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Servizi sociali, Tonino Genovese scrive: “Lettera a un Assessora”

Servizi sociali, Tonino Genovese scrive: “Lettera a un Assessora”

IL SEGRETARIO GENERALE TONINO GENOVESE SCRIVE ALL’ASSESSORE CALAFIORE ILLUSTRANDO LE PROPOSTE DELLA CISL PER IL RIORDINO DEI SERVIZI SOCIALI. «TRE DIRETTIVE PRINCIPALI CON IL CITTADINO ED I LAVORATORI AL CENTRO DELL’AZIONE»

Lettera ad un’Assessora

“… il fine giusto è dedicarsi al prossimo. E in questo secolo come vuole amare se non con la politica o col sindacato o con la scuola? Non è più tempo delle elemosine, ma delle scelte. Contro i classisti, contro la fame, l’analfabetismo, il razzismo, le guerre coloniali”

Don Milani “Lettera ad una professoressa”

 

Gentile Assessora Alessandra Calafiore,

Con umiltà e in punta di piedi, mi rivolgo a lei prendendo in prestito la summa delle opere di Don Milani, “Lettera ad una professoressa”. Come ben sa, Carissima Assessora, l’obiettivo di quel libro era focalizzare l’attenzione sull’istituzione scolastica che metteva al centro gli insegnanti e non gli allievi ed era, altresì, un invito ai genitori e ai ragazzi a organizzarsi per migliorarla. Don Milani credeva che ogni scolaro potesse avere un suo differente percorso al fine di diventare un cittadino consapevole e responsabile. Aggiungeva inoltre“ … Bisogna essere schierati, dalla parte dei più deboli, dei non tutelati da nessuno, bisogna avere una ardente volontà di incidere, di modificare la realtà, bisogna essere di esempio rispetto alle cose che sosteniamo, essere disponibili a rischiare, ad andare contro corrente, rimboccarsi le maniche e partire anche dalle piccole cose, queste sono le fondamenta dell’essere e da questo bisogna partire”.

È in questo contesto che ho maturato la decisione di immaginare il servizio sociale odierno proprio come, in illo tempore, era la scuola rappresentata in “Lettera ad una professoressa” e sottoporle la nostra idea di revisione del settore.

Or dunque non le sia discaro il mio riferimento a Don Milani, figura di sintesi tra posizioni laiche e cattoliche, tra la giustizia sociale e la libertà, denunciò le contraddizioni di una società divisa in classi e le ingiustizie subite dai più deboli. In qualità di Sindacalista, non posso che apprezzare ed avere come riferimento Don Milani che nella minuscola Barbiana, creò un microcosmo sociale oltre che una comunità autoeducante basata sul mutuo insegnamento. Diede, inoltre, grande impulso all’impegno sociale e sindacale dei suoi ragazzi poiché attraverso la cultura, l’impegno in prima persona e la tutela dei diritti sociali, avrebbero dovuto porre le basi per la giustizia sociale.  In quel luogo che io ho avuto l’onore di visitare, il principio della condivisione sociale e della consapevolezza tra pari, era agente di progresso per coloro che erano in condizione di svantaggio. È in quest’ottica che, oggi, occorre ripensare le politiche sociali territoriali.

Don Milani è stato capace di ribaltare paradigmi senza avere la presunzione di detenere la verità. Nella sua metodologia d’azione è stata predominante la dimensione della CURA. Egli appose un cartello con scritto “I care“, vale a dire “me ne importa” a contrasto dell’ideologia fascista incentrata sul menefreghismo. Avere cura è un’azione ormai desueta. Significa avere a cuore qualcuno, gli altri, la società, un progetto, un’attività. Aver cura, oggi, è necessario per ridare significato all’impegno sociale. In un’epoca storica segnata dall’analfabetismo dei sentimenti e da un deficit di coscienza critica, dal vuoto di luoghi di incontro, di socializzazione e di crescita, lo sviluppo del pensiero condiviso, della discussione, della capacità critica è fondamentale.

Mediante questa missiva, desidero evidenziarle la nostra complessa realtà territoriale in cui vi è la reale necessità di garantire la sicurezza sociale di tutti i cittadini. Per me l’Ente Locale è il laboratorio delle politiche dei servizi. Ed è per questo che è indispensa­bile che l’istituzione valuti costantemente in ter­mini di costi-benefici, gli interventi che attua in funzione degli obiettivi fissati. Il tutto senza dimenticare che l’attenzione massima va posta a tutela delle fasce deboli della popolazione e quindi realizzare servizi in grado di consen­tire una vita dignitosa a tutti. Pari opportunità reali.

Appena un anno fa, destò parecchio scandalo il mio intervento in merito alle politiche sociali. L’impegno del Sindacalista fu valutato come un’onta e un’ingerenza dimenticando, di contro, che il ruolo prioritario del sindacato è quello di esser tutore dei diritti e stimolo dell’Amministrazione.

            Da anni la nostra Organizzazione è anche impegnata nel settore sociale e, in particolar modo, nella riscoperta e valorizzazione delle periferie cittadine il cui esempio principale, è dato dallo Sportello Circoscrizionale di Rete attivo presso Villaggio CEP in cui vi è una grande vitalità sociale e culturale. Giammai abbiamo inteso sostituirci al lavoro svolto dall’Amministrazione e dai servizi posti in essere ma abbiamo voluto dare un contributo ad un territorio dimenticato, creando un ponte tra i bisogni e le risorse. Le ricadute di tale servizio sono assolutamente positive.

