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De Luca sindaco più ricco d’Italia: 1 milione da consulenze

De Luca, sindaco più ricco d’Italia: un milione solo da consulenze professionali di Giovanni Frazzica

Il sindaco di Messina è primo in una classifica nazionale stilata tra i sindaci delle città metropolitane sulla base della dichiarazione dei redditi del 2019. Cateno De Luca, un tempo accusato di evasione fiscale, oggi quasi ostenta la volontà di voler pagare le tasse. Da una recente classifica nazionale sulla dichiarazione dei redditi 2019 è risultato infatti il sindaco più ricco d’Italia, con un “740” da un milione di euro lordi. Una notizia che ha suscitato una esplosione di commenti contrastanti. Ma qualcuno si è anche interrogato: da cosa nasce questa notevole ricchezza? Dalla attività imprenditoriale della Dioniso srl, una società fondata a Fiumedinisi e trasferita a Roma? Per anni De Luca è stato direttore generale della Fenapi, Associazione di imprenditori e patronati che oltre le sedi siciliane, opera in Italia e anche all’estero, dove presta servizi agli emigrati. Nell’imponibile, gli emolumenti di sindaco di Messina pesano solo 66mila euro, ben novecentomila euro sono invece il frutto di incassi da consulenze professionali con la Dioniso srl, con sede a Roma, in via Aniene 30, dove ha trasferito la società, stesso indirizzo di Unica-Fenapi. Non deve tuttavia stupire l’entità delle somme dichiarate, in considerazione del fatto che Cateno De Luca nella sua qualità di manager e direttore generale della Fenapi, si è nel tempo assegnato anche uno stipendio a più zeri. Questo è possibile perché Fenapi, in quanto patronato nazionale, fruisce di contributi ministeriali ed offre anche servizi di consulenza alle aziende convenzionate e svolge attività per il fondo paritetico interprofessionale nazionale, il fondo Conoscenza, che prevede la formazione continua. Nelle convenzioni sottoscritte da Fenapi con vari organismi, come Unionquadri, è prevista la retribuzione per i servizi di consulenza svolti, anche nel ricco settore sanitario delle farmacie: al fondo tocca lo 0,30% previsto nelle buste paga dei lavoratori, un terreno nel quale De Luca, ha fatto concorrenza ad altri sindacati. Il singolare primato ha aperto un’ampio dibattito, come sempre divisivo: tra plaudenti e critici. Su facebook si legge”, a firma di un sostenitore:” De Luca: pubblica la notizia in modo che “possa far riflettere” in grande evidenza che il suo reddito supera il milione di euro. Qualcuno ha scoperto che è socio di maggioranza di una società che ha a che fare con la Fenapi. Ed è da lì che trae il suo reddito milionario che lo porta ad essere in graduatoria il primo sindaco d’Italia in fatto di reddito. Personalmente, se tale reddito scaturisce da attività lecite non ci vedo niente di losco. Anzi, essendo tale reddito lecito e dichiarato, De Luca dovrebbe ricevere attestati di onestà per avere dichiarato al fisco ciò che tanti riducono. Tranne che non si provi il contrario, che tale reddito elevato non sia stato fatto con sotterfugi. Solo in quel caso De Luca sarebbe da censurare”. Il Gruppo di Iniziativa Civica “Rispetto Messina” è intervenuto invece con una propria nota. “Va evidenziato che la  pubblicizzazione va fatta per legge – scriveva Rispetto Messina –  tutti coloro che detengono cariche elettive sono tenuti a presentare la propria situazione patrimoniale e comunicarne le successive variazioni intervenute negli anni successivi e tale documentazione va resa pubblica, come previsto dalla normativa. Facendo un raffronto fra la dichiarazione dei redditi del Sindaco del 2017, che riportava una somma complessiva di circa seicentomila euri, e quelle degli anni successivi, si riscontra un incremento notevole grazie a consulenze e prestazioni professionali che hanno implicato un certo impegno temporale, che fanno risultare introiti per più di un milione di euro. Una situazione che stride con la narrazione diffusa “dell’uomo qualunque” al pari degli umili e dei meno abbienti, che lotta contro tutte “le caste” immaginabili e contro “i ricchi”. Una narrazione che si rivela basata sulla demagogia e sulla propaganda, visto che il Sindaco ha pensato a curare anche i suoi interessi economici-professionali, trovando il tempo da sottrarre al suo duplice impegno istituzionale. Forse, facendo ricorso, “da remoto” a quello smart working da lui stesso criminalizzato tempo fa, fino ad arrivare a definire “fannulloni” i dipendenti comunali che, a causa della pandemia, sono stati costretti ad utilizzarlo. E così i cittadini messinesi dovranno assuefarsi all’idea di avere a che fare anche con un “sindaco nababbo”.” Tornando alla classifica Luigi Brugnaro, sindaco di Venezia, noto imprenditore, ex presidente di una holding, fattura 600 milioni di euro l’anno, si ferma ad “appena” 259.446 euro, al di sotto dell’ex signore di Fiumedinisi. Ma qualcuno più sagace ha fatto una proporzione con studi legali associati come:

  • BonelliErede 194 milioni di fatturato nel 2019, ma con 594 soci
  • Deloitte (Sts + Legal) 116 milioni di faturato nel 2019, con 907 soci
  • Grande Stevens 29,55 milioni di fatturato, ma con 45 soci (lo Studio legale della Fiat)

oppure con studi di commercialisti e di consulenza legale come:

  • BIP, 2.600 dipendenti, 237 milioni di euro di fatturato globale e uffici in 12 paesi nel mondo.
  • tratto dal settimanale I VESPRI
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