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Leader e prestanome di Cosimo Recupero

La scena è agghiacciante. Charles Michel e Ursula Von Der Layen sono ospiti del sultano di Istanbul, quel tale Recep Tayyip Erdogan, al quale vanno a chiedere un riavvicinamento della Turchia all’Europa. Arrivati nella sala dell’incontro, i due uomini si accomodano nelle poltrone loro riservate in favore di telecamere e giornalisti, e la Presidente della Commissione Europea viene lasciata in piedi, davanti a tutti e costretta poi ad accomodarsi su un divano, poco più in là, più lontana degli stessi interpreti.

Sconcertante. E’ impossibile pensare che sia stato un errore. Per sistemare le sedie necessarie per il padrone di casa e per i suoi ospiti bastava saper contare fino a tre. E’ ovvio che Erdogan aveva un disegno chiaro in testa. Umiliare la povera Presidente della Commissione europea per il suo ruolo e per il suo essere donna o, forse, per entrambe queste due cose insieme.

Erdogan ha voluto ribadire che la Turchia non si sposta di un millimetro dalle proprie idee sulle donne, sulla democrazia e sui rapporti internazionali. E lo ha fatto nello stesso giorno in cui la giustizia turca ha condannato all’ergastolo alcuni ufficiali colpevoli del golpe del 2016 che, probabilmente, era stato caldeggiato dallo stesso Erdogan per giustificare l’ennesimo giro di vite sulla già asfittica cosiddetta democrazia del paese.

Quindi il presidente turco ne esce per quello che è: il classico bullo del liceo che, diventato leader politico, traveste la sua arroganza chiamandola nazionalismo o patriottismo. Diremmo noi, più propriamente, fascismo.

Ma gli altri due protagonisti dello squallido siparietto, per quanto vittime dell’imboscata, non ne sono usciti meglio.

Michel avrebbe dovuto, magari con sarcasmo, far notare lo sgarbo, chiamandolo diplomaticamente “svista”. E prima di sedersi, avrebbe dovuto attendere che il padrone di casa, con la coda fra le gambe, ponesse rimedio all’errore o ammettesse apertamente di avere voluto umiliare la Von Der Layen e tutta la UE.

E la stessa Ursula, invece di emettere un flebile vagito che ha dimostrato tutta la sua inconsistenza politica (e dell’Europa) avrebbe fatto meglio a girare i tacchi ed andarsene, scatenando un bel incidente diplomatico dal quale la Turchia avrebbe avuto da perderci più della UE.

E invece niente. Con un piagnisteo si è fatta dare un posto a sedere, dove starsene zitta e muta, in nome dell’Europa.

Casi simili ce ne sono sempre stati in passato. Chi ha qualche anno in più ricorderà la vicenda del primo G7 negli Stati Uniti, quando per la prima volta al summit partecipavano Italia e Canada che si aggiungevano al consesso delle cinque potenze industriali più grandi della terra.

Ebbene, arrivato negli Stati Uniti, il nostro Presidente del Consiglio, tale Bettino Craxi, venne avvisato che lui e il suo omologo canadese avrebbero partecipato soltanto alla conferenza stampa finale ed alle foto di rito.

E Craxi, che fesso non era, si rimise a bordo dell’aereo e se ne tornò in Italia, seguito a ruota dal Primo Ministro canadese.

Erano altri tempi ed altre grandezze politiche ma è dalla differenza di comportamento così diverso in circostanze simili che si capisce subito la differenza fra i leader e i prestanome. 

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