Cultura

IL CAMMINO DI COMPOSTELA NEL DIARIO DI GIOVANNI BONFIGLIO

IL CAMMINO DI COMPOSTELA NEL DIARIO DI GIOVANNI BONFIGLIO

di Mariagrazia Maiorana

E’ un viaggio intriso di profonda spiritualità quello descritto da Giovanni Bonfiglio in un agile libro dal titolo “La concha e il bordone. Diario di un pellegrinaggio”.

Bonfiglio descrive il percorso compiuto alla ricerca della fede perduta in un luogo simbolo della cristianità, quel Cammino di Compostela simboleggiato dalla conchiglia che, come scrive l’autore, “riassume il tema essenziale della nostra fede, il Battesimo che in Dio ci rigenera per il cammino della vita e ci riconduce allo stesso punto”. Riecheggia nel viaggio di Bonfiglio tutta la fatica, più interiore che fisica, descritta da Paulo Coelho nel suo “Il Cammino di Santiago”, opera prima a carattere autobiografico dello scrittore brasiliano, in cui il lettore viene accompagnato nel viaggio di Paulo, il narratore, lungo il sentiero che conduce a Santiago de Compostela. Un percorso che Paulo deve affrontare per diventare il Maestro Ram e conquistare la spada che lo trasformerà in Guerriero della Luce. Con lui c’è la sua guida spirituale, il misterioso ed enigmatico Petrus. Settecento chilometri in tre mesi, durante i quali Paulo imparerà a riconoscere i suoi demoni personali e a sconfiggerli. Un viaggio interiore ed esteriore, per spiegare che nella vita come in viaggio non è tanto importante la meta, quanto il cammino stesso.

E, certamente, il viaggio che descrive Bonfiglio non è meno difficile sul piano spirituale di quello dello scrittore brasiliano, come testimoniano le belle pagine dedicate alla cronaca del percorso verso Santiago de Compostela, preparato con cura in tutti i dettagli, anche dal punto di vista dell’allenamento fisico, come testimoniano, ad esempio, i 14 km da Portopalo di Capo Passero fino a Marzameni e ritorno! E così dall’aeroporto di Catania a Sarria e da qui a Portomarin e poi a Palas de Rei; da Arzuà, con il soggiorno nella casa delle suore Guanelliane, a Pedrouzo e da lì a Santiago de Compostela, dove il Cammino di Bonfiglio si compie non solo sul piano fisico ma, soprattutto, religioso: “Sono davanti alla tomba di San Giacomo: ‘ti presento tutti, mia moglie, i miei figli, i miei fratelli, mia sorella, i miei nipoti, i miei cognati, i miei colleghi, i miei amici, li ho portati qui nel mio zaino, hanno camminato con me. Ora Apostolo di Gesù te li consegno e li metto qui accanto a te, tocca il loro cuore e dona loro la pace, nelle loro case quella pace che Gesù stesso ti ha donato”. Sono parole di forte intensità emotiva e spirituale quelle scritte dall’Autore nel suo libro, che alla fine testimoniano che la meta è stata raggiunta: il rinnovo della fede nella “Gerusalemme di San Giacomo”.

E il diario del Cammino di Giovanni Bonfiglio si inserisce senz’altro nel fenomeno del risveglio religioso che stiamo vivendo nel nostro tempo contraddittorio: nell’oscurità e nel grigiore delle contraddizioni attuali si sta sviluppando quasi un fenomeno luminoso, anche se minato sovente dal sincretismo e dall’individualismo. Venendo meno i punti di riferimento ideologici e accentuandosi un’esistenza ai giorni nostri segnata dalla diffusione delle tecnologie in una vita resa virtuale dai social e sempre più insicura, spersonalizzata e precaria nelle prospettive, è ritornato il bisogno del religioso e della dimensione trascendente.

La morale che traspare dalle pagine del libro di Bonfiglio, secondo l’intensa lezione di Sant’Agostino: “Il mondo è un libro, e chi non viaggia legge solo una pagina”, dedicato con amore alla moglie Teresa, è l’impegno a non arrendersi mai di fronte alle difficoltà, in questo caso il bisogno di un ritorno al sacro, che il Cammino di Compostela, metafora anche del Cammino della Vita di ognuno di noi, ci propone.

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