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Sicilia: idrogeno e sviluppo, parla l’ing. Attilio Pigneri

Idrogeno e sviluppo, l’ingegnere Pigneri: “La rivoluzione possibile ora passa anche dalla Sicilia” – tratto da messinatoday

Il messinese da anni in Tasmania, dove è fondatore ed amministratore delegato di H2U, torna in Italia per seguire da vicino le strategie dell’azienda nazionale del Gas che guarda all’isola come la futura piattaforma per lo sviluppo dell’idrogeno in Italia. Un disegno che parte da Bruxelles. Con questi scenari di Graziella Lombardo, messinatoday

L’azienda nazionale del Gas, la Snam, guarda alla Sicilia come la futura piattaforma per lo sviluppo dell’idrogeno in Italia.

Nel corso di ‘Hydrogen Challenge’ una due giorni organizzata a Roma in ottobre, la Snam – multinazionale italiana del gas – ha lanciato uno studio sul “Potenziale dell’Idrogeno in Italia” condotto col supporto della McKinsey, in cui si evidenzia la Sicilia come piattaforma per lo sviluppo di idrogeno da rinnovabili.

Questo sviluppo si inquadra nel contesto di un’accelerazione a livello internazionale sul tema dell’idrogeno, marcata in particolare dal lancio di Clean Hydrogen Europe, la nuova piattaforma europea per lo sviluppo di questo vettore energetico nell’ambito del prossimo Programma Quadro, lanciata il 22 novembre a Bruxelles dalla Commissione Europea.

Progetti in deroga al patto di stabilità

Durante lo Stakeholder Forum, tenutosi a Bruxelles il 21 novembre, membri della Commissione hanno lanciato Clean Hydrogen Europe ed una nuova iniziativa del Direttorato alla Crescita (DG Grow), denominata Important Projects of Common European Interest (IPCEI), che autorizza gli stati membri a sviluppare progetti anche in deroga al patto di stabilità, con finanziamenti fino al cento per cento a fondo perduto.

Questo nuovo programma vede in primo piano il corridoio che va dalla Norvegia alla Sicilia, già protagonista nei piani della Snam per tutta una serie di fattori documentati nello studio sulle potenzialità dell’idrogeno in Italia presentato il 10 ottobre.

Dal lato dell’offerta, la Sicilia – si legge nel piano della Snam – è un luogo ideale per la produzione di idrogeno con la disponibilità di costi rinnovabili solari competitive, dato un’elevata radiazione solare nella regione, e il potenziale di importare da Nord Africa a costi ancora più bassi. Per quanto riguarda le infrastrutture, la Sicilia può revisionare un’estesa rete di oleodotti già esistenti. L’area ha una rete di trasmissione di 1.100 km di oleodotti nazionali e 1.500 eleodotti regionali km, nonché un’ampia rete di distribuzione che copre tutte le principali città.

Le prospettive per la Sicilia

Sul lato della domanda, un buon mix di applicazioni per l’utente finale rende la Sicilia una grande regione per testare le scalate su più settori. Ha 1,6 milioni di aziende residenziali e commerciali riscaldate con gas. Il settore dei trasporti ha 80.000 autocarri e autobus medi e pesanti, oltre a 578 km di la Sicilia presenta anche raffinerie con un volume di produzione attuale di 0,7 Mbbl al giorno. 

Secondo la Snam le parti interessate potrebbero completare la fase di avvio del progetto entro il 2022 con un costo totale per la fase iniziale stimato fra i 70-90 milioni di euro per i primi 10 anni.

La Sicilia ha il potenziale per convertire i segmenti finali più adatti all’idrogeno sull’isola e l’obiettivo di decarbonizzazione del 95%.

Questo sarebbe il primo ecosistema su larga scala in cui l’intero valore catena utilizza l’idrogeno – dalla produzione al consumo – sfruttando il trasporto di gas esistente e reti di distribuzione. Ciò potrebbe includere la conversione di due raffinerie in idrogeno, la conversione completa ferrovie diesel locali, il 20% di miscelazione di idrogeno per il riscaldamento e la gamma di autocarri e autobus convertiti in idrogeno. Ciò richiederà progetti rinnovabili su larga scala in Sicilia e Nord Africa. Insomma, una vera e propria rivoluzione anche ambientale. Altro che ponte sullo Stretto. 

E’ convinto della bontà di questa scelta, l’ingegnere messinese Attilio Pigneri, da anni ormai dall’altra parte del mondo, in Tasmania, Australia dove è fondatore ed amministratore delegato di H2U, la Utility dell’Idrogeno, una società specializzata nello sviluppo di infrastrutture per l’idrogeno.

Pigneri, classe ’75 e un passato di studente all’Archimede, è da giorni in Europa proprio per la conferenza a Bruxelles. Ne ha anche approfittato per tornare qualche giorno nella sua Messina, dove “rischia” di dover far capolino più spesso proprio per seguire progetti legati al programma europeo per conto della sua società.

“L’idrogeno rappresenta una opportunità unica per integrare le rinnovabili, come solare ed eolico – spiega l’ingenere Pigneri –  ormai stabilite come la tecnologia di punta per il rinnovo del parco generzaione elettrico – anche nei settori dei trasporti, del gas e della chimica industriale, permettendo di accellerare il processo di decarbonizzazione dell’economia”.

“Gli sviluppi in Italia ed in Europa si inquadrano in un fermento di attività a livello globale. In Australia proprio oggi (22 novembre, ndr) è stata lanciata la National Hydrogen Strategy, che collega i piani di sviluppo per l’economia Australiana a nuove prospettive legate alla possibilità di esportare idrogeno alle economie del Nord Asia come Giappone e Corea, che hanno adottato l’idrogeno nelle proprie politiche energetiche. La nostra società H2U – continua l’ingegnere messinese – sta sviluppando uno dei progetti  più grandi al mondo in Sud Australia, con un impianto da 50 MW per la produzione di idrogeno, ed ammoniaca ‘verde’, a partire dalle abbondanti risorse eoliche e solari in questa regione”.

Ora, forse, si creano anche le condizioni per pensare anche alle nuove frontiere dell’energia rinnovabile in Sicilia.

“Da siciliano – conclude Pugneri – sono felice che si aprano queste nuove prospettive per l’Isola. Al centro del Mediterraneo, ma soprattutto come snodo fondamentale per le infrastrutture del gas, la Sicilia è in una posizione unica per sviluppare l’idrogeno inizialmente in base alle risorse rinnovabili sull’Isola, ed in prospettiva per integrare l’enorme potenziale dal Nord Africa nel sistema energetico Italiano ed Europeo”.

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