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Divorzio da favola di Cosimo Recupero

Nei giorni scorsi due notizie sono passate sui giornali italiani e nei post dei profili social, in mezzo a tante altre.

Due notizie diversissime, lontane fra loro quanto la distanza geografica dei luoghi dove le due vicende si sono svolte. Lontanissime, con riferimento al tema, ma in realtà molto più legate fra loro di quanto non si possa pensare.

La prima notizia è quella del divorzio fra Jeff Bezos, inventore e patron di Amazon, e la moglie Mackenzie Tuttle. La fine della loro relazione costerà al magnate americano la strabiliante cifra di 36 miliardi di dollari, praticamente una robusta finanziaria di quelle che i governi italiani devono annualmente mettere in campo per evitare il tracollo dei conti pubblici.

La seconda notizia è l’accordo politico fra il PSI e +Europa, in vista delle ormai imminenti elezioni per il parlamento europeo del 26 maggio.

Ma cosa c’entrano le due cose, l’una con l’altra?

Semplice. Amazon è l’azienda che ormai ha legato il proprio nome ad un uso che potremmo definire “intensivo” dei lavoratori. Molti ricorderanno senz’altro la vicenda della proposta dell’azienda americana di applicare anche ai lavoratori italiani un braccialetto elettronico in grado di misurare la produttività delle persone, rese ormai macchine da fatica e da consumo, nel folle disegno turbocapitalista che sta ammorbando il pianeta. Per fortuna i sindacati sono riusciti, con la loro levata di scudi, ad evitare questa cosa sulla quale la politica, al contrario, sembrava più indifferente.

Il PSI, negli stessi giorni stringe un abbraccio mortale con +Europa, un partito di cui si ignora la cultura politica, dal nome improbabile, che sembra avere come unico programma quello di dare il colpo di grazia alla già asfittica classe media italiana.

In una dinamica normale, i socialisti dovrebbero piuttosto occuparsi di difesa dei diritti dei lavoratori, visto anche che le altre forze della sinistra sembrano interessate solo al sesso, con le unioni civili, e alla droga, col tema delle liberalizzazioni. Manca solo il rock’n’roll.

Ed invece i socialisti, sotto la guida del nuovo giovane segretario Maraio, preferiscono occuparsi solo delle loro carriere, alleandosi con una forza politica sradicata da ogni cultura e che, come riporta anche il Giornale, si fa finanziare da quel George Soros, nemico pubblico numero uno della lira e dell’Italia. E nemico anche dell’unico statista italiano che provò a difenderci dalla finanza d’assalto di cui Soros è il campione assoluto: Bettino Craxi.

C’è bisogno di socialismo e di socialisti, ma di quelli veri, però. Se quello della signora Tuttle è stato un divorzio da favola, probabilmente quello dei socialisti dalla realtà sarà un divorzio da incubo.

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