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Stefano Parisi, volto e testa nuova della politica italiana di Cosimo Recupero

Stefano Parisi, un volto e una testa nuova della politica italiana di Cosimo Recupero

Viviamo in un periodo storico di grandi cambiamenti. La politica, in Italia ma anche altrove, è attraversata da forti fibrillazioni. Gli Stati Uniti attendono ormai il supermartedì di novembre per sapere chi sarà il nuovo inquilino della Casa Bianca. Non vi è nessuna certezza. Hillary Clinton, pronta al trasloco verso Pennsylvania Avenue fino a qualche settimana fa, adesso trema. In Germania la Merkel inanella una pesante sconfitta dietro l’altra da qualche mese a questa parte e persino la Francia, con la serie di attentati che l’hanno duramente colpita negli ultimi anni, nelle ultime tornate elettorali ha solo rimandato l’appuntamento con il lepenismo.

In Austria la destra estrema, che è riuscita ad ottenere la ripetizione del voto di ballottaggio del 22 maggio viziato da irregolarità, potrebbe piazzare un proprio uomo alla guida di Vienna.

Seppur molto diversi fra di loro, tutti questi Paesi sembrano ormai piegati in una china che si orienta verso un voto di protesta e populista sul quale pesano moltissime incognite che non avranno ripercussioni solo sugli assetti politici dei singoli stati, ma anche sulla casa comune europea.

In questo quadro non fa eccezione l’Italia, ovviamente. Paradossalmente, però, l’Italia, considerata da sempre il ventre molle dell’Europa, potrebbe segnare l’inizio di una inversione di tendenza.  Da noi il populismo ha già fatto segnare risultati importanti in termini elettorali. Il movimento 5 stelle ha infatti registrato importanti vittorie prima alle elezioni politiche attestandosi come secondo partito a livello nazionale, nonché importanti posizionamenti in città importanti come Roma e Torino, oltre a diversi comuni minori ma pur sempre indicatori di una linea di tendenza.

Ma ovviamente non sono tutte rose e fiori. A Torino la Appendino ha subito mostrato un volto tutto sommato moderato, forse più confacente alla proverbiale pacatezza delle genti piemontesi, ma certo distante dall’approccio rivoluzionario più classico dell’armamentario verbale dei grillini. A Roma, invece, la Raggi ha subito mostrato il fiato corto di un partito, perché tale ormai è il M5S, che è arrivato troppo presto a posizioni importanti, trovandosi quindi costretto a riempire le caselle o con personale della vecchia nomenclatura politica o con giovanotti tanto entusiasti quanto impreparati ad un compito così arduo.

In tutto questo contesto si inserisce il tentativo portato avanti da Stefano Parisi. L’ex manager prestato alla politica, con la benedizione di Berlusconi, sta tentando di ricostruire Forza Italia come partito trainante di tutto il centrodestra. Il tentativo è senza dubbio coraggioso e costituisce, paradossalmente, un grande elemento di novità nello scenario politico italiano. Infatti, mentre Renzi arretra al punto da aver rimesso in discussione persino l’Italicum, che fino a ieri era dato come una sorta di totem intoccabile della stagione riformista, mentre i 5 stelle devono cercare di ricostruirsi l’immagine di unica forza di protesta che hanno perso senza ancora essersi conquistati la dignità di grande forza di governo, Parisi si è dato il difficilissimo compito di riportare la politica al centro della scena, provando soprattutto a costruire una forza politica tradizionale, strutturata sul territorio e libera dai personalismi che hanno caratterizzato le sigle politiche “fai da te” che, da Di Pietro in poi, hanno caratterizzato le competizioni elettorali negli ultimi 20 anni.

E quindi ciò che va facendo l’ex candidato a sindaco di Milano, va guardato con attenzione e rispetto. Ma riuscirà nel tentativo? Io penso che potrebbe anche farcela ma deve fare attenzione a tre cose, principalmente. La prima: la spersonalizzazione della politica è senz’altro cosa buona e giusta, ma fino a questo momento è comunque mancato quel tratto ormai indispensabile di una leadership riconoscibile e, possibilmente, legittimata dal basso. La seconda, Parisi deve decidere da subito se tentare l’abbraccio con la Lega di Salvini che potrebbe togliere ad un rinnovato centrodestra più voti di quanti ne porti. La terza, il nostro deve resistere alla tentazione di usare facili scorciatoie per ricostruire un vasto patrimonio elettorale rimettendo dentro tutti i colonnelli e altri ufficiali subalterni che detengono la più grossa fetta di voti di natura prevalentemente clientelare. Fino ad oggi Stefano Parisi si è mosso nella sua Milano, sotto l’ala protettiva di Berlusconi e circondato da quel gotha di persone e che potrebbero essere la futura ossatura di Forza Italia: Industriali, professionisti e anche intellettuali conservatori hanno risposto alla chiamata di questo leader imposto e non eletto. Ma quando inizierà la discesa dalle Alpi verso la Sicilia cosa succederà? Roma, Napoli, la Calabria, la Puglia e la Sicilia potranno fornire materiale umano altrettanto numeroso che non sia invischiato con le vecchie logiche del potere? La sfida più importante è tutta qui e, sicuramente, sarà interessante sapere come andrà a finire. Intanto, per lui e per l’Italia, non ci resta che augurargli buon lavoro.

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