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Nave spia russa accolta con tutti gli onori a Messina

Quando l’Admiral Vladimirskiy è entrata nel porto di Messina, nel 2018, fu accolta da star. Per la Nato è una nave spia di GIANLUCA DI FEO, la Repubblica

Nel 2018 a Messina è stato commemorato l’anniversario di un momento di grande solidarietà tra Italia e Russia. Quando nel 1908 il terremoto ha raso al suolo la città, la flotta zarista fu la prima a soccorrere la popolazione. Alexey Nemudrov, l’ufficiale espulso perché smascherato come capo dell’intelligence militare di Mosca, era sul palco delle autorità. E l’ospite d’onore è stata una nave oceanografica, la Admiral Vladimirskiy, accolta come una star nel porto dello Stretto. Cinque giorni di festa: il governatore siciliano Nello Musumeci accolto a bordo e l’equipaggio accompagnato in gita tra Taormina e l’Etna.

Con un problema, taciuto da tutti: per la Nato quella è una nave spia. Una pedina chiave della guerra ibrida inventata dal Cremlino, in cui è difficile distinguere tra amici e nemici: viene considerata pericolosissima, perché capace di raggiungere i cavi sottomarini dove scorrono tutte le comunicazioni del pianeta. Solo cinque mesi prima quando la Admiral Vladimirskiy aveva attraversato il Canale della Manica assieme ad altre unità militari, la Royal Navy era intervenuta in forze e un elicottero Wildcat l’aveva sorvegliata senza sosta. «Non tollererò forme di aggressione», disse il ministro britannico della Difesa Williamson. E nel 2017 la Marina Portoghese aveva fatto muovere la corvetta Joao Ruby, obbligando la nave russa ad uscire dalle acque della “zona di interesse” di Lisbona.

Completamente diverso l’atteggiamento italiano, nonostante ci fosse già stata l’occupazione della Crimea e i venti di Guerra Fredda avessero ricominciato a soffiare nei nostri mari. Nel Mediterraneo l’intelligence della Nato scruta con preoccupazione le missioni di due navi oceanografiche, chiamate in gergo la “Nonna” e la “Nipotina”. La “Nonna” è la Admiral Vladimirskiy, varata nel 1975 ma più volte aggiornata nelle strumentazioni che gli permettono di scrutare gli abissi più profondi. La “Nipotina” è la Yantar, costruita nel 2012 e molto più dispettosa: dispone di un mini sottomarino filoguidato e altri apparati che si ritiene siano in grado di “azioni ostili” sotto i mari.

Spesso si sono mosse in coppia. Esplorano l’Artico, tracciando le mappe chiave per l’avanzata russa nei ghiacci che nascondono il nuovo eldorado di materie prime e rotte commerciali. Conoscere nel dettaglio i fondali è un elemento prezioso per le missioni della flotta sottomarina di Mosca, permettendo di scegliere i percorsi senza ostacoli e sottrarsi alle ricerche dei sonar. Molti ricorderanno la scena di “Caccia all’Ottobre rosso” in cui il battello in fuga seminava gli inseguitori infilandosi in un canyon: per riuscirci servono proprio le informazioni raccolte dalla Admiral Vladimirskiy. E lo Stretto di Messina è un passaggio obbligato per la VI Flotta statunitense, che ha in Napoli e Gaeta i suoi porti principali: la rotta più breve per raggiungere il Medio Oriente e il Mar Nero. Disporre di mappe di quel tratto di mare può essere decisivo in caso di conflitti, ma anche di semplici attività di disturbo.

Le operazioni meno note di “Nonna” e “Nipotina” però riguardano i cavi sommersi che convogliano il 97 per cento del traffico web e delle telefonate. Sono diventati l’incubo dell’Alleanza Atlantica: c’è la consapevolezza che sia quasi impossibile proteggere quel milione e 300 mila chilometri di cavi stesi sotto gli oceani. Le fibre ottiche sono fragili, basta un’ancora per spezzarle. E da tempo si teme che russi e cinesi abbiano escogitato tecniche per spiarli. In caso di guerra, poi, basterebbe tagliare una piccola parte dei 213 collegamenti principali per mettere in crisi le comunicazioni globali.

Sulle coste siciliane, poco lontano da Messina, c’è uno snodo di questa rete vitale. Dove guarda caso transitano anche i dati indispensabili per l’attività dei droni americani di Sigonella: i velivoli senza pilota vengono guidati attraverso le fibre ottiche, molto più veloci dei satelliti, garantendo la connessione in diretta con i comandi negli Stati Uniti. E le squadriglie di Sigonella sono uno dei bersagli prioritari per gli agenti del Gru, l’intelligence militare da cui dipende la flotta oceanografica.
Dopo tanti anni tra le onde, la scorsa estate l’Admiral Vladimirskiy ha ottenuto un riconoscimento significativo, partecipando alla grande parata navale davanti al presidente Vladimir Putin. Era l’unica nave priva di armamenti, ma il suo ruolo in apparenza pacifico le ha permesso di rendere un servizio molto più prezioso per la rinascita della potenza russa. – tratto da la Repubblica

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