, Samuel Huntington e Joji Watanuki. Zakaria ha sottolineato nel saggio le oscillazioni degli Stati Uniti nell’affrontare i problemi economici e di bilancio, e di tutte le democrazie occidentali destinate, arrivate secondo Zakaria, “non alla morte, ma alla sclerosi”.

Quando nel 1975 la Trilateral si chiese perché i governi del mondo industrializzato avevano cessato di funzionare, incombevano la crisi petrolifera e il conflitto con il mondo arabo; di lì a poco l’Unione sovietica si sarebbe preparata a invadere l’Afghanistan nel 1979 e Komehini a realizzare la rivoluzione teocratica e integralista in Iran. Nel 1984 la Commissione Trilaterale (ritenuta anch’essa espressione del presunto “governo occulto” del Mondo, secondo le teorie sulla sinarchia) pubblicò un nuovo rapporto intitolato “La democrazia deve funzionare”, preparato da David Owen, leader del partito socialdemocratico britannico (di orientamento centrista e, quindi, diverso da quello storico laburista), Saburo Okita ex ministro degli esteri giapponese e Zbigniew Brzezinski già assistente per la sicurezza nazionale del presidente Jimmy Carter e fondatore della Trilateral. Le crisi del decennio precedente erano passate, Ronald Reagan aveva rilanciato gli States secondo la dottrina liberista, mentre in Unione sovietica covava l’implosione, Deng Jiaoping stava introducendo il mercato nella Cina maoista, la democrazia si espandeva nel mondo, e cinque anni dopo sarebbe caduto il muro di Berlino.

Se nel 1975 il problema in occidente era la ricerca del consenso e l’estensione della democrazia, a metà degli anni ’80 diventava l’efficienza capitalistica. Insomma, si trattava di gettare le basi della globalizzazione, anche se allora non la si chiamava così e di sostituire al potere della politica rappresentativa quello delle tecnocrazie al servizio di una finanza preponderante rispetto alla produzione e al lavoro, senza scomodare le teorie cospirazioniste di destra, il “complotto demo-plutocratico-giudaico-massonico” nato con i falsi Protocolli di Sion scritti dalla polizia zarista, e di sinistra, lo “Stato imperialista delle multinazionali” di derivazione dalla vulgata leninista.

Nel nostro Paese il paradigma è stato il governo di Mario Monti, che ha sospeso la democrazia e la cui onda lunga arriva sino ai giorni nostri, impoverendo la società italiana con l’esplosiva miscela di più tasse, meno Welfare, austerity dei ceti deboli per favorire il mercato ed espressiva proprio della visione della “crisi della democrazia”, basata su classi dirigenti politiche che possono essere in competizione o in accordo, ma, comunque, subalterne al pensiero unico globalista.

Ecco perché chiedere le dimissioni della Lagarde da parte del Governo italiano, presentando un esposto alla Procura della Repubblica di Milano ove ha sede la Borsa, per aggiotaggio, alla luce delle colossali speculazioni finanziarie originatesi dalle dichiarazioni della presidente delle BCE.

Si tratterebbe di una coerente iniziativa politica con l’autorevole presa di posizione del presidente Mattarella, assumendo il significato di uno stop al primato delle tecnocrazie globaliste e dei suoi corifei (come il ministro dell’Economia Gualtieri) e la riscoperta della democrazia e dei diritti sociali come argine a un tempo al mondialismo e ai nazionalismi.

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