         Noi crediamo che i servizi sociali meritino attenzione, organizzazione, cura e programmazione in termini di efficienza, efficacia e razionalizzazione di risorse umane ed economiche. La situazione territoriale è tale da mettere in luce la necessità di una  riforma del settore sociale da attuare sia a livello culturale che metodologica.  Il tutto mediante una diversa modalità di gestione delle risorse, dando centralità non al controllo bensì alla programmazione, al monitoraggio ed alla valutazione.

Secondo la nostra valutazione occorre:

  • modificare l’accesso al sociale partendo sem­pre dai bisogni e dai diritti del cittadino. Porre in essere il passaggio da individuo/utente a cittadino/persona con una riorganizzazione del lavoro sociale in funzione del bisogno dell’utenza. Donare ad essa la centralità quale destinataria del lavoro di cura ma anche quale soggetto privilegiato individuato dalla nostra Costituzione. In ogni realtà territoriale, la domanda è superiore all’offerta dei servizi sociali e un servizio, per rispondere ai criteri di efficienza ed efficacia, deve essere rispondente al bisogno espresso che va misurato, letto e decodificato. Occorre creare le condizioni affinché i bisogni e i diritti fondamentali delle persone sia­no tenuti presenti e garantiti. Per fare ciò è necessario monitorare, con continuità, i biso­gni dei cittadini e creare le condizio­ni affinché il sistema di sicurezza sociale,  man­tenga connotazioni universalistiche ed egualita­rie e i servizi abbiano  connotati di efficienza ed efficacia. Necessita partire dalla popolazione invece che dal servizio, come si è solito fare. È cruciale considerare la popolazione non solo come fruitore o contenitore ma anche come risorsa, in atto e in potenza. Rendere il cittadino artefice e protagonista del proprio cambiamento. Pierpaolo Donati, mette in luce la modalità con cui si è venuta a creare la discrepanza fra bisogni sociali nuovi e strategie a cui farvi fronte. Egli indica una rimodulazione del ruolo professionale mediante tre direttive:
  • la pluralizzazione degli attori della politica sociale;
  • il ruolo della famiglia come soggetto di servizi primari di vita quotidiana;
  • la riorganizzazione dei servizi sociali personali: gli utenti da attori passivi passano ad essere coproduttori e cogestori dei servizi.
  • Il lavoro di CURA non può riguardare soltanto l’utenza ma anche i lavoratori. Essi meritano attenzione poiché, spesso, sono anch’essi vittima di un sistema che li ha usati come merce e non come agenti sociali. Gli interessi che si celano dietro la tutela del lavoratore hanno fatto sì che si sia perso di vista il lavoro. Anche ad essi va dedicato il motto di Don Milani “I CARE” al fine di valorizzare le professionalità esistenti, recuperare le giuste motivazioni, riqualificare (dove necessario) le competenze e le mansioni, farli sentire anello forte e determinante per la crescita sociale del territorio. Gentile Assessora, noi crediamo imprescindibile il dialogo CON il sociale vale a dire con coloro che sono dentro i servizi territoriali e che sono espressione del quotidiano lavoro sociale. Senza loro, il lavoro di CURA sarebbe un’utopia.

 

  • La gestione dei servizi sociali. Il ruolo, le funzioni, le responsabilità che le di­verse istituzioni hanno, devono assolutamente trovare un quadro di riferimento legislativo gene­rale che, da troppo tempo, si attende. Creare un ente intermedio per indirizzare tutte le risorse alla costruzione di un vero stato sociale, assumere alcu­ne coerenti scelte di indirizzo e perseguirle con decisione e tenacia.

 

  • Creare uno staff di progettazione finalizzato al reperimento di fondi. È impensabile che un comune non abbia un team di professionisti della progettazione. Progettare per favorire il cambiamento, per sviluppare nuovi modelli di gestione dei fondi anche in ambito europeo. Inserire e migliorare la cultura della progettazione significa riqualificare gli interventi in ambito sociale e delle politiche di welfare.

 

  • Nascita di un osservatorio sociale con gli obiettivi di:
  • analizzare, monitorare e valutare i bisogni dei cittadini;
  • co-costruire ipotesi di cambiamento;
  • orientare all’interno della rete dei servizi;
  • costruire un regolamento comunale interno ad ogni servizio.

Infine sono contro la ghettizzazione e la settorializzazione dei servizi sociali. Difendo, credo e punto sul lavoro di rete e sulla piena integrazione del sistema socio-sanitario secondo i dettami della magna carta del servizio sociale, vale a dire la Legge 328/2000.  Desidero una città a misura di persona, una città che metta in campo azioni di contrasto alla solitudine, al vuoto imperante e in cui i servizi sociali siano azioni di cura, di prevenzione e di speranza nel rispetto assoluto delle pari opportunità.

Mi piace congedarmi da lei utilizzando ancora le parole di Don Milani:

insegnando imparavo molte cose. Per esempio ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne tutti insieme è la politica. Sortirne da soli è l’avarizia”.

Auguri, Assessora, per il suo mandato di cura, prevenzione e speranza!

Tonino Genovese

                                                                             Segretario Generale Cisl Messina

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