politica primo piano

Io, io, io…  fa nascere “Potere al Popolo” di Cosimo Recupero

Io, io, io…  fa nascere “Potere al Popolo” di Cosimo Recupero

Sono giorni convulsi quelli che ci separano dal 29 di gennaio, data ultima per la formalizzazione delle liste.  Alcune cose sembrano certe, altre un po’ meno. Sembra ormai certo che Grasso e la sua nuova formazione, Liberi e Uniti, correrà da sola o comunque non con il PD.

Sembra certo che però gli stessi litiganti saranno uniti nelle regionali del Lazio, dove sosterranno Zingaretti, ma non in Lombardia, dove il PD voleva passarsi lo sfizio di candidare Giorgio Gori, un galantuomo all’antica, preparato e onesto che, se proprio dobbiamo trovargli un difetto, non è proprio un trascinatore di folle.

Eppure al Presidente del Senato e leader della nuova formazione di sinistra, questo non basta per cancellargli il peccato di essere vicino al segretario PD Matteo Renzi. E così, per non restare col dubbio di perdere la Lombardia, preferiscono avere la certezza della debacle. Ma la sinistra, si sa, preferisce perdere per non vedere infranto il sogno di un mondo migliore che sogno è, appunto, e sogno resta. A quelle latitudini culturali manca sicuramente quel senso della real politik, come si chiamava ai tempi della guerra fredda, che consiglierebbe di fare qualche sforzo per trovare un dignitoso accordo con tutte le altre componenti della stessa area e costruire così quell’unità che è comunque sempre vincente, sia perché da agli elettori il senso della compattezza e quindi fa apparire più vincenti, sia perché, specie con il rosatellum, stare uniti è necessario per aumentare le possibilità di conquistare i collegi uninominali nei quali, a sinistra, rischiano un vero e proprio bagno di sangue il 4 marzo prossimo.

Ma niente. Nessun rischio, nessuna sondaggio sfavorevole, nessun segnale, insomma, riesce a scalfire la granitica certezza che sia meglio correre ognuno per conto suo. Nemmeno avessimo il sistema proporzionale della Prima Repubblica dove ognuno aveva l’esatto corrispettivo di quanto aveva mietuto in termini di voti.

Anche Matteo Renzi è avviato su questo abbrivio ed infatti, negli ultimi mesi, sembra averci provato un gusto sadico a spaccare piuttosto che unire.

Il segretario PD è caduto nella solita trappola di chi fa politica, ovvero pensare che i voti di un partito possono solo aumentare. E così ha pensato che cacciando D’Alema, Grasso e tutti gli altri, si potesse tenere il loro bottino elettorale. Ma il consenso non è un campo che puoi recintare. I voti si muovono e, potete starne certi, molti del PD andranno proprio verso LeU. Probabilmente la somma dei voti delle due formazioni darà lo stesso numero dei consensi del PD di cinque anni fa, se  non di più, ma per il meccanismo elettorale non servirà a nulla. E così, questa incapacità di dire “noi” al posto di “io, io, io…” porterà il centrosinistra a sbattere e a consegnare il Paese nelle mani dei populismi. E tutto questo sarebbe davvero uno smacco per u uomo delle istituzioni come Grasso, almeno  che il disegno non sia un altro, ovvero uno scellerato scenario che vedrebbe proprio LeU sperare in un successo dei grillini con i quali fare un governo del Presidente a guida Grasso, nell’impossibilità di trovare un’altra maggioranza uscita direttamente dalle urne.

Tale ipotesi, che non stiamo formulando qui per la prima volta,  ma che gira nei salotti buoni e sulla stampa da qualche settimana, sarebbe un vero suicidio per il Paese.  Essendo LeU e cinque stelle diversi su tutto, dall’immigrazione allo Ius Soli, dai diritti civili all’economia, troverebbero l’unico accordo su una stagione di spese pazze per provvidenze pubbliche, mancette e regalie varie, con il risultato di mandare il Paese a gambe all’aria nel giro di pochi anni, se non mesi.

Ma su questo patto scellerato sembra essere calata in queste ore una mannaia, anzi due.

La prima è l’ordine arrivato dall’alto a Di Maio di non parlare più di alleanza per non deludere la base dura e pura del partito.

La seconda, forse quella più sottovalutata, è la nascita di un nuovo (manco a dirlo) partito a sinistra dal nome inequivocabile: Potere al Popolo. Fra “Sacro Romano Impero” e “W la fisica”, che sono alcune delle liste che sono state presentate al Viminale venerdì, questa potrebbe sembrare l’ennesima iniziativa destinata a naufragare ancor prima di nascere. Ma fossi in Grasso, non la sottovaluterei. Se LeU è destinata a raccogliere gli scontenti di Renzi, la nuova formazione potrebbe raccogliere gli scontenti degli scontenti, rosicchiando voti allo stesso Grasso e Bersani e, perché no, anche agli stessi grillini, mandando in vacca il progetto incestuoso di un governo Grasso-Grillo. Perché quando ti muovi sul filo della soglia di sbarramento, anche uno zerovirgola può fare la differenza.

 

Share Button

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *