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Il mondo all’incontrario di Salvo Rotondo

Fino a non molto tempo fa i migliori politici, quelli che facevano carriera, erano quelli che sentivano forte l’esigenza moralizzatrice di ridurre il numero degli ospedali, che con l’obiettivo di diminuire sempre più il numero dei reparti ospedalieri, li depotenziavano gradatamente riducendone le forniture di attrezzature e materiali ed evitavano nuove assunzioni per compensare i posti lasciati vacanti da chi si dimetteva volontariamente o fuggiva andando in pensione spesso anticipata. Per poi denunciare che era necessaria la loro chiusura perché pericolosi per la salute pubblica in quanto non adeguatamente funzionanti. Un esempio per tutti a Messina: l’Ospedale Piemonte e gli ultimi direttori generali dell’Azienda da cui dipendeva.

Pensare ad un ospedale in più o a potenziarne uno in zona logisticamente disagiata (come la realtà delle piccole isole, ad esempio) sembrava un’eresia che avrebbe potenzialmente compromesso non solo l’economia sanitaria nazionale, ma l’efficienza di tutto il Sistema.

Bisognava orientarsi verso il taglio dei rami secchi e la realizzazione di pochi ospedali, ipertecnologici con reparti di eccellenza, con il Dea di 1 classe per le emergenze e super rianimazioni. 

Per fare carriera in politica o nelle pubbliche amministrazioni sanitarie bisognava dimostrare di attuare politiche di taglio e razionalizzazione del sistema sanitario. Di attuare una lotta dura senza paura e senza quartiere nei confronti di chi resisteva. Di esaltare i leader che avevano il coraggio di sfidare le popolazioni che protestavano scendendo in piazza con striscioni e cartelli per difendere il loro ospedale, il presidio di guardia medica o la postazione del 118.

Tutto questo si è realizzato improvvisamente a causa degli obblighi che ci ha imposto l’Europa al fine di rientrare entro parametri economici compatibili ad evitare il default. Ecco che la coperta si è improvvisamente fatta troppo corta e si è resa subito evidente la necessità di recuperare capitali da spendere per supportare in troppi casi i cosiddetti costi della politica (consulenze, prebende, benefit e perché no aumento dei costi per foraggiare capitali in nero, etc.). Come risolvere il problema? Semplice: operando dei tagli a tutto ciò che è possibile tagliare anche a costo di perdere di vista la mission e il core business della funzione della sanità.

Oggi il mondo si è girato all’incontrario. L’attuale crisi pandemica ha fatto drammaticamente comprendere a chi voleva fare la maionese senza uova o la macedonia senza frutta l’importanza degli ospedali che i posti letto servivano e che ce ne siamo maldestramente privati. Ed ecco che in mancanza di posti letto si montano tende ed ospedali da camponegli spiazzali antistanti i pronto soccorso, si organizzano Hotel Covid in tutta la provincia riempiendoli di degenti a bassa intensità di cure, cercando, come l’acqua nel deserto, ospedali dismessi, padiglioni abbandonati, residenze protette per ospitare gli asintomatici in isolamento o chi è uscito dalla fase acuta dell’infezione. Dal progetto di un ospedale albergo, archetipo di modernità ed efficienza ci siamo ridotti con l’albergo ospedale: un mondo all’incontrario, appunto!

Ma non è solo una questione di posti letto. Purtroppo il problema si complica a causa della carenza di personale strutturato, sia per l’annosa carenza di assunzioni, sia per indisponibilità di materia prima a causa dei colli di bottiglia prodotti dal numero chiuso per gli accessi nelle facoltà sanitarie e a cascata nelle specialità al fine di non produrre forza lavoro professionale che, da disoccupata, avrebbe protestato per potere accedere al mondo della sanità che per la pletora gli sarebbe stato precluso. Ma cosa fa un medico se non riesce a specializzarsi? Come potrà accedere al Sistema Sanitario? Da qui la diaspora dei cervelli verso nazioni più accoglienti.

Il mondo all’incontrario continua nella gestione della crisi: ritardi di fornitura dei DPI a chi è in prima linea, ritardi nell’esecuzione dei tamponi a partire dei medici e sanitari in generale, ritardi nella riorganizzazione del territorio, ritardi nella fornitura di procedure terapeutiche chiare e non ambigue.

Come uscirne col minor danno? È basilare che la sanità venga ripensata e organizzata dalle fondamenta al di la delle emergenze. Una sanità la cui funzionalità garantisca salute al di la delle urgenze, perché tutte le altre patologie non-COVID vengono inevitabilmente  trascurate al tempo del COVID.

  • illustrazione tratta da messinamedica
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