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Il dilemma di De Luca:”mi dimetto” o “non mi dimetto”? di Giovanni Frazzica

Il dilemma di De Luca:”mi dimetto” o “non mi dimetto”? di Giovanni Frazzica

La tregua tra il sindaco ed i consiglieri era durata poco, solo il tempo per far nascere l’Agenzia per il Risanamento. Infatti la proposta di modifica del regolamento trasmessa da De Luca all’Aula lasciava pochissimi margini per una serena prosecuzione del dialogo, tanto più che il sindaco continuava ad agitare la scure delle dimissioni preannunciate per il 30 settembre. In fondo nessuno aveva mai creduto seriamente alla ipotesi delle dimissioni del sindaco, ma vi sono stati momenti in cui la farsa ha rischiato di diventare tragedia e, con De Luca, attore consumato, tutto è sembrato possibile. Un passaggio che ha fatto temere il peggio è stato quello della scoperta di un post di De Luca su facebook indirizzato a Danilo Lo Giudice, sindaco di Santa Teresa di Riva, destinato a prendere il suo posto a Palermo quando deciderà di lasciare l’Ars. Stando a quel post De Luca confermava la decisione di restare all’Ars e dimettersi invece il 30 settembre da sindaco: “Caro Danilo credo che tu debba aspettare fino a maggio 2019 per prendere il mio posto nel Parlamento siciliano! I consiglieri comunali di Messina vogliono paralizzare la nostra attività amministrativa e quindi dovrò dimettermi entro il 30 settembre. Tranquillo! Spero che la comunità mi ridarà fiducia ad aprire 2019 con una adeguata maggioranza in consiglio comunale”. Questa terribile minaccia scaturiva dal fatto che per i consiglieri comunali la proposta di modifica del regolamento presentata dal sindaco era inaccettabile, perché l’obiettivo di De Luca “è quello di dettare le regole di funzionamento dell’Organo collegiale che viceversa è stato eletto dai cittadini per indirizzare e controllare l’operato del Sindaco. Saremmo al ribaltamento delle regole democratiche: la legge prevede che sia il Consiglio comunale ad indirizzare il Sindaco ed a controllarne l’operato e invece il novello “legislatore” De Luca vorrebbe dettare lui le leggi e le regole. Il Sindaco condiziona l’approvazione di dette modifiche al ritiro delle sue annunziate dimissioni. Siamo in presenza, quindi, di un vulnus alle regole democratiche senza precedenti”. Ma De Luca rincarava la dose e in un secondo post diceva: “Io ho fatto una proposta ben precisa: invece di fare gli asini volanti rispondete si o no, ma non continuate con il tipico siparietto del “parlatoio istituzionale”. Potremmo spiegare alla città le tecniche truffaldine di svolgimento delle sedute di consiglio comunale e commissioni consiliari per fregarsi qualche gettone di presenza in più. Spero che nessun attuale consigliere comunale sia stato baciato dalla fortuna qualche mese prima o dopo delle elezioni comunali: ha trovato all’improvviso lavoro in qualche ente o ditta privata per fregarsi anche il doppio stipendio (consigliere e dipendente) con pagamento dei contributi previdenziali a carico della comunità. Se non siete all’altezza di una controproposta valida allora accettate la mia, ma non vi consentirò di giocare sul tempo, cioè non vi consentirò di prendere tempo. Se non vi va bene la mia proposta allora ditelo subito così la finiamo con questo teatrino: il 30 settembre mi dimetto e ad aprile 2019 andiamo a votare e la città deciderà”. Giovanni Sorbello, del Gruppo Misto, preoccupato più di altri, provava a gettare acqua sul fuoco invitando, invano, i colleghi ad una valutazione condivisa delle modifiche e diceva:”Preso atto che si era già presa in considerazione la sottoposizione ai lavori di una generale modifica al nostro regolamento, preso atto, altresì, che il Sindaco ha intrapreso un’azione così forte  su alcuni punti del Regolamento; ritenuto, infine, che dalle prime consultazioni informali avvenute fra noi consiglieri, risulta evidente la volontà di tutti di modificare alcuni punti del Regolamento senza che ciò possa incidere sulla nostra libertà e autonomia quale Organo di controllo. Assodato che non si accettano imposizioni “aut-aut” reputo necessario ed indispensabile approfondire tale questione alla presenza del Sindaco, chiedendo, de visu, conto e ragione sulle motivazioni che lo hanno indotto a fare una dichiarazione così forte e netta, quale quella delle sue dimissioni nel caso in cui non si procedesse alle richieste modifiche”. Infine, dopo tanto guerreggiare, si giunge ad un faccia a faccia tra il sindaco, il vice sindaco, il presidente del consiglio comunale e i due vice. In sede di confronto i toni della discussione intorno alle modifiche del regolamento del consiglio comunale si sarebbero abbassati. Siamo di fronte ad una pace o ad una ennesima tregua? Questo il testo della dichiarazione condivisa che sancisce la fine delle ostilità: «A seguito di un sereno confronto, finalizzato ad esplicitare le motivazioni che hanno indotto la Giunta all’elaborazione della proposta di modifica del Regolamento consiliare, si è stabilito, se richiesto dai Capigruppo, un ulteriore incontro esplicativo della complessiva proposta. Entrambe le parti, hanno comunque espresso la volontà di addivenire ad un testo condiviso nel più breve tempo possibile, al fine di garantire la massima funzionalità delle istituzioni municipali, per affrontare e risolvere le varie e gravi problematiche che limitano la ripresa socio-economica della nostra città».  Al tavolo della pace vogliono sedersi anche i consiglieri di Sicilia Futura che, nel ricordare d’aver responsabilmente approvato la delibera sull’Arisme, ribadiscono di voler continuare questo percorso, ma nel rispetto di alcuni principi.  “Il sindaco ha dichiarato: ho bisogno che il Consiglio mi dica si o no alle proposte, ma che lo faccia in tempi rapidi e, comunque, certi. Sicilia Futura è perfettamente in linea con questa richiesta del Sindaco. Certo, non possono essere i 10 gg. indicati dal Sindaco, perché un Consiglio Comunale composto da 32 persone non può e non deve decidere in un tempo cosi ristretti, soprattutto nel momento in cui le delibere dovessero essere in numero cospicuo, ma certamente è opportuno fissare un tempo massimo in modo che l’Amministrazione possa programmare le sue attività. Su questo, quindi, non solo il confronto ci sta, ma è condivisibile anche la richiesta del Sindaco nel pretendere tempi certi”. Salvo sorprese dell’ultim’ora il pericolo di una disastrosa fuga tattica del sindaco, con l’intento di ritornare da trionfatore vincendo le elezioni del 2019, al momento, sembra non esistere. Ma si può immaginare un percorso amministrativo che duri cinque anni con la pistola alla tempia? Chi si sente vittima di un ricatto, prima o poi, cerca di liberarsi e gli equilibri, così faticosamente raggiunti, potrebbero saltare.

  • tratto dal settimanale I VESPRI

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